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Perché nell’operazione di Intesa su Mps c’è di mezzo anche la politica

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“L’offerta su Mps rappresenta un’opportunità unica per rafforzare la nostra posizione come leader europeo e la presenza in Italia, generando valore significativo per gli azionisti di entrambe le banche”: queste sono le parole che ha pronunciato l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, dopo un weekend che ha cambiato nettamente la partita sul Monte dei Paschi di Siena. Una partita cominciata oltre dieci anni fa, quando MPS dopo aver accumulato enormi perdite ed essere stata sull’orlo del fallimento, è diventata il simbolo della crisi bancaria italiana. Da allora si sono susseguite diverse operazioni: nel 2017 il salvataggio pubblico da oltre cinque miliardi, con il ministero dell’Economia che è diventato azionista di maggioranza. Poi nel 2021 un tentativo, fallito, di vendere a Unicredit. Il percorso di risanamento degli anni successivi, la vendita di quote e, di conseguenza, la diminuzione del controllo del Mef. La banca torna a fare utili, nel 2025 lancia anche un’operazione di pubblico scambio da 13 miliardi su Mediobanca. E così arriviamo ai giorni nostri, con Mps che è finita nel mirino di tutti.

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L'offerta di Intesa su Mps

Tutti vogliono prendersi il Monte dei Paschi. Banca Intesa lo vuole parecchio, anche se forse l’obiettivo finale è un altro, cioè il controllo di Generali. Ma intanto prepara il terreno. Intesa Sanpaolo ha presentato una OPAS, cioè un’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro. Per ogni azione di Mps si mettono sul tavolo 1,6 azioni di Intesa più un euro cash. In totale 10,09 euro ad azione. Una valutazione decisamente alta che però, se l’operazione andrà in porto, consentirà a Intesa di diventare il secondo gruppo bancario d’Europa, arrivando a controllare tremila filiali solo in Italia. Parliamo di circa 20 milioni di clienti.

Un’operazione importante, insomma. Per metterla a terra Banca Intesa ha trovato anche un accordo con Unipol, il colosso delle assicurazioni, che ci metterà 3,5 miliardi di euro. Capitale che serve per blindare oltre 600 sportelli di Mps in quelle zone dove altrimenti Intesa supererebbe i tetti Antitrust. Sempre l’ad di Intesa, Carlo Messina, ha spiegato che per risolvere questi vincoli dell’Antitrust era necessario “ricevere un pagamento per cassa sugli sportelli eccedenti le soglie” e questo è stato “negoziato fin da gennaio con Carlo Cimbri di Unipol”, definito “un amico e una persona di cui mi fido ciecamente”. E proprio “questo ha portato a identificare che, una volta scorporata la fetta a rischio Antitrust, l’operazione era fattibile anche per noi”.

L'accordo con Unipol

Poi Messina ha anche aggiunto che “questa è un’operazione di mercato e non di potere”, per cui “se c’è qualcuno disposto a pagare un premio più alto allora amen”. Il riferimento è chiaro: le possibili mosse di Unicredit o di Banco Bpm, che la domenica mattina – quindi a poche ore dall’offerta di Intesa – aveva proposto una fusione a Mps. Una precisazione: Banco Bpm è un istituto storicamente vicino alla Lega, una banca dei territori, riferimento per i piccoli imprenditori del Nord. Il Carroccio quindi non vede sicuramente di buon occhio l’operazione di Intesa, che potrebbe invece essere incoraggiata da Giorgia Meloni. Avere una banca italiana come secondo istituto bancario dell’Eurozona, come asset potente nel mercato unico finanziario, è sicuramente qualcosa che potrebbe piacere alla presidente del Consiglio.

La scalata a Generali

Per assicurarsi questo status nello scenario italiano ed europeo, la scalata di banca Intesa punta anche alle Assicurazioni Generali. Un altro colosso del settore assicurativo, che gestisce centinaia di miliardi di euro e possiede anche moltissimi titoli di Stato italiani. Ora, Mediobanca possiede un 13,2% di Generali. Intesa, prima di ufficializzare la sua offerta, ha acquisito un ulteriore 3,01% della compagnia assicurativa, per blindare una fetta di controllo sempre più ampia.

Insomma, parliamo di un’operazione grossa, strategica, destinata a far parlare ancora a lungo.

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