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Il video AI di Vannacci in versione imperatore romano sdogana un linguaggio politico brutale

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Il rapporto tra linguaggio e realtà è un tema che è stato centrale per il dibattito filosofico del secolo scorso. Ci si chiedeva, per semplificare, se il linguaggio si limitasse a descrivere la realtà o se contribuisse a costruirla. Ma anche senza scomodare le grandi riflessioni intellettuali, possiamo dire con un buon grado di certezza che il dibattito politico sta raggiungendo dei livelli impensabili fino a poco tempo fa. Il video realizzato con l’intelligenza artificiale rilanciato da Roberto Vannacci sdogana un immaginario violento e demagogico, che non fa che inquinare ulteriormente un dibattito estremamente polarizzato. Nel video in questione, fatto con Grok (il chatbot generativo di X, di proprietà di Elon Musk), si vede Vannacci nei panni di un imperatore romano, al fianco di Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, mentre sovrasta un’arena, al cui centro ci sono quattro prigionieri. Sono gli avversari politici: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Laura Boldrini e Romano Prodi.

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Il video rilanciato da Vannacci

C’è anche la moglie di Vannacci, Camelia Mihailescu: fa il dito medio ai prigionieri al centro di questo Colosseo. Robertus Vannaccius, così viene chiamato nei vari hashtag che accompagnano il video, gira il pollice verso il basso e così condanna a morte i prigionieri / avversari politici. I leoni si avvicinano per divorarli, nei panni di un gladiatore appare anche Giuseppe Barboni, militante di Futuro Nazionale, l’uomo che alcune settimane fa ha malmenato un migrante a San Benedetto del Tronto. Sugli spalti, ad assistere, c’è anche Mario Draghi. A cui l’imperatore Vannacci rivolge un sorriso sarcastico dopo che l’esecuzione è stata eseguita.

Insomma, un video di pessimo gusto. Una scelta di comunicazione politica che fino a poco tempo fa sarebbe stata considerata inaccettabile. Una sorta di “bestia” salviniana 2.0. Se non avete mai sentito il termine slopaganda, preparatevi a familiarizzarci: rappresenta il mix tra la brodaglia artificiale che spopola online, che può essere realizzata ormai da chiunque, e la propaganda politica. Un fenomeno che negli Stati Uniti ha iniziato a diffondersi con la campagna elettorale di Donald Trump nel 2024 e poi ha continuato a essere ampiamente utilizzato dal presidente statunitense. Un esempio su tutti, quel video distopico che lo ritraeva sorseggiando un cocktail con Benjamin Netanyahu nella riviera del Medioriente, mentre a Gaza era in corso un genocidio.

La slopaganda

Anche in Italia ci stiamo abituando a vedere sempre più materiale di stampo politico, realizzato con l’intelligenza artificiale. Ad esempio il leoncino alato utilizzato da Luca Zaia durante la campagna elettorale in Veneto, o anche le immagini di Giorgia Meloni a vari vertici internazionali realizzate dai sostenitori della presidente del consiglio. Con il video di Vannacci nell’antica Roma – realizzato da un account che nella sua bio rimanda direttamente alla pagina online per il tesseramento di Futuro Nazionale – però, si tocca un nuovo livello di imbruttimento del dibattito politico. Le opposizioni hanno subito condannato quelle immagini, denunciando come incitino alla violenza, istighino all’odio e all’innalzamento del livello dello scontro. E poi hanno chiesto a Giorgia Meloni, a Fratelli d’Italia, se è davvero questo il soggetto politico con cui stanno pensando di allearsi.

Istigazione alla violenza

L’ex generale Vannacci, da parte sua, ha minimizzato, accusando ad esempio Giuseppe Conte di “strillare come una cornacchia per un video palesemente irreale” e di non essere in grado, sostanzialmente, di digerire quella che da Futuro Nazionale definiscono satira. Alla fine delle prese di distanza sono arrivate anche da Fratelli d’Italia. Lucio Malan, che è il capogruppo del partito in Senato, ha commentato dicendo di trovare “singolare che le opposizioni chiedano a Meloni di commentare un video di un partito di opposizione”. E poi: “Un video che chiaramente non ci appartiene, come messaggio e come stile, anche perché la nostra empatia è sempre ai martiri e mai a carnefici di persone inermi”.

E dopo qualche ora anche Meloni in persona si è esposta. Con un post in cui ha condannato la violenza, ma ha chiesto che venga fatto altrettanto, su altri casi, dal centrosinistra.

Leggo che alcuni esponenti dell’opposizione mi chiedono di prendere le distanze da un video realizzato con l’intelligenza artificiale, diffuso da un altro partito di opposizione, nel quale sono stata inserita a mia insaputa. Lo faccio senza alcuna esitazione. Quel video non appartiene al mio modo di essere, né al mio modo di intendere il confronto politico. Ho sempre pensato che la politica debba misurarsi con le idee, con il consenso e con il voto dei cittadini, mai con l’intimidazione, con l’odio o con la rappresentazione violenta dell’avversario. Proprio per questo, però, mi aspetto la stessa chiarezza da chi oggi mi rivolge questo appello. Mi aspetto che gli stessi esponenti della sinistra trovino il coraggio di prendere le distanze quando un assessore del Partito Democratico arriva a evocare i fucili contro gli avversari politici. Mi aspetto la stessa fermezza quando autorevoli rappresentanti istituzionali della sinistra, davanti a vicende ancora al vaglio della magistratura, scelgono di alimentare un clima di contrapposizione che finisce per delegittimare le Forze dell’Ordine e offrire il pretesto a chi trasforma le piazze in luoghi di violenza. La condanna delle parole d’odio, di ogni incitamento alla violenza e di ogni forma di intimidazione politica non può valere solo quando è utile alla polemica del momento. Deve valere sempre. Senza eccezioni. Senza doppi standard. Considero da sempre la violenza, in qualsiasi forma si manifesti, una dimostrazione di debolezza e di insicurezza. Chi è davvero forte non ha bisogno di ostentarlo. È una convinzione che non cambierò mai. Per questo continuerò a respingere ogni forma di odio e di violenza, a difendere il confronto civile e a rispettare il lavoro di chi serve lo Stato, anche quando significa assumersi la responsabilità di esporsi in prima persona. Mi auguro che tutti abbiano lo stesso coraggio.

L'ex generale apre a Meloni

Il video, comunque, arriva proprio nel giorno in cui, in un’intervista al Corriere dell’Umbria, Vannacci apre all’alleanza con Meloni. Ma dettandone le condizioni. Alla domanda di quali paletti porrebbe, se la presidente del Consiglio gli chiedesse di entrare nella coalizione di centrodestra, l’ex generale ha risposto:

“Futuro Nazionale appartiene all’area della destra, ma non farà la ruota di scorta. Chiederei un accordo programmatico scritto, pubblico e verificabile, con tempi precisi: controllo dell’immigrazione e remigrazione nel rispetto della legge, revisione del Green Deal, ritorno al nucleare, riduzione delle tasse su lavoro e famiglie, sicurezza, nuove carceri, tutela delle imprese e politica estera fondata sull’interesse nazionale. Dovrebbe cambiare anche la linea sull’Ucraina: niente armi e denaro senza strategia e obiettivi raggiungibili. Se i nostri voti fossero decisivi, nessuna cambiale in bianco: sostegno solo su provvedimenti e scadenze certe. Gli incarichi sarebbero la conseguenza del consenso, non il prezzo di uno scambio”.

Insomma, una serie di richieste difficilmente irricevibili, ma che Vannacci mette comunque sul tavolo, pubblicamente, dirigendole direttamente a Meloni. È lei l’unica interlocutrice. E infatti nel video nell’antica Roma non c’è traccia né di Matteo Salvini e men che meno di Antonio Tajani.

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