Il governo si è dimenticato il caso Paragon, l’Ue no: “Le indagini continuino”

Mentre in Italia il governo Meloni sembra essersi dimenticato del caso Paragon, l'Unione europea torna ad accendere un faro sul caso di spionaggio ai danni di attivisti e giornalisti, tra cui anche Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it. Lo fa all'interno dell'ultimo Rapporto sullo Stato di diritto pubblicato dalla Commissione europea.
Nel capitolo dedicato all'Italia, l'Ue segnala preoccupazione per l'aumento delle minacce e delle intimidazioni ai danni dei giornalisti. "Le condizioni di lavoro precarie e l'esposizione ad attacchi, minacce e altre forme di intimidazione, anche attraverso azioni legali vessatorie, alcune delle quali identificate come Slapp, continuano a rappresentare motivo di preoccupazione per i giornalisti". La Commissione ricorda inoltre che il governo italiano "deve ancora adottare la normativa di attuazione per recepire la direttiva anti-Slapp", la direttiva che tutela le persone da procedimenti giudiziari abusivi, tesi a boicottare l'informazione e la partecipazione al dibattito su temi di interesse pubblico.
Secondo Bruxelles, la situazione in quest'ultimo anno è peggiorata. "Nella seconda metà del 2025 sono aumentati i casi di aggressioni fisiche e minacce, tra i quali figurano un attentato dinamitardo contro un giornalista e conduttore Rai (Sigfrido Ranucci, ndr.) e l'irruzione di un gruppo di manifestanti negli uffici di un quotidiano (l'assalto alla Stampa dello scorso novembre)".
Poi Bruxelles passa allo scandalo Paragon. Lo scorso marzo i pm di Roma e Napoli hanno stabilito che Cancellato è stato spiato con lo stesso software utilizzato per gli attivisti di Mediterranea Beppe Caccia e Luca Casarini. Per loro è stato identificato un mandante, l'AISI, i servizi segreti interni, mentre per quanto riguarda Cancellato il responsabile rimane ignoto. "Le procure di Roma e Napoli continuano a indagare sul caso dello spyware Paragon, anche per identificare i responsabili", si legge. "Non sono stati segnalati nuovi sviluppi per quanto riguarda le norme che disciplinano l'accesso a determinate informazioni giudiziarie da parte dei giornalisti e la relativa divulgazione".
Gli stakeholders "hanno ribadito la propria preoccupazione per l'impatto di tali norme sulla libertà di informazione e di stampa, mentre il governo ritiene che assicurino un giusto equilibrio tra la presunzione di innocenza e la libertà di informazione", prosegue il rapporto.
Finora il governo Meloni si è limitato a difendere i servizi, lasciando dietro di sé una scia di domande aperte. Punti interrogativi che oggi l'Ue chiede di risolvere, una volta per tutte. "Il 5 marzo 2026 le procure di Roma e Napoli hanno indicato che, in seguito a una perizia sui dispositivi personali dei giornalisti interessati, non sono emerse prove di operazioni dei servizi segreti italiani che abbiano preso di mira i giornalisti attraverso lo spyware. La perizia ha però confermato che un giornalista è stato vittima di pirateria informatica con spyware ed è opportuno che le indagini per identificare i responsabili proseguano", conclude.