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Ponte sullo Stretto di Messina

Ponte, indagato Saccomanno, collaboratore di Salvini: era nel Cda della Stretto di Messina, rimosso da Occhiuto

La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Oltre a Miele, ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti e all’imprenditore Virgiglio, risulta indagato Giacomo Francesco Saccomanno ex consigliere di amministrazione della Stretto di Messina Spa. Stretto collaboratore di Salvini, Saccomanno sarebbe stato sostituito da poco nel Cda per volere del presidente Occhiuto. Ma le tempistiche sono sospette.
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La Società Stretto di Messina, incaricata di incaricata di progettare, realizzare e gestire il collegamento stabile che dovrebbe essere costruito per unire Sicilia e Calabria, non era a conoscenza dell'imminente apertura dell'inchiesta per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell'ambito della progettazione dell'infrastruttura, inchiesta che vede indagate tre persone.

Si tratta dell'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti ed ex numero uno della sezione giurisdizionale del Lazio Tommaso Miele, di Giacomo Francesco Saccomanno, ex componente del Cda della società Stretto di Messina Spa, rimosso da poco, ed ex commissario regionale della Lega in Calabria, e dell'imprenditore Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell'associazione ‘Accademia Calabria'. Secondo le ricostruzioni della Procura, gli indagati hanno provato a condizionare l'esame di legittimità della Corte dei Conti sull'approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell'opera pubblica. L'avvocato Saccomanno e l'imprenditore Virgiglio, con l'obiettivo di influenzare l'esame della Corte dei Conti in favore della società Stretto di Messina S.p.A, avrebbero avvicinato Miele, promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, "subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell'esigenza citata".

Chi è Giacomo Francesco Saccomanno, stretto collaboratore di Salvini

Saccomanno, che in passato è stato consulente esperto di Matteo Salvini al ministero, è stato fino a poco tempo fa consigliere di amministrazione della Stretto di Messina Spa, designato dalla Regione Calabria fino al 29 aprile 2026 (è stato anche presidente della stessa “Accademia Calabria”). In precedenza aveva ricoperto l'incarico di commissario della Lega Calabria, fino luglio 2024, quando il partito aveva ufficializzato il passaggio di consegne con Rossano Sasso, passato oggi in Futuro Nazionale con Vannacci. In una nota del 17 luglio 2024 la Lega lo descriveva come braccio destro di Salvini e suo stretto collaboratore: "Saccomanno lavora a stretto contatto con Salvini. È membro del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina e agisce anche come consulente esperto del ministro per seguire lo sviluppo di tutti i lavori delle infrastrutture in Calabria".

Da poco Saccomanno, che è stato anche sindaco di Rosarno, non è più all'interno del Cda della Società. Ma non è chiaro però il motivo della sua rimozione. Certo è che le tempistiche sembrerebbero sospette, visto che la notizia dell'indagine è arrivata poche settimane dopo la fine dell'incarico. Secondo quando apprende Fanpage.it, Saccomanno sarebbe stato sostituito alla scadenza del suo mandato per volere del presidente Occhiuto, che avrebbe spinto per un cambio generazionale: al suo posto nel Cda è stato nominato un giovane ingegnere trentenne, Marco Stasi, fresco di laurea, in passato presidente provinciale della Gioventù Nazionale Crotone e senatore accademico, attualmente dottorato di ricerca in diritto amministrativo all'Unical. La sua nomina, legata semplicemente alla necessità di nominare un membro giovane, spiegano fonti locali sentite da Fanpage.it, avrebbe fatto infuriare la Lega, che si è vista così ‘scippare' il suo uomo in consiglio d'amministrazione. Insomma, la decisione che ha provocato non poche fibrillazioni nella maggioranza saprebbe stata presa direttamente dal governatore Occhiuto solo per ‘svecchiare' la classe dirigente e unicamente perché il mandato di Saccomanno era arrivato al termine: il presidente della Regione, assicurano le stesse fonti, non sarebbe stato al corrente dell'inchiesta per corruzione.

L'ad Ciucci: "Società totalmente estranea ai fatti"

Anche la Società Stretto di Messina dichiara di non sapere nulla dell'indagine della Procura. Contattata da Fanpage.it la Società sottolinea che i consiglieri sono espressione degli azionisti, Regione Sicilia, Regione Calabria, Gruppo ferrovie, Ministero dei Trasporti e Ministero dell'Economia. E che trattandosi di un consigliere designato dalla Regione Calabria, la Società ha semplicemente preso atto della sostituzione di Saccomanno e della scelta del nuovo consigliere.

"Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto",  dice l'amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci in relazione all'indagine. "La società – dichiara Ciucci – prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal DL ‘Commissari' dell'11 marzo 2026".

Le intercettazioni nell'inchiesta per corruzione sul Ponte

Nel decreto di perquisizione disposto dai pm della procura di Roma nell'inchiesta per corruzione sono riportate alcune conversazioni attribuite all'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele: "Ehh… però è una situazione… critica!", dice. La conversazione secondo l'accusa "lascia intendere all'interlocutore di avere visionato la documentazione della istruttoria relativa al progetto Ponte sullo Stretto". Una situazione che viene definita dall'indagato "in salita" pur non essendo preoccupato dall'ultimo provvedimento di rigetto del 17 novembre della Corte, "in quanto logica conseguenza del rigetto del 29 ottobre" sostiene, in quanto "il problema da risolvere è sempre quello… cioè, non cambia una virgola, però se ci scriviamo, ci parliamo, ci vediamo".

Gli inquirenti riportano anche il riferimento a un report riservato predisposto sulla vicenda da consegnare ai privati coinvolti: "l'importante che tu dai comunque il report…. che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo", dice Miele.

Il rapporto di vicinanza con Miele e l'imprenditore indagato Vincenzo Virgiglio è tale che il presidente si rivolge a lui "anche per individuare architetti di sua fiducia al fine di verificare la possibilità di preventivi di importo meno elevato per lavori di progettazione e ristrutturazione delle abitazioni dei figli". Secondo gli inquirenti che hanno disposto le perquisizioni, Miele prossimo al pensionamento (arrivato poi nel febbraio 2026), manifesta la sua aspirazione ed il suo interesse a rivestire "cariche apicali in organismi di diritto pubblico successivamente al pensionamento, elementi questi su cui fanno leva l'intermediario, suo amico, Vincenzo Virgiglio e Giacomo Francesco Saccomanno che gli assicurano, per il tramite della sua associazione ‘Accademia Calabria' e delle loro entrature, l'allargamento della platea di soggetti in grado di favorire le aspirazioni professionali'‘, scrive la Procura.

In una conversazione Miele parlando ad un amico, sindaco di un comune del veronese che gli chiedeva spiegazione sulla decisione della Corte sul progetto Ponte, ribadisce di avere fatto la sua parte, "si giustifica dicendo che gli avrebbe raccontato di persona l'andamento della decisione e che ora si sarebbe atteso la nomina a Presidente dell'Antitrust o di una società partecipata, chiedendo anche all'amico un ulteriore intervento presso i vertici politici ed istituzionali per favorire la sua nomina: ‘quando andrò in pensione ora l'anno nuovo, io dovrei fare il Presidente di non so che ancora… però mi hanno chiesto la disponibilità… io ho sparato alto…,…c'ho l'imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell'endorsment … certo che va bene'".

Nel decreto viene citata una intercettazione del 31 ottobre 2025 tra gli altri due indagati, in cui l'imprenditore Virgiglio riferisce all'avvocato Saccomanno le confidenze ricevute da Miele sullo svolgimento della camera di consiglio della Corte dei Conti: ‘Tommaso Miele mi diceva ieri hanno avuto una spaccatura interna pazzesca… e lui se n'è andato per non votare…'. 

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