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La guerra nel Golfo è ricominciata. Da giorni gli Stati Uniti lanciano raid nei confronti dell’Iran, colpendo sia le zone adiacenti allo stretto di Hormuz – ancora una volta il fronte caldissimo del conflitto – sia l’entroterra, arrivando fino a Teheran. E in risposta gli Ayatollah sono tornati a colpire le basi statunitensi nei Paesi limitrofi, dagli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein fino a Qatar e Oman. Fino, cioè, agli stessi Paesi mediatori nell’ambito dei negoziati. Dei pseudo-colloqui, per evitare ulteriori escalation, starebbero continuando anche se è sempre più difficile trovare spazio alla democrazia, quando le bombe cadono così assiduamente.
Il problema è sempre la stessa domanda: chi controlla lo stretto di Hormuz?
Chi controlla lo stretto di Hormuz
Gli Stati Uniti dicono di aver ripreso i raid in quanto i Pasdaran hanno fermato con la forza delle navi commerciali che viaggiavano lungo il canale senza rispettare la rotta prestabilita. Per la prima volta, diversamente da quanto accaduto la scorsa settimana, l’Iran ha ammesso di aver sparato contro delle portacontainer. E poi, prendendo di mira le basi statunitensi nel Golfo, ha colpito anche l’Oman e il Qatar, cioè i mediatori degli accordi con Washington, insieme al Pakistan. In particolare, gli Ayatollah accusano l’Oman di far passare le navi cargo nelle sue acque territoriali, nel corridoio dello stretto che controlla. Una cosa che non si possono permettere. Perché il controllo totale dello stretto di Hormuz è passato dall’essere uno strumento all’obiettivo finale di Teheran.
"Più importante di 10 bombe atomiche"
Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema, di Mojtaba Khamenei, già capo delle Guardie Rivoluzionarie, lo ha definito “più importante di decine di bombe atomiche” e ha giurato che, in quanto tale, la Repubblica islamica lo proteggerà. È come se fosse avvenuto un cambio di paradigma dall’inizio della guerra. Quando gli Stati Uniti hanno lanciato i primi attacchi, ancora lo scorso febbraio, hanno giustificato la loro operazione dicendo che non potevano permettere all’Iran di sviluppare l’arma atomica. L’obiettivo della guerra era il programma nucleare iraniano. Lo stretto di Hormuz era lo strumento che i Pasdaran hanno utilizzato in risposta contro l’Occidente, per fermare i bombardamenti. Hanno cioè bloccato i traffici, soprattutto petroliferi, provocando uno shock energetico che ha mandato in tilt l’economia globale. E poi hanno usato questa prova di forza per negoziare con la Casa Bianca.
Da strumento a obiettivo
Ma, appunto, con il passare delle settimane lo stretto di Hormuz si è trasformato da mezzo a obiettivo. E adesso è il nodo centrale che non si riesce a sciogliere in questi negoziati. L’Iran ne rivendica il controllo e dice che lo manterrà chiuso fino a quando continueranno gli attacchi militari statunitensi. Gli Stati Uniti, da parte loro, da un lato negano che lo stretto sia impraticabile – vorrebbe dire ammettere il potere dei Pasdaran – e assicurano che i traffici marittimi stiano continuando. Dall’altro sono costretti ad ammettere qualche problemino in questa fase. Donald Trump oggi, in un’intervista con Fox News, ha detto che gli Stati Uniti prenderanno il controllo dello stretto di Hormuz e si faranno pagare un sacco di soldi per sorvegliarlo. Ha detto che saranno gli angeli custodi dello stretto, ma che vorranno essere rimborsati per quel compito.
Accuse reciproche
Trump ha accusato gli iraniani di aver infranto gli accordi, come sempre fanno, e per questo ha detto di averli colpiti duramente. A loro volta gli iraniani hanno puntato il dito contro gli Stati Uniti, dicendo che non rispettano gli impegni presi e che se continueranno in questa direzione, loro smetteranno di attenersi a quanto stabilito nel Memorandum.
Questa guerra sembra essere di nuovo finita in un vicolo cieco. E dopo il respiro di sollievo che avevano tirato i mercati lo scorso giugno, quando sembrava che si fosse trovata una quadra per la riapertura di quella rotta, ora torna la paura di nuovi shock a un’economia globale già debilitata. Una cosa resta certa: chi controlla lo stretto di Hormuz continua ad avere il potere di influenzare il mondo intero.
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