
Sinceramente, non sappiamo da dove cominciare. Forse dall’inchiesta sul Ponte dello Stretto tanto voluto dalla Lega di Matteo Salvini, che vede al centro dell’indagine l’avvocato Giacomo Saccomanno, già commissario in Calabria della Lega di Matteo Salvini. O forse dall’operazione Intesa-Mps, che taglia le gambe alla nascita del terzo polo bancario attorno a BancoBpm, istituto caro alla Lega di Matteo Salvini, che si ritrova preda degli appetiti di UniCredit, istituto molto meno caro alla Lega di Matteo Salvini.
O forse dall’ascesa nei sondaggi di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, fuoriuscito dalla Lega di Matteo Salvini e che sta rubando parlamentari alla Lega di Matteo Salvini. Una crescita, quella di FN, che va a discapito della Lega di Matteo Salvini e che potrebbe preludere al sorpasso del Generale sulla Lega di Matteo Salvini.
O forse da Giorgia Meloni che vuole cambiare la legge elettorale, togliendo quei collegi uninominali che, almeno al Nord, avrebbero consentito alla Lega di Matteo Salvini di eleggere più parlamentari di quanti ne porterebbe a casa con un proporzionale puro.
O forse dai miliardi di flessibilità concessi da quell’Unione Europea odiata dalla Lega di Matteo Salvini, destinati alla produzione di energie rinnovabili, tanto osteggiata – “ideologia green!” – dalla Lega di Matteo Salvini. E vincolati dalla riforma del catasto contro cui si è sempre opposta la Lega di Matteo Salvini.
O forse, infine, dal deposito della perizia finale sulla "famiglia nel bosco" tanto cara alla Lega di Matteo Salvini, che vincola il ritorno dei figli dai genitori a patto che ci vi siano “le condizioni necessarie compatibili con il loro benessere” e che avalla il lavoro dei tecnici che hanno finora seguito il caso, lavoro tanto contestato dalla Lega di Matteo Salvini.
Ma se non sappiamo cominciare, di sicuro sappiamo da dove concludere: che forse non tutto il male non viene per nuocere, per la Lega di Matteo Salvini.
A patto, ovviamente, che smetta di essere la Lega di Matteo Salvini.