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Il M5S chiede di riaprire al gas russo dopo le parole di Descalzi (Eni): “Fermare i costi e salvare le imprese”

Le parole di Claudio Descalzi riaprono il dibattito sulla sostenibilità delle scelte energetiche europee in un contesto globale sempre più instabile, tra guerra in Ucraina e tensioni nello Stretto di Hormuz. Il Movimento 5 Stelle, con Chiara Appendino, rilancia la proposta di riaprire al gas russo per contenere i costi e sostenere le imprese italiane.
A cura di Francesca Moriero
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Le recenti dichiarazioni dell'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno riportato al centro del confronto europeo il tema dell'energia e, soprattutto, la sostenibilità delle scelte compiute dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Ma il contesto nel quale quelle decisioni erano state prese, nel frattempo, è cambiato profondamente.

Alla crisi energetica aperta dal conflitto tra Russia e Ucraina si è infatti aggiunto un nuovo fattore di instabilità: le tensioni in Asia sud occidentale e la guerra in Iran, che hanno riportato al centro uno dei nodi più sensibili del sistema energetico globale, lo Stretto di Hormuz. Da questo corridoio marittimo transita infatti circa un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto: ogni rallentamento, minaccia o tensione militare in quell'area ha effetti immediati sull’offerta globale. Non si tratta quindi solo di un rischio geopolitico astratto, ma di un fattore che incide direttamente su prezzi, disponibilità di energia e stabilità dei mercati.

È proprio dentro questo scenario che torna centrale il tema della sicurezza degli approvvigionamenti, che non è più soltanto una questione strategica di lungo periodo ma una variabile concreta con cui governi e imprese devono fare i conti ogni giorno. Descalzi ha richiamato proprio questo punto, sottolineando come "il costo dell'energia continui a rappresentare uno dei principali fattori di svantaggio competitivo per l'industria europe"a e come, guardando al medio periodo, "sarà difficile evitare una riflessione più pragmatica sulle forniture, soprattutto in vista della scadenza del 2027".

La replica del M5S: Appendino riapre il tema del gas russo

Su queste parole si inserisce la presa di posizione del Movimento 5 Stelle: Chiara Appendino riprende infatti esplicitamente il ragionamento dell'ad di Eni e lo affianca a quello del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, per rilanciare una proposta che nelle scorse settimane aveva già avanzato. L'idea è quella di riaprire il confronto sul gas russo come leva per contenere il costo dell'energia e alleggerire la pressione sulle imprese. Appendino parla apertamente della necessità di "fermare l'emorragia dei costi energetici", sostenendo che una posizione inizialmente liquidata come ideologica trovi oggi un riscontro nelle valutazioni di chi osserva il problema dal punto di vista industriale.

Al centro del ragionamento c'è il tema dei prezzi: il passaggio da livelli pre-crisi intorno ai 20-30 euro a megawattora a valori molto più elevati negli anni successivi, ricorda, ha inciso profondamente sulla struttura dei costi delle imprese italiane, rendendo più difficile competere in un contesto internazionale già segnato da forti squilibri. Il riferimento a Orsini si muove nella stessa direzione: il presidente di Confindustria ha più volte sottolineato infatti come il costo dell'energia sia diventato un fattore determinante per la tenuta del sistema produttivo, con aziende sempre più esposte alla concorrenza di Paesi dove l'energia costa meno: "Prima dello scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina il costo dell'energia era a 28 euro al megawattora, oggi siamo a 160 euro al megawattora. Io credo che su questo sara' necessario fare una riflessione. Oggi noi abbiamo bisogno di fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare la nostra impresa, perché in questo momento è veramente fuori dalla competizione globale" ha detto Orsini durante il convegno Genova e Liguria capitali dell'economia del mare, nel capoluogo ligure. "Credo che bisogna fare dei ragionamenti, bisogna avere una visione complessiva del discorso, bisogna appunto partire da un dato, cioè che prima del conflitto l'energia la pagavamo 28 euro al megawattora e i problemi di competitività che avevamo allora erano certamente minori".

Tra linea europea e realtà del mercato

Un dibattito che si inserisce in una fase profondamente delicata per l'Europa che, dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina, ha progressivamente ridotto la dipendenza dal gas russo, fissando l'obiettivo di azzerarla entro il 2027. Una linea che l'Italia, con il governo guidato da Giorgia Meloni, ha sostenuto anche sul piano politico, mantenendo una posizione coerente fin da subito nei confronti di Mosca.

Allo stesso tempo, però, la riduzione non si è tradotta in un azzeramento effettivo delle forniture. Il sistema energetico europeo continua infatti a muoversi entro vincoli materiali difficili da superare nel breve periodo: una quota di gas russo continua ad arrivare sul mercato, soprattutto sotto forma di GNL o attraverso rotte indirette. Un elemento che evidenzia uno scarto tra gli obiettivi politici dichiarati e le dinamiche concrete degli approvvigionamenti. Scarto che diventa ancora più evidente se si guarda al quadro globale: le tensioni nel Golfo Persico, i rischi legati allo Stretto di Hormuz e la riduzione delle esportazioni da parte di alcuni Paesi produttori stanno comprimendo l'offerta internazionale proprio mentre la domanda resta elevata. Il risultato è un mercato più instabile, in cui ogni crisi si traduce rapidamente proprio in un aumento dei prezzi dell'energia.

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