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Qualche tempo fa, in questo stesso spazio, ci domandavamo quanto dovessimo davvero prendere sul serio l’avventura in politica del generale Roberto Vannacci. Quali margini avesse il suo progetto personale all’interno della Lega e quale futuro potesse invece avere uno strappo con Salvini, se all’interno dello stesso campo politico o in solitaria. Soprattutto, quale fosse il reale standing dell’europarlamentare eletto con il Carroccio, giunto alla notorietà grazie a uno sgangherato libretto, contenente una serie di abnormità e banalità, nonché scritto in un modo più che rivedibile.
Se alcune risposte restano ancora sospese, per così dire, o affidate alle valutazioni di ognuno di voi, c’è da dire che il generale si è occupato di definire meglio il suo percorso politico. Come noto, infatti, dopo qualche tentennamento più che giustificato, ha deciso di fondare il proprio partito, Futuro Nazionale, di cui sta cominciando a costruire la piattaforma programmatica e, prioritariamente, l’organizzazione sul territorio. Sul suo carro è già salito qualche parlamentare in carica e altri ne saliranno nei prossimi giorni, probabilmente in corrispondenza della Costituente Nazionale prevista per il 13 e 14 giugno all’Auditorium della Conciliazione a Roma. Di certo è diventato un fatto politico quello che molti (noi compresi, lo diciamo per onestà intellettuale) consideravano un azzardo, ovvero la costruzione di un partito praticamente da zero. Con quali idee, strutture e soldi non è ancora chiarissimo (ma ne parleremo nelle prossime settimane, vi faccio un piccolo spoiler). Ma nel frattempo in FN cominciano ad arrivare le truppe.
Luca De Carolis, sul Fattoquotidiano, scrive un pezzo molto interessante su come sta procedendo lo scouting vannacciano:
Cerca innanzitutto gente con i voti, quelli veri, sui territori, per costruire una propria filiera. "È la stessa strategia che porta in avanti in Parlamento" spiegano. Per questo a giorni arruolerà in Futuro Nazionale due ex forzisti – già passati per la Lega – Attilio Pierro e Davide Bergamini: il primo ex consigliere regionale in Campania, il secondo sindaco di un comune del Ferrarese. A loro potrebbe aggiungersi il leghista Gianangelo Bof, anche lui sindaco in Veneto (ma il Carroccio sta provando a fermarlo). Tradotto ancora meglio: il generale ha la fila alla porta di parlamentari del centrodestra, ma ha ordinato ai suoi di fare selezione, aprendo solo a gente radicata nelle proprie città. Anche perché la preoccupazione è quella di occupare troppe caselle prima delle Politiche, mentre Vannacci vuole essere libero di offrire posti anche a esterni. "Tanto a breve supereremo la Lega" dicono i suoi.
In effetti, i sondaggi sono piuttosto interessanti. La rilevazione Youtrend per SkyTg24 del 29 maggio lo colloca al 4,4%, quella Swg per La7 al 4,3%, altri istituti comunque lo considerano intorno al 4%. Un dato particolarmente interessante, soprattutto tenendo conto del particolare momento politico che sta attraversando il Paese e dello scenario che si va configurando per i prossimi mesi. Scenario in cui Vannacci potrebbe giocare un ruolo particolarmente rilevante.
La questione è molto complessa, come stiamo provando a raccontarvi in queste settimane, perché in gioco vi sono fattori diversi ed elementi non ancora perfettamente definiti. Dopo il referendum, la presidente Meloni aveva accarezzato solo brevemente l’idea di riportare il Paese alle urne e chiedere ai cittadini una nuova legittimazione. La suggestione era quella di approfittare dei “lavori in corso” nel campo largo (ancora privo di una leadership unitaria, diviso su questioni cruciali del programma e con una compagine da definire), di frenare l’emorragia di consensi e, appunto, di cogliere alla sprovvista Vannacci, il cui movimento era ancora in uno stato embrionale. Una serie di riflessioni avevano poi spinto Meloni a continuare (tra cui l’impossibilità di avere la certezza che il Capo dello Stato sciogliesse le Camere e portasse il Paese alle urne in tempi brevi), ma la strada che porta alle elezioni anticipate resta comunque un’opzione. A maggior ragione perché il governo si troverà a dover gestire una manovra difficilissima, tra crisi energetica e paletti finanziari, che rischia di essere il peggior spot per il voto del 2027.
L'accelerazione della maggioranza sulla nuova legge elettorale, in questo contesto, è quantomeno un indizio sulla possibilità che la legislatura possa concludersi in anticipo. E non sfugga, tra le pieghe della discussione, che alcune caratteristiche della proposta della maggioranza sembrano considerare proprio il "fattore Vannacci". La quota per il premio di maggioranza, ad esempio, così come la soglia di sbarramento per l’ingresso in Parlamento, sono anche messaggi in codice per il generale, che potrebbe essere determinante per l’esito del risultato.
A certe condizioni, chiaramente. In effetti, sarebbe un errore fare valutazioni basandosi su freddi calcoli algebrici, sommando cioè il dato di Futuro Nazionale a quello dell’attuale coalizione di centrodestra. In primo luogo perché il risultato di Futuro Nazionale dipenderà anche dalle scelte strategiche che Vannacci farà nelle prossime settimane.
Che cosa vuole fare Roberto Vannacci
La sua ultima intervista, al taccuino di Carlo Bertini per il Messaggero Veneto, è piuttosto interessante. Perché il generale adotta una postura piuttosto particolare, quella di chi non ha bisogno di nulla e può muoversi da una posizione di forza, dettando unilateralmente le condizioni per qualunque accordo politico. Segnalo in particolare questi due passaggi:
Intanto io non ho chiesto niente a nessuno, non ho avanzato nessuna pretesa e probabilmente questi signori, visto che ci avviciniamo ai 90 mila iscritti in tre mesi, hanno una paura di noi che fa novanta. E quindi, tanto per essere chiari: non cederò di un millimetro, tutto si può discutere, ma senza tradire quegli elettori che si rivolgono a me vedendo in FN un cambiamento. (Il riferimento era all’Ucraina, ndr)
Io fatico a tradire i miei principi e per questo Futuro nazionale ha posto linee rosse invalicabili: migranti, sicurezza, energia, posizionamento internazionale, famiglia naturale e natalità. […] Ribalto la logica, sono loro a fare perdere la destra se non ritornano a fare la destra. Il problema non è il mio, ma di chi sta facendo la politica della sinistra, perché questa alleanza di centrodestra non è altro che una "sinistra non alla moda". Ciò che porto avanti non è diverso da quanto si proponeva di portare avanti questa alleanza di centrodestra all'inizio del suo mandato. Sono loro che si sono persi e vanno alla deriva.
Da dove tragga tale legittimazione non è chiarissimo, specie se consideriamo che i suoi primi passi in politica li ha mossi all'interno di un partito di quello schieramento, che era reduce dall'appoggio a Draghi e che esprimeva un ministro dell'Economia prudente e rigorista. Qui, però, siamo evidentemente nel campo della comunicazione.
Stefano Folli su La Repubblica inquadra la linea del generale e mette nero su bianco la sua lettura:
È evidente che Vannacci punta tutto su se stesso, sulle sue doti istrioniche, e finora gli è andata bene perché pochi guardano al di sotto della superficie. Ma non è detto che in futuro sarà sempre così. Un conto è raccogliere consensi virtuali quando si è lontani dal voto e rispondere a un sondaggio non costa niente. Tutt'altro conto è battersi con successo nel pieno di una campagna che sarà aspra e senza esclusioni di colpi.
Vannacci, che ha dimostrato di non essere uno stupido, deve ancora misurarsi in un vero scontro elettorale. Fino a questo momento ha ottenuto di infliggere colpi memorabili alla Lega di Salvini, al punto che questi non si è nemmeno fatto vedere alla parata del 2 giugno, luogo simbolico. Tuttavia, a ben vedere, il generale ha sottratto al Carroccio tutti quei voti nazionalisti, diciamo così, che Salvini aveva raggranellato nel desiderio di dar vita a una formazione di estrema destra. Oggi quei voti sembrano confluire, almeno in apparenza, sul militare delle missioni speciali, più credibile del ministro dei treni in ritardo.
In effetti, al momento, la piattaforma programmatico-ideologico di Vannacci è abbastanza nebulosa e segue essenzialmente una comunicazione per slogan, per frasi fatte, per sentenze apodittiche. Il buonsenso, la spontaneità, l'autenticità, la schiettezza, l'ossessione per il woke e roba simile, e una strana concezione della realpolitik: poi poco altro, se non l'ambizione e la presunzione. In attesa del programma (che dovrebbe nascere come risultato del lavoro sui territori e presentato appunto alla costituente), ci sono infatti solo i “principi” (libertà, identità, tradizioni, sovranismo/nazionalismo, eccetera), che sembrano collocare saldamente Futuro Nazionale nel campo dell’estrema destra reazionaria più che in quella identitaria di influenza trumpiana.
Il bacino elettorale cui si rivolge il partito è però composito. Una prima analisi, basata sui sondaggi, sembrerebbe indicare che Vannacci possa essere in grado di raccogliere l’elettorato deluso dal governo, drenando consensi in particolare dalla Lega. Ma il generale potrebbe raggruppare anche l’intera nebulosa dell’estrema destra o della destra populista ed euroscettica, che negli anni passati si era presentata divisa alle elezioni o sotto cartelli elettorali che hanno avuto ben poco successo. Andrebbe poi valutata la penetrazione dell’offerta politica del generale sul più ampio bacino populista/qualunquista, composto da elettori che fanno fatica a identificarsi di destra o di sinistra e che negli ultimi anni hanno premiato forze diverse per obiettivi diversi (i casi più eclatanti sono stati quello del Movimento 5 stelle e, nel 2022, proprio di Fratelli d’Italia).
Molto dipenderà da “come” si muoverà Vannacci e da quanto sarà giudicato credibile, ma è evidente che il collocamento politico di Futuro Nazionale e il tempo che avrà per strutturarsi diventeranno fondamentali. È difficile che il generale possa godere delle condizioni che resero possibile la rapida e tumultuosa crescita di Fratelli d’Italia, ovvero mesi e mesi di opposizione solitaria a un governo emergenziale sostenuto da quasi tutte le altre forze politiche, nonché alleati di coalizione compromessi e totalmente remissivi in campagna elettorale. Ma se il quadro economico dovesse peggiorare; se il governo continuasse a galleggiare e non riuscisse a mostrarsi risoluto nell’affrontare le complesse sfide che ci attendono (o comunque dovesse deludere quella parte del proprio elettorato a cui, per esempio, per anni ha indicato l’Ue come massima responsabile di tutte le nostre storture); se le opposizioni rimanessero vittime delle loro contraddizioni e divisioni; allora potrebbero crearsi delle opportunità per un’ulteriore crescita nei consensi. E per diventare un reale fattore della politica italiana, non mera rappresentanza delle tradizionali forze dell'estrema destra.
Ciò però presupporrebbe la traversata solitaria e l'assunzione del rischio di andare da soli alle prossime elezioni, aumentando le chance che sia il campo largo a vincere. È davvero questo l'obiettivo finale di Vannacci? E per far cosa, per provare poi successivamente a svuotare Fratelli d'Italia, con una linea dura e intransigente, che sposti ancora più a destra il baricentro di quella che sarà l'opposizione? Davvero il generale sta lavorando per un progetto di così ampio respiro e, nel frattempo, è disposto ad "accontentarsi" di una creatura al 5-8 percento dei consensi, comunque subalterna a Fdi?
Onestamente non ne sono così convinto e continuo a pensare che si tratti di un posizionamento non solo strategico, ma soprattutto temporaneo. E che l'approdo finale di Vannacci possa restare la coalizione di centrodestra, magari con qualche condizione e qualche assicurazione. Sempre ammesso che Tajani e Salvini siano d'accordo, s'intende.