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Pirondini (M5s): “Basta piagnistei sul Superbonus, Meloni si prenda la responsabilità del suo fallimento”

Luca Pirondini, capogruppo al Senato del Movimento 5 stelle, ha risposto a Giorgia Meloni che ieri ha imputato il livello di deficit dell’Italia (3,1% nel 2025, appena uno 0,1% sopra l’obiettivo a cui il governo puntava) agli strascichi del Superbonus. A Fanpage.it Pirondini ha dichiarato: “Forse Giorgia Meloni dovrebbe cominciare da quattro anni di crescita zero”.
A cura di Luca Pons
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Il richiamo continuo ai costi del Superbonus, una misura terminata da anni e che in passato anche Fratelli d'Italia sostenne, è un "piagnisteo adolescenziale" di Giorgia Meloni, secondo Luca Pirondini, capogruppo del Movimento 5 stelle al Senato. A Fanpage.it Pirondini ha detto che la colpa della situazione dei conti pubblici è della "crescita del Pil letteralmente seppellita dal governo Meloni-Giorgetti". Un governo che, per il pentastellato, "non ha capito che il fallimento economico e sociale comporta anche il fallimento contabile".

Ora, con la crisi energetica in corso, l'esecutivo potrebbe valutare uno scostamento di bilancio. Il M5s non è contrario a prescindere, "ma bisogna vedere per fare cosa. Se è solo per spese per la difesa noi ci opporremo in ogni modo".

Giorgia Meloni ha detto che i conti pubblici "sono molto in ordine" e che"c'è chi ci ha lasciato debiti". Parlava del Superbonus: "Finiremo di pagare i debiti quando arriveranno le elezioni politiche". Il ministro Giorgetti ha detto che la misura peserà ancora per 40 miliardi nel 2026 e per 20 miliardi nel 2027. Insomma, danno la colpa a voi. È un ragionamento che si può contestare, numeri alla mano?

Visto che lei mi chiede "numeri alla mano", forse Giorgia Meloni dovrebbe cominciare da quattro anni di crescita zero, da un’Italia relegata all’ultimo posto dell’Ue e del G20, da tre anni consecutivi di crollo della produzione industriale, da salari reali che fanno segnare ancora un -7% rispetto al 2021, dal record della pressione fiscale da 10 anni a questa parte, da una politica d’austerità così micidiale da aver affossato la crescita e non aver fatto conseguire nessun obiettivo contabile di debito e deficit. Ripeto: nessuno.

E le ho già risposto, nel senso che la debacle rimediata dall’esecutivo non è minimamente colpa del Superbonus, che ormai è diventato un piagnisteo adolescenziale della premier, ma di una crescita del Pil letteralmente seppellita dal governo Meloni-Giorgetti.

Il deficit è rimasto al 3,1% dopo quattro anni di politiche piuttosto austere, che sembravano puntare in parte proprio a raggiungere l’obiettivo del 3% in anticipo per garantire un ultimo anno di misure più espansive, in vista delle elezioni. Nel frattempo la stima sulla crescita è in calo e il debito pubblico non scenderà fino al 2028. È la sconfitta più grande di questo governo?

Guardi, il fallimento non sta nel rapporto deficit/Pil del 2025 al 3,1%. Noi non ne abbiamo mai fatto e non ne faremo una sterile questione numerica o di decimali. Il fallimento sta nel cuore dell’approccio economico del Governo: tagliare, tassare, deprimere a ogni costo pur di raggiungere un traguardo contabile, non rendendosi conto che se il Paese si ferma si sballano anche gli obiettivi contabili di deficit e debito. Il tema non è il 2,99%, o il 3,11% di deficit/Pil, il tema è che abbiamo un esecutivo che in più di tre anni non ha capito che il fallimento economico e sociale comporta anche il fallimento contabile.

Giorgetti ha fortemente voluto questa corsa sotto il 3% del deficit/Pil 2025, l’ha imposta a tutti i costi, ci ha legato la sua credibilità da “risanatore” dei conti, ma alla fine ha fallito e il governo non ha risanato un bel niente. Con Meloni e Giorgetti non solo non abbiamo conseguito il tanto decantato obiettivo di deficit, ma il debito pubblico è aumentato dal 134% del Pil di fine 2023 alla stima di oltre il 138% per quest’anno. Faccio sommessamente notare che con le politiche di reazione alla pandemia del Governo Conte II il debito pubblico in tre anni è diminuito di 20 punti

La responsabilità di questa situazione si può dare anche alla crisi internazionale?

Per rispondere ci aiuta il riferimento proprio al fallimento della rincorsa al deficit/Pil 2025 sotto il 3%. Parliamo appunto del 2025, anno non inciso dalla crisi di Hormuz. Questo significa che il fallimento economico-sociale-contabile è solo ascrivibile al governo ed era già ampiamente davanti ai nostri occhi

Scostamento di bilancio. Il ministro Giorgetti ha detto che l’Italia potrebbe “fare da sola”; nel caso, ha fatto intendere che il governo potrebbe chiedere lo scostamento per far fronte alla crisi energetica, e non alla spesa militare. Cosa auspicate e come pensa che andrà?

Beh, innanzitutto pensiamo che Giorgetti dovrebbe dimostrare almeno un barlume di umiltà riconoscendo l’enormità e la gravità del peccato originale del governo, ovvero la firma definitiva nel 2024 di un Patto di stabilità sbagliato e soffocante, che comporta 12 miliardi l’anno di tagli e tasse e di cui adesso stanno disperatamente chiedendo la sospensione. E pensare che l’avevano definito un Patto “migliorativo”, un “buon compromesso”, con il sottosegretario Fazzolari che aveva indottrinato i parlamentari Fdi con veline secondo le quali il Patto liberava 35 miliardi di euro di risorse. Una scempiaggine che si è totalmente e finalmente disintegrata.

Fatta questa doverosa premessa, adesso è il governo, se è in grado, a dire cosa vuole fare, se vuole proporre uno scostamento di bilancio e per cosa. Noi non siamo pregiudizialmente contrari allo scostamento, ma bisogna vedere per fare cosa. Se è solo per spese per la difesa noi ci opporremo in ogni modo. Altro discorso sarebbe per spese a favore degli italiani, dei lavoratori, delle famiglie, delle imprese, del welfare, dello sviluppo industriale, della protezione del tessuto socio-economico dal caro energia e dall’inflazione. Faccio però notare che sono spese di fronte alle quali il Governo ha sempre voltato lo sguardo da un’altra parte

A proposito di Patto di stabilità, il governo ha chiesto all’Ue a più riprese nelle ultime settimane di sospenderlo. Secondo voi sarebbe giusto farlo?

Ripeto, per noi sarebbe stato necessario non firmarlo sin dall’inizio, a maggior ragione oggi riteniamo che sia uno strumento di governance economica inservibile per l’Italia e non congeniale neanche per l’Ue

Se il governo dovesse scegliere di concentrare le risorse sul costo dell’energia come priorità da qui alla fine della legislatura, come spiegheremo agli Stati Uniti e alla Nato che dobbiamo rimangiarci gli impegni sul riarmo?

Mi permetta una battuta, se mai dovesse essere io manderei il ministro-lobbista Crosetto a spiegarlo a Washington. Se soltanto guardo ai quattro ‘decretini’ approvati dal governo nell’ultimo mese e mezzo, Dl bollette, Dl carburanti uno, Dl fiscale, Dl carburanti bis, tutti inutili, tutti senza soldi, ciascuno approvato alla rinfusa per mettere toppe ai buchi dei precedenti, mi risulta molto difficile scorgere un governo Meloni che sceglie di intervenire contro il costo dell’energia

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