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La Cassazione, cioè il terzo e ultimo grado di giudizio, ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, il gioielliere che nel 2021 aveva ucciso due persone e ne aveva ferita una terza dopo aver subito una rapina al suo negozio. Da subito il suo caso aveva attirato l’attenzione della politica, su tutti di Matteo Salvini, che aveva dato il via a una battaglia a suon di “la difesa è sempre legittima”. In realtà il codice penale dice una cosa un po’ diversa, evidenziata anche nelle motivazioni della sentenza della Corte di Assise d’Appello di Torino lo scorso anno. Che, appunto, condannava Roggero perché aveva aperto il fuoco contro gli uomini che lo avevano rapinato mentre questi si stavano allontanando. Non c’era in quel momento un pericolo per l’incolumità personale di Roggero o della moglie, anche lei presente. E quindi, se non c’è un pericolo in essere in quel momento, non si può nemmeno delineare la difesa legittima.
La legittima difesa è un concetto giuridico ben definito. Che dice cose ben precise. Cioè che l’uso di un’arma può essere ritenuto una reazione proporzionata nei confronti di chi si introduce illecitamente in una casa o in un negozio di altri, ad alcune condizioni:
- il pericolo di offesa sia attuale;
- l’impiego dell’arma sia necessario a difendere l’incolumità propria o altrui, ovvero i beni;
- non siano praticabili altre condotte alternative lecite o meno lesive;
- con specifico riferimento alle aggressioni a beni patrimoniali, ricorra un pericolo di aggressione personale".
Al di là del modo in cui la si pensi, la legge è molto chiara. Così come è chiara la Costituzione quando parla di grazia.
Nordio e la grazia
Poche ore dopo il verdetto della Cassazione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria avente come fine la grazia in favore del gioielliere. Passa qualche altra ora e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo richiama al Quirinale. Per, si legge in una nota, “puntualizzare i limiti delle attribuzioni del Ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al Presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006”. Il tutto a non troppe settimane di distanza da un altro scontro tra il ministero e il Quirinale su un caso di grazia, quello a Nicole Minetti.
I retroscena ci raccontano che Mattarella avrebbe ricordato a Nordio le parole di un proprio predecessore, Luigi Einaudi, che raccomandava il dovere di evitare dei precedenti che potessero mettere in discussione le facoltà e le prerogative che la Costituzione attribuisce chiaramente al capo dello Stato. E, a proposito di precedenti, in queste ore è stata anche ricordata la lettera che nel 2008 un altro predecessore di Mattarella, Giorgio Napolitano, aveva inviato a Gustavo Selva, allora senatore, sul caso di Bruno Contrada, 007 ed ex dirigente della polizia, condannato a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo Selva la grazia gli sarebbe dovuta essere concessa d’ufficio, ma Napolitano gli scrisse appunto una lettera ricordandogli che la grazia non fosse una sorta di quarto grado di giudizio, con cui ribaltare una sentenza che non si condivide. La grazia viene concessa per motivi umanitari, non perché si ritiene che la sentenza sia stata ingiusta, altrimenti si aprirebbe a uno scontro tra i poteri che metterebbe in discussione tutto l’impianto dello stato di diritto.
Un caso complesso
Nel caso di Roggero non ci sono ancora nemmeno le motivazioni della sentenza di Cassazione, né il gioielliere ha mostrato pentimento per la morte di due persone. In queste ore i suoi profili social, in cui si dice deciso a continuare la battaglia, stanno crescendo di migliaia e migliaia di follower. È comprensibile che la vicenda attiri una forte attenzione mediatica, che si discuta di sicurezza, delle diverse rapine subite dall’uomo, di come in un’attività ci possa essere il lavoro di una vita che viene buttato all’aria in pochi minuti. Ma non ci si può dimenticare che questa è una parte della storia. Ce n’è anche un’altra, quella di due persone – nei media sono diventati semplicemnete i “due rapinatori”, senza un’identità definita, come se non fossero davvero persone, anche loro con le proprie famiglie e i propri cari – che non ci sono più. Che avevano commesso un reato e avrebbero sicuramente dovuto pagare per quanto fatto, ma non con la giustizia fai da te. Quella piegata ai livori della propaganda, che non tiene conto dello stato di diritto e avvalla posizioni pericolose, come quella per cui sia ammissibile che una persona che commette un furto venga uccisa.
La battaglia politica
Oggi la moglie di Roggero ha ufficialmente presentato la domanda di grazia, mentre il gioielliere si costituiva al carcere di Bollate. E nel frattempo si moltiplicavano le dichiarazioni di politici e simpatizzanti. Matteo Salvini che dice che i veri criminali sono i trafficanti di clandestini e non Mario Roggero, per il quale Riccardo Molinari, il capogruppo della Lega alla Camera, ha anche annunciato una raccolta firme volta a sostenere la grazia. Giorgia Meloni, presentando l’ennesimo decreto Sicurezza, ha scritto invece questo messaggio sui social: “Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto. Con l’ultimo DDL Sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari. Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso. Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali”.
Insomma, il centrodestra prova a posizionarsi su una battaglia identitaria storica, per provare a recuperare dopo gli ultimi giorni complicati sulla legge elettorale. Ma ora non basta più qualche slogan sulla difesa sempre legittima, perché bisogna fare i conti con la competizione interna. Il generale Vannacci aveva citato Roggero già nel suo libro, Il Mondo al Contrario, e poche settimane fa si è presentato a un evento a Vicenza con una maglietta con su scritto “Siamo tutti Mario Roggero”. I casi quindi sono due: o – a differenza di quanto accaduto nei giorni scorsi, dove in seno alla destra c’erano due maggioranze diverse sulle preferenze – finalmente si trovano tutti d’accordo, da Fratelli d’Italia a Futuro Nazionale, passando pure per la Lega, oppure si sta aprendo una gara a intestarsi questa battaglia. Con il rischio di rilanciare sempre più in alto. A costo di calpestare lo stato di diritto, di fregarsene di ciò che dice la legge, e di commettere sbavature istituzionali come quella di Nordio con la grazia. Tanto da scomodare il capo dello stato per una tirata d’orecchie.
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