podcast

Trump e Meloni si rivedono al vertice Nato: lui dice che lei non lo ha aiutato e lo ha reso infelice

Immagine
Audio wave

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Immagine

Donald Trump di spalle, Giorgia Meloni che lo guarda con espressione adorante. E la scritta: “Serve un ordine restrittivo”. È l’ultimo attacco del presidente statunitense alla presidente del Consiglio italiana. In uno scambio che sarebbe sembrato impossibile fino a qualche anno fa: chi se lo sarebbe mai immaginato un leader degli Stati Uniti rivolgersi in questo modo, tra meme e post urlati sui social, a qualche capo di Stato o di governo europeo?

Ti è piaciuto questo episodio di NEL CASO TE LO FOSSI PERSO?

condividi

La linea di Palazzo Chigi rimane la stessa delle ultime settimane. Dopo il primo video a caldo di Meloni – quello in cui metteva in chiaro che le ricostruzioni di Trump su di lei che lo implorava per una foto fossero tutte menzogne, e che l’Italia non supplicasse mai – da Roma è arrivato solo un fermo silenzio stampa a qualsiasi attacco di Trump. Ed è stato così anche per quest’ultimo sgarro. Però le cose si fanno complicate, perché ora i due sono allo stesso vertice, nelle stesse stanze, devono apparire nelle stesse fotografie istituzionali. I funzionari turchi sono stati avvisati: alla cena inaugurale del summit i due devono sedersi a tavoli diversi, i margini tra un incontro e l’altro devono essere al minimo, per evitare incidenti di percorso. Il Corriere della Sera oggi scrive che lo staff di Meloni ha messo in chiaro che la presidente del Consiglio sarà gelida, anche se in queste ore non sarebbero mancati i contatti con esponenti autorevoli della Casa Bianca. Il messaggio che si vuol far passare è chiaro: i rapporti al minimo con Trump non intaccano la relazione tra i due Paesi, né sono interrotte le comunicazioni tra Roma e Washington, ma non sono accettabili queste continue stilettate a Meloni.

Cosa ha detto Trump su Meloni ad Ankara

Appena arrivato ad Ankara, durante un bilaterale con Erdogan, Trump ha parlato nuovamente di Meloni. Ha detto che gli piace, che è una brava persona, ma che non c’è stata per gli Stati Uniti sull’Iran. Ha detto che ha fatto un errore e questo lo ha reso infelice, per cui la loro relazione è peggiorata.

In realtà non è chiarissimo quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, che ha innescato questo accanimento così personale di Trump contro Meloni. Anche gli altri leader europei, del resto, non hanno sostenuto la guerra statunitense con l’Iran, anche loro hanno negato l’uso delle basi per le operazioni cinetiche nel Golfo. Secondo alcuni retroscena la scintilla sarebbe stata molto più personale, cioè il video dall’ultimo G7 in Francia, dove si vedono i due parlare e c’è Meloni che sembra molto categorica e si rivolge a Trump con l’indice alzato: immagini diventate virali, con slogan pro-Meloni che sottolineavano come tenesse testa a Trump. Immagini che avrebbe visto anche il presidente statunitense, che a quanto pare passa un sacco di tempo a controllare post e commenti sui social, e non gli sarebbero andate giù.

I motivi dietro lo scontro

Da alleata politica e personale, Meloni sarebbe quindi finita in cima alla lista nera di Trump. Guardando l’agenda del vertice Nato di Ankara, i due si troveranno per la prima volta nella stessa stanza questa sera, alla cena dei leader nel palazzo presidenziale di Erdogan. Gli uffici diplomatici sono appunto al lavoro per assicurarsi che vengano rispettate le distanze di sicurezza. Domani le cose saranno più complesse, essendo prevista la foto di gruppo e il tavolo di lavoro vero e proprio con tutti i membri dell’Alleanza Atlantica. Anche perché non mancherà occasione di discutere: al vertice si dovrà fare il punto sulle spese militari e su come troppi alleati europei siano ancora distanti dall’obiettivo fissato al precedente summit dell’Aja, quello del 5% del Pil da destinare agli investimenti in Difesa.

Da chi comprare le armi

Ovviamente l’Italia è tra quei Paesi che, agli occhi di Washington, non stanno mettendo abbastanza soldi nel settore militare. Ma il problema non si esaurisce qui. Non è solo questione di quanto si spende per le armi: il tema è anche quali armi si comprano, da che produttore. L’Italia, insieme alla Francia, non ha mai aderito al programma PURL, cioè il piano di assistenza all’Ucraina che consente agli alleati Nato di acquistare più rapidamente armi direttamente dalle scorte degli Stati Uniti. Il punto di Trump, infatti, non è mai stato solo quello di far spendere di più gli alleati europei, in modo che non dipendessero così tanto dagli USA per la difesa del Vecchio Continente e partecipassero di più al budget Nato. L’obiettivo della Casa Bianca è anche quello di vendere più armi. Quindi far spendere di più gli alleati in Difesa e vendere più armi. Win win, insomma.

Solo che, appunto, l’Italia non ha mai aderito. Già prima del G7 in Francia, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante il question time aveva ribadito di non aver preso alcun impegno con Pete Hegseth, il segretario statunitense della guerra, e che sul programma PURL lui avesse sempre detto che l’Italia non avrebbe aderito. Poi ha precisato di non voler dare all’Ucraina i missili di difesa statunitensi, ma di voler fornire gli Aster, perché prodotti da un’azienda italo-francese. Così, ha aggiunto, “almeno quei soldi rimangono all’industria italiana ed europea, agli operai italiani ed europei”. Una situazione che dimostra il cortocircuito del sovranismo, ancora una volta.

Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.

Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, po

Immagine

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

api url views
Ascolta la notizia più importante del giorno.
Crea un account su Fanpage.it ed inizia a seguire Nel caso te lo fossi perso
Immagine
Immagine

Nel caso te lo fossi perso