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L’Europa è il continente che si surriscalda più velocemente: l’Oms convoca un vertice d’emergenza

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Non è un segreto che le ultime settimane ci abbiano lasciato letteralmente a boccheggiare. Mezze città italiane sono state da bollino rosso per giorni, poi al caldo estremo si sono sostituiti i nubifragi: insomma il cambiamento climatico ogni giorno che passa ci ricorda come l’emergenza sia concreta e seria. Eppure al governo sembra di avere una convention di negazionisti, tra il presidente del Senato Ignazio La Russa che dice che ai Caraibi hanno sempre vissuto così e bisogna semplicemente abituarsi, e il ministero della Salute che rispedisce ai mittenti i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sui morti in Italia per il caldo estremo.

Prese di posizione incomprensibili, che cozzano con la quotidianità delle persone in queste settimane, da chi ha subito i danni causati dai nubifragi a chi si è trovato costretto a rinchiudersi in casa a causa delle temperature torride. L’Oms lo ha chiarito: l’intera europa si sta riscaldando a una velocità che è più del doppio rispetto alla media globale e queste ondate di calore stanno diventando parte di una nuova normalità. Hans Henri Kluge, che è il direttore regionale dell’Oms nel Vecchio Continente, ha detto che queste sono sono “crisi ricorrenti” che “stanno diventando più frequenti, più intense e più durature” per cui “ogni estate in cui non ci prepariamo ad affrontarle ed è un’estate che paghiamo in vite umane”.

Il vertice d'emergenza dell'OMS

Per Kluge quello che abbiamo visto in queste settimane è solo una prova generale di quello che verrà. Un futuro per cui sarebbe meglio farsi trovare pronti e infatti l’Oms Europa proprio oggi ha radunato tutte le agenzie e i dipartimenti responsabili per le emergenze e l’ambiente dei Paesi europei.

Poi Kluge ha detto: “In tutta Europa, in questo momento, le persone faticano a dormire. I pronto soccorso si stanno riempiendo. I servizi di ambulanza stanno battendo ogni record. In Francia, le chiamate di emergenza medica sono aumentate fino al 50% in alcune città. A Londra, la scorsa settimana si è registrato il numero più alto di chiamate di emergenza per pericolo di vita mai registrato in un solo giorno dal servizio di ambulanza. Il sistema di monitoraggio della mortalità spagnolo ha già stimato oltre 300 decessi in eccesso legati al caldo in pochi giorni. L’Italia ha riportato cinque decessi in 24 ore" .

Su quest’ultimo punto, il dipartimento di prevenzione del ministero della Salute ha detto che questi numeri non risultano. Una smentita che non si capisce bene che obiettivo abbia. Perché ormai è davvero difficile negare l’impatto del cambiamento climatico e dire che non sia una priorità, sebbene c’è una parte politica che continua testardamente a provarci.

Le misure di mitigamento

Dobbiamo agire, dobbiamo invertire la rotta e dobbiamo farlo ora. Siamo in estremo ritardo, ma questo non significa che le misure di prevenzione siano inutili. Sempre l’Oms ha calcolato che nel 2023 i decessi legati al caldo sarebbero stati di circa l’80% superiori in Europa, se non si fossero prese misure di adattamento. Ad esempio quelle che vietano alcune tipologie di lavoro negli orari più caldi, assistenza alle persone più vulnerabili. Chiaramente, però, queste saranno sempre meno efficaci, se non verranno affiancate da una strategia che miri alla radice del problema. Quindi che tagli davvero le missioni inquinanti, che riveda il modello produttivo preferendo le fonti rinnovabili, che inneschi una rivoluzione culturale che cambi anche le abitudini delle persone, da ciò che mangiamo a come ci spostiamo.

Perché, come ha detto il direttore generale dell’Oms, questa è una prova generale. Ma al test definitivo rischiamo di fallire.

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