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Il paradosso di Trump: pedaggi (molto cari) nello stretto di Hormuz per garantire la libertà di navigazione

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Sono due le petroliere battenti bandiera degli Emirati Arabi Uniti che sono state prese di mira e colpite dai missili iraniani, mentre navigavano nelle acque territoriali dell’Oman dello stretto di Hormuz. La Mombasa e la Al-Bahiyah. Contro di loro sono stati lanciati dei missili da crociera, cioè missili con ali e motore che percorrono una traiettoria guidata (a differenza di quelli balistici, che hanno una traiettoria prestabilita). Missili di questo tipo a volte hanno anche un sistema di navigazione satellitare, che permette loro di essere ancora più precisi nel colpire l’obiettivo. E questa notte il bersaglio sono state le due petroliere.

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Colpiti Emirati, Oman e India

Il ministero della Difesa degli Emirati ha fatto sapere stavano transitando nella rotta di navigazione meridionale dello stretto di Hormuz, nelle acque territoriali dell’Oman, quando sono state colpite. E l’attacco ha provocato la morte di un membro dell’equipaggio della Mombasa, un cittadino indiano, e il ferimento di altri otto, quattro dei quali in modo grave. Tra i feriti ci sarebbero sei cittadini indiani e due ucraini. Sempre il ministero degli Emirati ha detto che questo attacco sarà considerato una “grave e chiara violazione del diritto internazionale, che minaccia la sicurezza e la stabilità della regione” e Abu Dhabi si “riserva pienamente il diritto di rispondere a questa escalation”.

L’India, da parte sua, ha convocato il viceambasciatore iraniano, per protestare contro l’uccisione del suo cittadino. E il ministero degli esteri indiano in una nota ha scritto: “Condanniamo fermamente questi attacchi e atti di violenza contro i marittimi, che ostacolano la navigazione libera e sicura nelle vie navigabili internazionali come lo Stretto di Hormuz”.

I pedaggi di Trump

A proposito di libertà di navigazione. Donald Trump ieri ha detto di voler riaprire lo stretto di Hormuz tenuto sotto scacco dai Pasdaran, di volerlo sorvegliare e poi ha anche detto che gli Stati Uniti si faranno pagare per questo loro compito di “angeli custodi” di quella rotta. Insomma, una contraddizione in pieno stile Trump, per cui da un lato – parole del presidente statunitense – “tutti i Paesi potranno usufruire dello stretto in modo equo e libero”, ma dall’altro gli USA preleveranno un pedaggio “nella misura del 20% del valore di ogni carico trasportato per tutti i costi necessari a garantire la sicurezza e la protezione”.

Si tratta ovviamente di un ossimoro. Perché per garantire la libertà di navigazione, gli Stati Uniti limiterebbero di fatto questa libertà, mettendoci sopra un prezzo. Cifre tra l’altro spropositate. Skytg24 ha fatto un calcolo di quanto frutterebbe a Washington la tassa di Trump: se consideriamo che ogni anno – in tempi normali – viaggiano attraverso lo stretto tra i 700 e gli 800 miliardi di dollari di beni, prevalentemente petrolio e fertilizzanti, con un pedaggio del 20% entrerebbero nelle casse statunitensi circa 150 miliardi di dollari all’anno. Un pedaggio molto caro che farebbe anche aumentare ulteriormente i prezzi del petrolio.

I troll iraniani

Al di là dell’effettiva fattibilità (comunque andrebbero riscritti i trattati internazionali sulla navigazione), l’Iran ha colto la palla al balzo per prendersi ancora una volta gioco di Trump. Abbas Araghchi, che è il ministro degli Esteri iraniano, ha scritto su X che il presidente statunitense ha perfettamente ragione a dire che chiunque garantisca il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz dovrebbe ricevere un compenso per questo servizio. Ma che il 20% è una cifra troppo alta. Per cui l’Iran – che “è sempre stato il guardiano dello stretto e resterà per sempre tale” sarà molto più equo.

Ancora una volta, la strategia di Trump è puro caos e Teheran la ripaga con la stessa moneta, cercando di trarre vantaggio. Perché alla fine fa esattamente quello che vogliono gli Ayatollah: annunciando un pedaggio del 20% per le navi che passano in quel canale, legittima la pretesa dell’Iran di imporre pedaggi sullo stretto e di gestire il traffico marittimo. Il resto dell’Occidente rimane intrappolato in questo labirinto, senza riuscire a intervenire.

La libertà di navigazione

Anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, oggi ha ribadito che l’Italia sostiene la libertà di navigazione ed è contraria a qualsiasi tipo di pedaggio. Del resto, siamo un Paese esportatore, se dovessimo pagare un pedaggio del 20% del valore di qualsiasi cosa che vendiamo all’estero, avremmo i conti ancora più in difficoltà di quanto già non lo siano.

Ma le prese di posizione e le dichiarazioni di intento con Trump funzionano decisamente poco. E figuriamoci se funzionano con gli Ayatollah: ora il Parlamento iraniano sta preparando una legge sulla gestione dello stretto di Hormuz. Nel frattempo, mentre entrambe le parti si intestano il controllo della rotta, il traffico è di nuovo fermo, con conseguenze già palpabili sul prezzo del petrolio che, a cascata, incide sui costi di tutti gli altri beni.

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