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Quella di Napoli è stata la prima grande piazza del campo largo in vista delle prossime elezioni politiche. C’era Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, Giuseppe Conte, presidente del Movimento Cinque Stelle, e Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra. Un evento annunciato settimane fa tramite un selfie scattato in un ristorante romano e pubblicato all’unisono dai quattro sui social. Avrebbe dovuto essere il palcoscenico delle grandi battaglie comuni, da quelle sulla sanità a quelle sul salario minimo fino a quelle sulla legge elettorale. Oggi però, più che del programma di un fronte alternativo alla destra di governo, si parla più che altro delle contestazioni che ci sono state.
Insomma, a Napoli c’è stata una partenza decisamente complicata. Prima il “Gruppo 7 novembre” che raccoglie le istanze dei disoccupati, ha minacciato di occupare il palco, protestando per i tirocini bloccati dal ministero del Lavoro per alcune irregolarità. Ma poi, a margine, sarebbero riusciti a parlare direttamente con il sindaco Gaetano Manfredi, con il governatore Roberto Fico e con i leader della coalizione progressista, e tutto si sarebbe tutto sommato risolto.
Le contestazioni alla piazza del campo largo
Ma poi è arrivata la contestazione vera e propria, quella di Potere al Popolo. Una ventina di manifestanti si sono messi al centro della piazza del Gesù, di fronte al palco, e minuto dopo minuto hanno impedito lo svolgersi del comizio continuando a urlare slogan contro gli organizzatori e ribadendo che sul salario minimo sia tutta una farsa. Si tratta della primissima proposta della coalizione, che anche a Napoli i leader hanno rivendicato, promettendo che sarà la prima cosa che realizzeranno se vinceranno le elezioni e andranno al governo. Ma, appunto, in una città dove il campo progressista già governa unito – dal Pd ai Cinque Stelle – la proposta sarebbe rimasta solo su carta.
Dal palco, Conte ha provato a calmare le acque invitando i contestatori a confrontarsi direttamente con lui. Ha detto che fare i fenomeni con i megafoni non servisse a molto e che avrebbero dovuto discutere a margine dell’iniziativa, lanciando nel frattempo anche una stilettata al governo e precisando che lui non ha fatto e non farà alcun decreto per silenziare il dissenso. Fratoianni invece ha deciso di scendere di persona tra la folla, senza grossi risultati. Bonelli è stato meno conciliatorio, ha detto che sono solo i fascisti a trarre vantaggio da operazioni di questo tipo.
La solidarietà di Meloni
Il comizio è stato sospeso per un buon quarto d’ora, alla fine. Ed è arrivata anche la solidarietà di Giorgia Meloni. Che sui social ha scritto:
“Esprimo la mia solidarietà ai leader e agli attivisti del “campo largo”, contestati durante la manifestazione di Napoli da esponenti di Potere al Popolo, che hanno tentato di impedirne il regolare svolgimento. La libertà di organizzare e svolgere una manifestazione politica è un principio che deve valere sempre, per tutti. Noi continueremo a difenderlo senza esitazioni e senza doppi standard”.
Le ragioni di Potere al Popolo
Da Potere al Popolo, nel frattempo, è arrivata una nota in cui gli attivisti hanno cercato di spiegare le loro ragioni, anche – così inizia il messaggio pubblicato – in risposta a tutti coloro che li hanno descritti come fascisti e squadristi per aver bloccato la manifestazione.
“Napoli è una città dove, proprio in questi giorni, 1.200 disoccupati che avrebbero dovuto iniziare un tirocinio dopo dieci anni di lotte sono stati lasciati a casa per l’incapacità dell’amministrazione comunale e del governo nazionale. Non è un caso che ad aprire la contestazione al palco siano stati proprio loro. Napoli è una città dove due anni fa è stata approvata la delibera sul salario minimo negli appalti e non è mai stata applicata. Una città dove il diritto alla casa viene sacrificato agli interessi di chi si arricchisce con i B&B, mentre l’amministrazione non fa nulla per regolamentare il turismo. Una città dove un intero quartiere è stato consegnato ai colossi dell’America’s Cup, rinunciando alla bonifica e al ripristino della linea di costa di Bagnoli. Dove chi ha inquinato non solo non paga, ma riceve appalti milionari. Una città dove si moltiplicano le zone rosse contro poveri e migranti, mentre si continua a sparare e morire per strada nell’indifferenza delle istituzioni. Una città dove le morti stradali sono aumentate del 23% in un solo anno, mentre a livello nazionale diminuiscono. Questa è la vetrina del buon governo che il Campo Largo vorrebbe proporre al paese. Basterebbe questo dato per comprendere la contestazione di ieri, per fare autocritica. E invece Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Manfredi e Fico non rispondono nel merito”.
Dal palco di Napoli ieri sono state dette molte cose. Dalla promessa sul salario minimo al taglio delle spese militari, fino alla promessa di non dividersi più. Si vedrà, la partenza non è sicuramente stata tra le migliori.
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