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I nuovi aiuti Ue non salvano il governo Meloni, la Manovra 2027 sarà povera: lo spiega l’economista Roventini

L’Unione europea ha concesso all’Italia e agli altri Stati Ue più “flessibilità” nei conti pubblici per fare fronte al caro energia. Ma questa mossa non basterà per salvare la manovra 2027 del governo Meloni. L’esecutivo puntava a una legge di bilancio ricca prima delle elezioni, invece si trova “tra l’incudine e il martello”. Lo ha detto l’economia Andrea Roventini a Fanpage.it.
Intervista a Andrea Roventini
Direttore dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant'Anna
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A cura di Luca Pons
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L'Unione europea è venuta incontro alle richieste dell'Italia (e non solo) e ha aperto alla possibilità di allentare i vincoli di bilancio: il governo potrà usare fino a 14 miliardi di euro in due anni per affrontare il caro energia senza che questo pesi nelle valutazioni europee sui conti pubblici. Andrea Roventini, professore ordinario di Economia politica e direttore dell'Istituto di economia della Scuola superiore Sant'Anna, ha risposto alle domande di Fanpage.it sulla situazione economica in cui si trova il governo Meloni adesso: da una parte la maggioranza ha esultato per la "vittoria" in Europa, ma dall'altra i problemi dei conti restano gli stessi. E così, la legge di bilancio di fine anno rischia di essere povera, basata al massimo su bonus e mancette elettorali in vista del voto.

Professore, i  problemi economici per il governo sono iniziati prima della crisi in Iran, quando non è riuscito a rientrare sotto il 3% del deficit. Che effetto ha avuto?

Il governo si era dato da solo l’obiettivo di rientrare sotto il 3% del deficit prima della scadenza. Era l'unico obiettivo che si era dato per la sua politica fiscale tutto sommato di austerità, in linea con il governo Draghi, e ha fallito.

Ma attenzione: non aver raggiunto il 3%, di per sé, non avrà un impatto negativo sull'economia italiana. Ce l'ha solo sulla credibilità del governo. Paradossalmente, si può sostenere che l'impatto sui conti pubblici potrebbe essere positivo. Infatti, se fossimo arrivati sotto il 3%, molto probabilmente il governo avrebbe sfruttato l'occasione per fare della spesa pubblica ‘cattiva', aumentando le spese sulla difesa. Cattiva perché avrebbe aumentato il deficit e il debito senza stimolare veramente l’economia, dato che compriamo più del 50% degli armamenti dall’estero.

Il problema però è che l'Italia si è già impegnata ad aumentare le spese per la difesa. Quindi il governo ora deve affrontare il caro energia, arrivato in modo inaspettato, e allo stesso tempo tenere fede alle promesse fatte alla Nato e all'Europa sul riarmo…

Innanzitutto, questo shock energetico non è inaspettato.

In che senso?

Il governo sta pagando le sue scelte sbagliate di politica energetica. Dopo lo shock energetico precedente, scaturito dalla guerra in Ucraina, il governo ha scelto di nuovo – in continuità con Draghi – di seguire l'Eni e di puntare tutto sul gas. Si è sostituito il gas russo con gas USA e del Qatar. È ovvio che se il gas liquefatto del Qatar non arriva più, manca una fonte rilevante di approvvigionamento. Così dobbiamo comprare ancora più gas statunitense, che costa molto di più con un serio aggravio della nostra bolletta energetica.

L'esecutivo ha fatto annunci mirabolanti sul nucleare, ma non è neppure riuscito trovare un sito per il deposito delle scorie. Infine, in questa frenesia gas-nuclearista non ha puntato sulle rinnovabili, dove gli investimenti sono inferiori agli obiettivi e non si sono sbloccate le procedure burocratiche.

Un dato interessante emerge paragonando l'Italia alla Spagna. Madrid, investendo massicciamente nell'energia solare ed eolica è riuscito a disaccoppiare quasi completamente il prezzo dell'elettricità dal prezzo del gas. Per il 75% del tempo, il prezzo dell'elettricità in Spagna è fatto solo dalle energie rinnovabili e quindi è molto più basso. All’opposto, l’Italia è il Paese europeo con la maggiore dipendenza energetica estera e il costo dell'energia elettrica è in alcuni casi il doppio rispetto ad altri membri dell’UE.

A fronte di tutto questo, il governo deve appunto trovare i fondi per affrontare lo shock energetico e anche per il riarmo. La nuova ‘flessibilità' concessa dall'Unione europea, che il centrodestra ha salutato come un grande successo, aiuterà l'Italia? E semplificherà la strada verso la manovra 2027?

La Commissione europea avrebbe dovuto essere più ambiziosa e lanciare un vero piano anticrisi come ha fatto con il Next Generation EU durante la pandemia. Tale piano avrebbe dovuto prevedere un debito europeo per finanziare una politica industriale verde e decarbonizzare le economie Ue. Ciò avrebbe stimolato le economie europee, creato occupazione e aumentato l’indipendenza energetica dell’Unione.

È arrivato invece un solo un contentino. Ovviamente è meglio di niente, ma la nuova flessibilità concessa dalla Ue sconfessa di fatto la politica energetica del governo degli ultimi quattro anni. Infatti, l’extra deficit non potrà essere usato per tagliare le accise su diesel e benzina, ma per accelerare la transizione verde. La nuova flessibilità europea faciliterà la manovra di bilancio, ma in ogni caso i margini sono molto stretti.

In Italia negli ultimi mesi si è parlato a lungo dell'ipotesi di uno scostamento di bilancio per fare fronte al caro energia. Dopo la concessione dell'Ue è più o meno probabile di prima che il governo faccia questa scelta? 

Penso che il governo non sceglierà di andare allo scontro con l’Unione europea. Credo che il governo sfrutterà l’occasione per distribuire un po’ di bonus e mancette per cercare di vincere le elezioni del 2027.

Restando sul tema di un eventuale scostamento di bilancio: farlo oggi, per affrontare il caro energia, complicherebbe le cose in vista della prossima manovra? 

Se il governo volesse veramente percorrere questa strada, i rischi per il Paese sarebbero molto elevati. Il problema non è lo scostamento di bilancio, ma cosa si vuole fare con il deficit extra.

Se si affrontasse il rischio di essere bocciati dalla Commissione europea, insieme a tutti i rischi collegati all'incertezza dei mercati finanziari, per trasformare l'economia italiana puntando sull’innovazione e la transizione verde, allora potrebbe avere senso. Se si fa deficit per calmierare il prezzo della benzina e del diesel, è una scelta molto pericolosa.

Il governo immaginava la prossima legge di bilancio come una manovra ‘da campagna elettorale', ma la crisi energetica e il mancato obiettivo sul deficit hanno complicato i piani. Rischia di essere la più povera?

Sì, a me sembra che il governo si trovi tra l'incudine e il martello perché il rischio di stagflazione – alta inflazione e brusco calo del PIL – è molto concreto. Spero che decida di sacrificare gli aumenti previsti della spesa militare, perché ha un basso ritorno economico e sarebbe un aumento di spesa solo per soddisfare le richieste di Trump. Immagino il governo farà come al solito il gioco delle tre carte, come quando ha cercato di far passare il ponte sullo stretto di Messina come spesa militare. Ovviamente, non ha funzionato.

C’è poi il rischio che il governo non rispetti gli obiettivi europei per puri calcoli elettorali: ad esempio potrebbe optare per uno scostamento di bilancio per erogare sussidi energetici o tagliare le accise accusando l'Europa "cattiva" di "non permettere di aiutare a sufficienza gli italiani". Per cercare di vincere le elezioni si esporrebbe l’Italia a un’alta instabilità.

È possibile quindi che arrivi uno scostamento di bilancio più avanti, in vista della manovra? 

Non lo escludo completamente. Il governo potrebbe decidere di giocarsi il tutto per tutto. Poi dipenderà dal clima dei mercati finanziari e dalla situazione internazionale. Viviamo in un mondo di policrisi e non sappiamo quello che potrà succedere nei prossimi mesi, sia la guerra in Iran, sia per la bolla dell'intelligenza artificiale che prima o poi scoppierà. Si naviga a vista.

Una nota positiva per il governo è che sembra che, purtroppo, l'economia non conti così tanto come in passato per vincere le elezioni. Spesso si riesce a distogliere l'attenzione degli elettori, concentrarla su battaglie identitarie come l'immigrazione. Questa potrebbe essere l'altra strategia per l’esecutivo.

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