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Nucleare, Superbonus e tasse: cosa ha detto Meloni al premier time (e dove ha sbagliato)

Dall’annuncio sulla legge delega per il nucleare allo scontro totale sui conti pubblici: al premier time al Senato Giorgia Meloni difende l’operato del governo, ma i dati su Superbonus e pressione fiscale aprono crepe nella narrazione della “serietà” e dei tagli alle tasse.
A cura di Francesca Moriero
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Dal ritorno del nucleare alle accuse contro il Superbonus, passando per salari, tasse, Piano casa e Mezzogiorno. Il premier time di oggi al Senato si è trasformato per Giorgia Meloni in una lunga difesa dell'azione del governo, ma anche in un'occasione per rivendicare una linea politica che la presidente del Consiglio ha definito di "serietà", contrapposta tanto alle "passerelle" quanto alle "misure elettorali senza controllo". Nel confronto con le opposizioni la premier ha alternato aperture al dialogo e attacchi frontali, insistendo soprattutto su energia, conti pubblici e lavoro.

Il ritorno del nucleare: "Entro l'estate la legge delega"

L'annuncio politicamente più rilevante riguarda il nucleare. Rispondendo a un'interrogazione di Carlo Calenda sulle priorità strategiche del Paese, Meloni ha confermato che il governo intende accelerare sulla ripresa della produzione nucleare in Italia: "Entro l'estate sarà adottata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi e completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia", ha detto la presidente del Consiglio. Un passaggio che segna così la volontà dell'esecutivo di trasformare il dossier energetico in uno degli assi centrali dell'ultima fase della legislatura. La premier ha infatti collegato il tema del nucleare alle tensioni geopolitiche internazionali e alla competitività industriale italiana, sostenendo che "le tensioni geopolitiche incideranno sulla crescita, sull'energia, sulla competitività delle imprese e sul potere d'acquisto delle famiglie".

L'apertura a Calenda: "Porte aperte a chi pensa all'interesse nazionale"

Il confronto con il leader di Azione è stato uno dei momenti più distesi del premier time. Calenda ha proposto una sorta di cabina di regia comune sulle emergenze strategiche del Paese, e Meloni ha risposto con toni insolitamente concilianti: "Sarei anche disponibile", ha detto, "da parte mia non c'è alcuna volontà di organizzare passerelle. Le mie porte sarebbero ancora aperte per chiunque abbia voglia di mettere da parte l’interesse di partito per l’interesse nazionale". Un'apertura che Calenda ha raccolto nella replica: "Grazie per la porta aperta, ci sforziamo di farla diventare un portone".

Lo scontro sul Superbonus: "174 miliardi bruciati"

Molto più duro il botta e risposta con il Movimento 5 Stelle. Meloni ha brandito il Superbonus come simbolo di "irresponsabilità", accusandolo di aver gonfiato il debito pubblico: "174 miliardi che finiremo di pagare nel 2027", ha attaccato, sostenendo che tali risorse abbiano ipotecato il futuro. Tuttavia, i numeri offrono una prospettiva diversa: dei circa 170 miliardi complessivi, ben 154 miliardi sono maturati e stati contabilizzati sotto il suo esecutivo. La tesi dell'alibi "ereditato" si scontra anche con le scelte politiche del 2023, quando fu proprio il Governo Meloni ad approvare l'ultima proroga per le villette unifamiliari. Non solo, la premier dimentica che quella stessa spesa ha alimentato quel balzo del Pil che lei stessa oggi rivendica come successo italiano rispetto al resto d'Europa.

Tasse e salari: "Le abbiamo diminuite"

Sul fronte economico, Meloni ha insistito nel difendere la linea fiscale dell'esecutivo affermando che "questo governo non ha aumentato le tasse, le ha diminuite". Secondo la premier, l'aumento delle entrate dipenderebbe solo dall'occupazione e dal recupero dell'evasione. Nonostante la rivendicazione, i fatti dicono però altro: nell'ultimo anno sono stati introdotti diversi balzelli che smentiscono l'assenza di aumenti. Dalla cedolare secca sugli affitti brevi salita al 26%, alle modifiche sulla Tobin Tax, fino all'aumento dell'IVA sui prodotti per l'infanzia e l'igiene femminile e la cosiddetta tassa sui piccoli pacchi (per il momento sospesa fino a luglio), la pressione fiscale è cresciuta su fronti specifici ma rilevanti. Anche sul fronte delle imprese, alcune rimodulazioni di Ires e Irap hanno appesantito il carico per diversi settori, rendendo la tesi delle "tasse solo diminuite" tecnicamente inesatta.

Pnrr e Mezzogiorno: "Abbiamo fatto un buon lavoro"

La presidente del Consiglio ha infine rivendicato anche i risultati ottenuti sul Pnrr e sul Sud. "A oggi l'Italia ha incassato 153 miliardi" del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha detto, aggiungendo che "la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76% del totale". Sul Mezzogiorno, Meloni ha difeso la strategia della Zes unica, sostenendo che siano stati autorizzati "oltre 1.300 investimenti per un volume complessivo di circa 55 miliardi di euro". "Il Sud non è un problema da risolvere ma una grande opportunità da cogliere", ha dichiarato, sostenendo che negli ultimi anni il Mezzogiorno abbia registrato una crescita del Pil e dell'occupazione superiore alla media nazionale.

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