Le parole che ci rendono complici del genocidio a Gaza, spiegate dalla scrittrice Alba Nabulsi

Alba Nabulsi, scrittrice e attivista italo-palestinese, ha guardato al genocidio in Palestina dal punto di vista del lessico: nell'ultima puntata di Scanner Live, il programma di approfondimento politico di Fanpage.it condotto da Valerio Nicolosi, Nabulsi ha parlato di quanto e come le parole siano importanti nel conflitto.
Partendo dal racconto della sua famiglia, arrivando fino alla sua odierna esperienza di palestinese della diaspora, Nabulsi ha discusso non solo la parola "genocidio" ma quello che lei descrive come il "linguaggio dell'occupante" nel suo libro Lessico palestinese. "Siamo correi del genocidio palestinese quando diciamo che la capitale di Israele è Gerusalemme, quando scriviamo questo sui nostri libri di testo", afferma la scrittrice, ricordando che la complicità non passa solo per grandi azioni politiche, ma anche semplicemente attraverso le parole usate quotidianamente.
Le polemiche sollevate sulla parola genocidio vengono ormai "da battaglie della retroguardia" che però "non hanno presa nella popolazione". Ma la questione è più ampia, non riguarda una sola parola e non si ferma al 7 ottobre 2023: "Le nostre famiglie si sono trovate a vivere e crescere fuori dalle proprie terre senza potervi ritornare molto prima".
Inevitabile parlare anche della missione della Flotilla, tra meriti e limiti: "La Flotilla è la punta dell'iceberg di una mobilitazione che si è mossa da prima, e durante, il genocidio in Palestina", sottolinea Nabulsi. La spedizione dello scorso anno e quella più recente, abbordata il 29 aprile, hanno avuto un forte valore simbolico, ed è "fondamentale mantenere gli occhi puntati sulla Global Sumud Flotilla e su chi sta pagando il prezzo delle repressione israeliana come Thiago Avila e Saif Abukeshek", dice con convinzione Nabulsi.
C'è però un altro tema: "Quali sono i risultati a livello politico che otteniamo da queste grandi mobilitazioni umane?". Da più di due anni ormai l'Italia, come altri Paesi europei, ha riscoperto grazie alla Palestina un movimento internazionale che lotta e resiste, ma non basta. Secondo la scrittrice, tocca alla politica raccogliere la protesta e trarne le conseguenze invece di ignorare la questione: "Le istituzioni non devono essere sorde…si deve arrivare al boicottaggio ed al disinvestimento nei confronti di Israele".
Ad oggi, il governo italiano ha raffreddato in parte i suoi rapporti con Israele. Tuttavia le posizioni sul tema restano poco concrete: c'è una "crisi di consenso" che l'esecutivo si trova ad affrontare, ma le uscite più critiche verso Tel Aviv non hanno "niente a che vedere con il popolo palestinese".
E si vede: il governo israeliano non ha cambiato la sua condotta in nulla. Anzi, le operazioni si espandono: "La gazificazione come modello di distruzione dell'essere umano e del tessuto urbano e sociale di una popolazione si sta estendendo sempre di più". Basta guardare al Libano, alla Siria, anche lo stesso Iran. Un'escalation militare fondata sull'impunità.