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Lo stretto di Bab el-Mandeb sotto tiro degli Houthi: un nuovo shock energetico è dietro l’angolo

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La guerra si allarga. Dal Golfo persico al Golfo di Aden, dallo stretto di Hormuz a quello di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso. Questa settimana gli Houthi hanno attaccato due petroliere saudite, la Encelia e la Layla, e ne hanno bloccate diverse altre che cercavano di attraversare lo stretto: di fatto hanno imposto un blocco, simile a quello degli Ayatollah sull’altro versante della penisola araba, per immobilizzare il traffico marittimo e colpire le esportazioni di petrolio. Un affondo in primis a Riad, ma, a cascata, a tutta l’economia globale, già in difficoltà a causa di questi mesi di conflitto.

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Da quando lo stretto di Hormuz, nel Golfo persico, è diventato impraticabile a causa della guerra tra Teheran e Washington, l’Arabia Saudita ha provato a mitigare l’impatto sulla sua economia spostando la rotta commerciale e utilizzando proprio il Mar Rosso come via alternativa: milioni di barili di greggio provenienti dai campi petroliferi delle province orientali sono stati sono stati fatti arrivare alla città portuale di Yanbu, sulla costa occidentale, attraverso un oleodotto che va da una parte all’altra della penisola. Per mesi, dal Mar Rosso, sono stati mandati nel Mediterraneo attraverso il canale di Suez, più a nord, oppure sono stati spediti a sud, nell’Oceano Indiano e poi in Asia, attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb. Quello che adesso gli Houthi stanno bloccando.

Chi sono gli Houthi

Gli Houthi sono una milizia sciita, sostenuta dall’Iran, che da oltre dieci anni combatte una guerra civile in Yemen. Dal 2015 anche l’Arabia Saudita è entrata in guerra, per sostenere il governo ufficiale e contrastare la milizia sciita ed evitare così di avere un proxy dell’Iran lungo i propri confini a Sud. Da circa cinquant’anni infatti, Arabia Saudita e Iran combattono guerre per procura per contendersi il ruolo di principale potenza regionale. In Yemen, Riad ha lanciato per anni bombardamenti devastanti, che hanno fatto migliaia e migliaia di vittime civili. Ma nonostante la superiorità militare saudita, gli Houthi non si sono arresi. Anzi, tra il 2023 e il 2025 hanno attaccato diverse navi commerciali nel Mar Rosso legate a Israele, come rappresaglia per la guerra a Gaza.

La minaccia di Trump

E adesso stanno prendendo di mira le petroliere saudite. Donald Trump ha subito minacciato di rispondere. In un post su Truth ha scritto: “Durante il nostro conflitto con l’Iran gli Houthi si sono comportati in modo responsabile. Purtroppo ora hanno ripreso a sparare, lo hanno fatto contro due navi saudite la scorsa notte. Vi prego di considerare questo post come un monito: se dovessero ripetere questo gesto, gli USA riterranno l’Iran responsabile e gli infliggeranno pesanti sanzioni militari”. E ancora; “Sto valutando un attacco massiccio, più grande che mai (…) Israele si unirebbe in due minuti se glielo chiedessi, ma non abbiamo bisogno di nessuno”. Ma questa volta la ritorsione non sarà solo militare: Trump infatti ha messo in chiaro anche che “tutti i danni prodotti alle navi saranno risarciti con i fondi iraniani che gli Stati Uniti detengono e controllano, da adesso e fine a nuovo avviso”.

Il rischio è che si allarghi ulteriormente il conflitto nel Golfo, creando anche un nuovo shock per l’economia mondiale con la doppia chiusura degli stretti che dalla penisola arabica portano, da un versante e dall’altro, verso il mare aperto. Da quando è cominciata la guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran, Riad ha deviato su Yanbu la stragrande maggioranza della sua produzione petrolifera, ragion per cui appena è stato annunciato il blocco di Bab el-Mandeb i prezzi del petrolio sono schizzati alle stelle, tornando sopra i 100 dollari al barile.

La guerra si allarga?

E le cose potrebbero anche peggiorare. Tutto punta all’escalation: ormai gli attacchi statunitensi in Iran sono all’ordine del giorno e i Pasdaran rispondono colpendo le basi USA nel Golfo. Sono state colpite anche basi della CIA, facendo venire alla Casa Bianca il sospetto che la Russia stia passando all’Iran informazioni di intelligence su dove colpire. Non è chiaro se ci sia stato un coordinamento diretto tra Teheran e gli Houthi, rispetto agli attacchi contro le petroliere saudite, ma senza dubbio la milizia fa parte del cosiddetto “asse della resistenza” sciita, alleato dell’Iran.

Cosa farà l'Arabia Saudita?

Non è chiaro come reagirà l’Arabia Saudita. Nelle ultime ore Riad è tornata al centro della cronaca, prima per l’annuncio di un’intesa storica con Washington, che sembrava avere un accordo per il nucleare a portata di mano, poi con la brusca frenata di Donald Trump che ha scritto pubblicamente che qualsiasi intesa sarà subordinata all’adesione saudita agli accordi di Abramo. Quelli sulla normalizzazione delle relazioni tra i Paesi arabi e Israele. Al momento da Mohammed bin Salman non è arrivata alcuna dichiarazione ufficiale a riguardo, ma il quotidiano Haaretz racconta di una freddezza del principe ereditario e leader de facto dell’Arabia Saudita. Che più volte ha messo in chiaro come il principale Paese arabo non riconoscerà mai Israele senza un reale impegno per la costituzione di uno Stato palestinese. Cosa che al momento sembra più lontana che mai.

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