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Pioggia di missili e droni sull’Ucraina, che chiede di aumentare gli aiuti: gli europei nel rebus delle spese militari

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Quello dell’ultima notte è stato uno degli attacchi più massicci lanciati dalla Russia contro l’Ucraina nelle ultime settimane. 74 missili, 496 droni. La contraerea è riuscita a intercettarne buona parte, ben 48 missili e 476 droni, ma quelli che sono riusciti a centrare i loro obiettivi hanno comunque creato un danno devastante. Senza contare che anche i frammenti caduti al suolo di quelli distrutti hanno provocato dei danni. Solo a Kiev una ventina di palazzi sono rimasti colpiti. Il bilancio al momento è di 20 vittime e un’ottantina di feriti, ma è molto probabile che salga: si continua a scavare nelle montagne di macerie ed è probabile che ci siano altre persone intrappolate lì sotto.

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In mattinata il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato un lungo messaggio sui suoi canali social, in cui spiegava che i soccorritori fossero ancora al lavoro, a cercare superstiti tra ciò che resta dei palazzi colpiti e a prestare assistenza ai feriti. Ha anche scritto che la metà dei missili lanciati questa notte sull’Ucraina – e in particolare su Kiev –  erano missili balistici, che la difesa aerea è riuscita a intercettarne gran parte, ma che molti hanno colpito il bersaglio. Ragion per cui la fornitura di questi sistemi è prioritaria, ha detto Zelensky, definendo "essenziali" i contributi al programma PURL, cioè quello di assistenza all’Ucraina, sottolineando che questi aiutano direttamente a salvare vite umane. Poi Zelensky ha aggiunto:

Zelensky chiede i Patriot

“Ogni accordo bilaterale che stringiamo con i nostri alleati sulla difesa aerea può fare la differenza. Sono grato a tutti i leader che ci stanno aiutando. È di particolare importanza procedere con l’implementazioni degli accordi sulla produzione dei sistemi di difesa contro i missili balistici. Contiamo molto sulla decisione degli Stati Uniti in merito alle licenze per la produzione dei Patriot e sulle altre forme di cooperazione. Perché questi sono gli elementi che possono fermare questa guerra e prevenire attacchi come questo”.

Il tema degli aiuti statunitensi all’Ucraina è molto complesso da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. E anche l’assistenza europea è in difficoltà, perché nel frattempo è scoppiata anche un’altra guerra – quella in Iran – che ha provocato uno shock economico pesante, a tal punto da rimettere in discussione qualsiasi voce di spesa per i Paesi dell’Unione. Tra pochissimi giorni, in Turchia, ci sarà un importante vertice della Nato, dove bisognerà discutere anche di spese militari. Tema ovviamente collegato al sostegno a Kiev: l’Alleanza corre al riarmo non solo perché percepisce una minaccia sempre più reale e concreta da parte della Russia, ma anche perché ha mandato parte del suo arsenale in Ucraina negli ultimi quattro anni, rimanendo scoperta.

La Nato e le spese militari

Circa un anno fa, al vertice della Nato all’Aja, gli alleati si sono accordati su un nuovo piano di investimenti in Difesa, voluto dagli Stati Uniti di Trump, che prevedeva di aumentare le spese militari portandole dal 2% al 5% del Pil di ogni Stato membro. Operazione non semplice, se non impossibile, per quei Paesi che già a fatica arrivavano al 2%, come l’Italia. Lo scorso 11 giugno, riferendo in Parlamento, Giorgia Meloni aveva dato qualche cifra: l’Italia arriverà al nuovo summit della Nato mettendo sul tavolo un 2,8% del proprio Pil investito in difesa e sicurezza, una percentuale che è il doppio rispetto a quella che registrava solo qualche anno fa, ma che rimane distintissima dalle ambizioni statunitensi.

E infatti, proprio i funzionari di Washington hanno fatto notare che troppi Paesi europei non stanno ancora facendo abbastanza. La Germania, così come la Polonia o i Paesi baltici, stanno andando nella giusta direzione, ma non si può dire lo stesso di tanti altri alleati, che sono in ritardo nella tabella di marcia e non stanno spendendo il necessario in Difesa. Ora l’Italia è in cima alla lista nera della Casa Bianca, dopo i botta e risposta tra Meloni e Trump sull’uso delle basi militari e il supporto nella guerra del Golfo, e in Turchia (quando i due si ritroveranno faccia a faccia) potrebbero non mancare momenti spiacevoli.

Come l'UE vuole fermare la guerra in Ucraina

Una quadra comunque andrà trovata, anche alla luce di questa nuova escalation nella guerra in Ucraina e della richiesta di Kiev di aumentare il sostegno in difese aeree. Kaja Kallas, l’Alta rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza europea, ha detto che le parole di condanna non bastano per fermare Mosca, che solo il sostegno militare all’Ucraina e una pressione sempre più forte sul Cremlino possono davvero incidere su questa guerra. Questa settimana Bruxelles ha iniziato a erogare i primi 6 miliardi di euro all’Ucraina, che sono parte del pacchetto da 90 miliardi messo in piedi per sostenere il Paese. Ma non basta, Kallas ha anche annunciato che proprio oggi proporrà un ulteriore pacchetto di sanzioni alla Russia, e andrà avanti così fino a quando il costo di questa guerra sarà troppo alto da sostenere per Mosca.

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