Dopo le dimissioni da ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti passa all’attacco del Movimento 5 Stelle, non risparmiando critiche e rimproverando al M5s “l’impossibilità di un confronto critico”. “Non è ammesso il dissenso, non c'è ascolto. I panni sporchi in famiglia. Per il resto: si tace o si esce”, afferma intervistato da Repubblica. Con Di Maio ormai Fioramonti non parla più da qualche settimana e lasciare il M5s era inevitabile: “Il mio gruppo mi ha attaccato come se fossi un nemico”. Nessun contatto neanche con Beppe Grillo e Davide Casaleggio, peraltro criticato per l’impiego della piattaforma Rousseau, ritenuta “inadeguata e inutilmente costosa”. L’ormai ex ministro afferma di essere sempre “stato critico in modo esplicito” e attacca ancora definendosi una sorta di “figurina da esibire”: “Se mi chiami per le mie competenze non puoi non tenerle in nessun conto. Sa quante volte mi sono trovato in imbarazzo?”.

Fioramonti racconta allora le situazioni di imbarazzo vissute, a partire dal momento in cui ha scoperto – quasi per caso – del contratto di governo redatto con la Lega, senza che lui sapesse nulla. Della nascita di quell’esecutivo racconta ancora: “Mi proposero di fare il ministro delle Infrastrutture e risposi di no. Poi tornarono alla carica, avevano bisogno di una persona competente all'Istruzione. Me lo chiesero come un favore, si era a poche ore dalla presentazione della squadra”. Una richiesta arrivata dalla segreteria di Di Maio, mentre per il secondo governo – quello giallorosso – la richiesta era arrivata direttamente dal capo politico pentastellato: “Avevamo avuto molte polemiche, anche aspre. Non me l'aspettavo affatto”.

La precisazione con il presidente del Consiglio arrivò immediatamente: “A Conte dissi subito che se per la scuola non avessi avuto almeno un miliardo in più mi sarei dimesso. Nel primo colloquio. Fui chiarissimo”. Poi gli scontri sulla proposta di tassare merendine, bibite gassate e viaggi aerei, con le critiche ricevute definite da Fioramonti come “indice di un'ignoranza profonda. Il sistema fiscale è sempre un sistema di indirizzo, se no tutto sarebbe tassato allo stesso modo. Il fisco tiene in considerazione i bisogni, le priorità. La salute, naturalmente”.

L’ex ministro critica anche la gestione della comunicazione, a partire da Rocco Casalino, portavoce di Conte: “Quello della comunicazione è un gruppo chiuso. Decidono chi deve parlare, quando, di che cosa. Hanno un filtro di "controllo qualità" che agli esordi del Movimento, viste le inesperienze, poteva avere un senso ma oggi è soffocante. Una camicia di forza”. Poi c’è la questione di cui si discute da giorni, la nascita del partito di Conte. Ma Fioramonti assicura di non aver parlato con lui, se non per comunicare le sue dimissioni.

Cosa sarà Eco, il soggetto politico di Fioramonti

La nascita di Eco è ormai vicina, ma cosa sarà? “In principio – spiega Fioramonti – doveva essere un'associazione culturale per promuovere l'ecologia dell'economia. L'ecologia, che significa studio della casa, è alla radice dell'economia, le regole della casa. Non c'è una forza dentro il Parlamento che rappresenti i valori ambientali ecologisti moderni. Avevamo pensato a un intergruppo, ma non potevo farlo da ministro. Ora arrivano moltissime sollecitazioni da parlamentari del Pd, di Leu, del misto e del Movimento. Vedremo. La formazione di un gruppo parlamentare dipenderà da quanti saremo, alla fine”. Il debutto sarà forse “i primi di febbraio, a Roma, in Parlamento”, con un “incontro pubblico con amministratori, presidenti di Regione, parlamentari”. Ci dovrebbe essere, afferma, anche il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.

Per quanto riguarda il suo futuro politico, Fioramonti non esclude di poter proseguire su questa strada: “Se attorno a Eco si creeranno le condizioni per tirare fuori l'Italia dalle sabbie mobili della politica credo che sia un dovere restare”. E alla guida di Eco ci saranno anche donne, assicura. E, prosegue, “speriamo anche alla guida del Paese. Creare le condizioni perché le donne governino è ecologia dell'economia”.

Trump e l’uccisione di Suleimani

L’ex ministro dell’Istruzione parla anche dell’uccisione di Suleimani su ordine del presidente Usa Donald Trump, rispondendo a chi gli chiede se lo stupisce che l’Italia fosse all’oscuro di questa operazione: “Di Trump non mi stupisce nulla. Mi stupisce la subalternità dei nostri governi alle sue politiche”. Per Fioramonti “scatenare un conflitto in una parte del mondo così delicata, che ha così tanto sofferto, è irresponsabile”, anche perché “gli attacchi rafforzano il conservatorismo e l'estremismo”. Per quanto riguarda il ruolo del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e della sua capacità di gestire questa crisi, Fioramonti replica: “Bisogna dargli tempo. Servono controllo e coraggio. La politica estera non è una dependance dell'economia. A volte i neofiti non hanno coraggio per paura di ciò che non conoscono. Non mi riferisco solo al problema linguistico. Di Maio ha intuito. Speriamo”.