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Opinioni

Sui conti pubblici il governo Meloni ha battuto il record mondiale di vittimismo

Non siamo riusciti a rientrare dalla procedura d’infrazione per debito eccessivo? Per il governo Meloni è colpa dei governi precedenti, della guerra, dell’Europa e delle “manine di Palazzo”. Cronaca di un’ordinaria giornata di vittimismo politico.
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Se non abbiamo fatto male i conti, mancano solo il terremoto, la tremenda inondazione e le cavallette, e poi il governo Meloni ha esaurito la liste delle scuse e dei colpevoli da tirare in ballo per i suoi fallimenti.

Ieri è stato il turno, nell’ordine, di provvedimenti di due governi e sei anni fa, dell’Europa, della guerra e delle sempiterne manine di Palazzo, per giustificare il fatto che non siamo usciti dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, e che quindi non ci sono soldi da spendere nella prossima legge di bilancio, a meno di non fregarsene delle regole europee che abbiamo sottoscritto.

Colpa dei miliardi del superbonus, dice Giorgia Meloni, se siamo ancora al 3,1% del rapporto deficit Pil. Dimenticandosi che fu una misura allora votata, tutelata e difesa dai partiti che compongono la maggioranza di governo come Lega e Forza Italia, quando c'era da lisciare il pelo alla filiera edilizia e ai proprietari di case. E che forse sarebbe banalmente bastato evitare di buttare qualche centinaia di milioni di euro in progetti demagogici come i centri per migranti in Albania, tanto per dirne uno, per rientrare sotto la soglia del 3%.

O meglio ancora, far crescere un po’ di più l’economia, approfittando dei 209 miliardi messi a disposizione dal Pnnr, una quantità di denaro che nessun governo ha mai avuto a disposizione per accelerare lo sviluppo economico. E che invece, alla fine dei conti, ha prodotto una crescita asfittica dello 0,5% per il 2026 e una lista infinita di crisi industriali. Una stima, l’ha detto ieri, il ministro Giorgetti, che andrà ulteriormente rivista al ribasso.

La crescita, per l’appunto. Colpa della guerra in Iran, dice Meloni. Come se quella guerra non l’avesse scatenata il duo Trump-Netanyahu, che il nostro governo ha sempre difeso e sostenuto, contro ogni evidenza, fino a quando non si è reso conto che ogni stretta di mano a Trump era un punto in meno nei sondaggi. E come se non fossimo, al solito, il Paese che cresce meno in Europa. Ad esempio, la Spagna crescerà del 2,1% nel 2026. La guerra non c’è, a Madrid?

A proposito di Europa: colpa delle regole di Bruxelles, ovviamente. Come se quelle regole, quel nuovo patto di stabilità non fosse stato sottoscritto dal governo Meloni il 20 dicembre del 2023. Regole che allora la stessa premier definì “meno rigide e più realistiche” rispetto a quelle precedenti, ottenute  “grazie a un serio e costruttivo approccio al negoziato”. Quelle stesse regole che oggi Meloni vuole infrangere, come se nel 2023 governasse la sua sosia.

E già che ci siamo, perché non dare la colpa pure alla solita "manina di Palazzo", alla sinistra cattiva infrattata nelle istituzioni che trama contro l’Italia dalle segrete stanze dell’Istat, rifiutandosi di taroccare un po’ i numeri per aiutare il governo nella sua legge di bilancio elettorale di fine mandato. Anziché – orrore! – fornire numeri veri e fotografare la realtà per quel che è, come fanno, o dovrebbero fare, gli organi di Stato e le magistrature indipendenti  dalla politica.

Tutto, pur di non dire che un governo in carica da quattro anni, con la maggioranza più stabile e ampia di sempre, e con un sostegno pressoché incondizionato dei mercati, ha fallito sia l’obiettivo della crescita sia quello dell’uscita dalla procedura d’infrazione. 

E il bello è che adesso cercano pure i colpevoli.
Quando basterebbe, semplicemente, avvicinarsi al primo specchio che trovano.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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