
Consiglio da amico: non perdete tempo a studiare il voto amministrativo del 7-8 giugno.La chiave di volta delle prossime elezioni politiche, l’ago della bilancia per decidere chi vincerà tra destra e sinistra, governo e opposizione, si chiama Roberto Vannacci. A certificarlo è il sondaggio del lunedì sera di Swg, che ha il pregio di fotografare la situazione alla perfezione: con Vannacci in coalizione, Meloni vince 47 a 45. Con Vannacci fuori, Meloni perde 45 a 42.
C’è un dato ancora più interessante, però, che emerge da quel sondaggio. Che Vannacci, fuori dalla coalizione di destra, farebbe letteralmente il pieno dei consensi, salendo sopra il 5%. in altre parole: a Vannacci conviene stare fuori.
E qui arrivano le dolenti note per il duo Meloni e Salvini. Se il governo vuole evitare l’effetto Vannacci alle prossime elezioni ha due strade. La prima: allearsi con lui, concedendogli quel che vuole, candidati, posti di potere, pezzi di programma. La seconda: provare a prosciugarne il consenso svuotandogli l’agenda politica in quest’ultimo anno di governo. Un paio di esempi, per rendere l’idea: fare proprio il concetto di remigrazione, o chiedere le fine delle sanzioni alla Russia.
Entrambe strade abbastanza complicate. Un po’ perché per Salvini e la Lega è dura allearsi con uno che ti ha usato come un taxi e poi ti ha abbandonato. Un po’ perché in Europa Vannacci sta con Alternative fur Deutschland, il diavolo per i popolari tedeschi, padroni del Ppe di cui fa parte Forza Italia. Un po’ perché per Meloni sarebbe quasi impossibile passare da Zelensky a Vannacci. O urlare remigrazione e poi volare da Macron, Merz e Starmer.
A ben vedere, l’unica speranza per Meloni e i suoi – o quantomeno la più concreta – è il suicidio delle opposizioni. La loro incapacità di darsi un programma o una leadership che assomiglino davvero a un’alternativa. E, di contro, la loro capacità di complicarsi la vita litigando su qualunque cosa.
La nuova legge elettorale in discussione in Parlamento, in quest’ottica, potrebbe diventare il trappolone perfetto per Schlein, Conte e gli altri. Non tanto perché cambierebbe il quadro politico. Ma perché imporrebbe la scelta di un unico candidato premier a una coalizione che, allo stato attuale, un leader non ce l’ha. Col nemmeno troppo malcelato scopo di farla implodere prima del voto.
All’opposizione, insomma, l’arduo compito di non suicidarsi e di non iniziare guerre civili da qui a un anno. Alla maggioranza, l’ancor più arduo compito di trovare una quadra col Generale. A occhio, entrambe sfide complicate.