Fuga da Tiro, il prete che accoglie i profughi: “Danni anche a ospedali, mai vista una devastazione simile”

Millenaria metropoli fenicia, Tiro, cuore del commercio marittimo e della porpora, patrimonio dell'Umanità dal 1984, custode di resti archeologici romani e bizantini di inestimabile valore: È questa la Tiro che oggi vediamo ridotta in macerie.
Da settimane la quinta città più grande del Libano è sotto pesanti bombardamenti israeliani, domenica scorsa i raid hanno colpito proprio vicino a alle aree archeologiche. Lunedì il ministero della Cultura e la Direzione Generale delle Antichità di Beirut hanno denunciato danni al patrimonio culturale.
Ieri il portavoce dell’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione dell’ultimo lembo di città rimasto, finora, sicuro. Il quartiere cristiano-maronita di Tiro, mai stato prima d'ora soggetto ad ordini di evacuazione, era divenuto negli ultimi giorni un’oasi sicura, dove gli sfollati del resto della città si erano rifugiati insieme ad operatori umanitari e giornalisti internazionali. Il motivo è sempre uno: per Israele il quartiere è nascondiglio di miliziani di Hezbollah. Le prove però, non vengono fornite.
“Siamo costretti a lasciare Tiro d'urgenza”, racconta un'insegnante che per motivi di sicurezza chiede di restare anonima, “siamo costretti a lasciare Tiro perché è diventato troppo pericoloso stare qui, dobbiamo salvarci e salvare le nostre famiglie. È la prima volta che ci intimano di andarcene, non sappiamo se bombarderanno anche il nostro quartiere, non sappiamo più nulla ora”.
In fuga insieme a centinaia di altre persone, la gente porta con sé quel che può sperando di salvarsi la vita. Lo stesso destino che da marzo era toccato a più di un milione e mezzo di persone costrette ad andare via dalle loro città e dai loro villaggi nel sud del paese e della capitale Beirut, ieri è toccato anche all’ultimo pezzetto di Tiro.
“Noi abbiamo una casa a Beirut, ci rifugeremo li, ma tante persone non hanno un posto dove andare”, continua la donna in fuga con la madre, il padre, il fratello e la sorella, “la città sarà completamente vuota”.
Sono, infatti, immagini spettrali quelle che arrivano da Tiro, di una città vuota e martoriata. Immagini che a tratti ricordano quelle che arrivavano da Gaza nei primi mesi di offensiva israeliana. Ironia della crudele sorte proprio sulle coste di Tiro, qualche giorno fa, era stato recuperato il relitto di una delle imbarcazioni della Flotilla che a Gaza era diretta.
Padre Jean-Pierre Karam ci parla dal Cadmous College, un istituto scolastico nei pressi di Tiro, di cui è il direttore. “La nostra scuola e il convento non si trovano nella zona rossa ma abbiamo famiglie che sono arrivate da li. Dal 2 marzo abbiamo già circa 100 persone nella scuola, ieri sono arrivate altre due o tre famiglie dal quartiere cristiano”, racconta il prete raggiunto telefonicamente da Fanpage.it.
“La situazione è terribile. A volte ho il coraggio di prendere la macchina e andare dentro Tiro a controllare: è la prima volta che vedo la città distrutta a questo livello. Abbiamo molti quartieri che sono stati distrutti per intero, hanno bombardato anche vicino ai siti archeologici, c'è una strada che è stata totalmente distrutta. Il lungomare dove un tempo c’erano tutti i ristoranti, è stato distrutto. Anche gli ospedali di Jabal Amel e Hiram sono stati danneggiati. Tre giorni fa sembrava tutto un po' più tranquillo, poi all'improvviso lunedì si è alzata la tensione e hanno ripreso con pesantissimi bombardamenti”.
D’altronde è domenica scorsa che, in seguito a un bombardamento israeliano nei sobborghi sud della capitale libanese Beirut, l’Iran ha bombardato Israele creando per ore la percezione che la guerra su vasta scala stesse ricominciando. Eppure, come già successo ad aprile, Iran e Israele sembrano essersi di nuovo accordati per una fragilissima “non belligeranza” che tiene fuori, ancora una volta, il Libano.
A poche ore dall’annuncio del nuovo cessate il fuoco tra Israele e Iran, infatti, è arrivato l’ordine di evacuazione per l’intera città di Tiro, poi i primi bombardamenti che, alcuni testimoni sul posto ritengono siano avvenuti ancor prima dell'ordine di evacuazione, hanno ucciso 8 persone e ne hanno ferite oltre 30. Una trentina, invece, sono i morti in tutto il Paese. Israele poco prima dei raid aveva affermato che Hezbollah aveva violato l'accordo di cessate il fuoco prendendo di mira “il fronte interno di Israele”. L’Iran, dal canto suo, ha chiarito più volte che nessun accordo di pace con gli Stati Uniti potrà essere firmato finché Israele non cesserà i suoi attacchi in Libano: non solo a Beirut, ma anche nel sud del Paese.
“Molti degli sfollati stanno andando a Sidone e a Beirut. Fino ad adesso si erano tutti rifugiati nel quartiere cristiano di Tiro, ma da ieri la paura è che bombarderanno presto anche quello. È sconvolgente perché mai prima avevamo temuto per quel quartiere, è sempre stato un porto sicuro, nel 1964, nel 1974, nel 1980, nel 1990, nel 2006, non hanno mai, mai minacciato il quartiere cristiano”, conclude Padre Jean-Pierre Karam che nel suo convento ospita cristiani e musulmani di ogni confessione.
I vescovi della città congiuntamente hanno esortato “la comunità internazionale e gli organismi delle Nazioni Unite e umanitari ad assumersi le proprie responsabilità morali e umanitarie, ad adoperarsi per proteggere la popolazione civile in conformità con le disposizioni del diritto internazionale umanitario e a impedire che essa sia esposta a ulteriori pericoli e calamità”.
Domenica scorsa era stato il Nunzio Apostolico Paolo Borgia in persona a far visita al quartiere cristiano di Tiro. Lunedì, invece, il Nunzio si è diretto in convoglio nella Regione di Arkoub, nel villaggio di Kfar Shouba, unico territorio libanese che Israele non ha mai abbandonato dopo il ritiro del 2000. Dall'inizio del conflitto a Gaza nell’ottobre 2023, il villaggio di Kfar Shouba ha subito gravi danni, con la perdita di oltre 180 case. Per la prima volta la delegazione vaticana si è recata anche a Deir Mimas, un villaggio cristiano situato a circa 500 metri dal castello di Beaufort, oggi controllato dalle Idf. A fine marzo, infatti, le truppe israeliane sono tornate a occupare la fortezza strategica di Beaufort, risalente all’epoca delle crociate e sito protetto dall’Unesco. Fortezza occupata per la prima volta da Israele nella guerra del 1982, e rimasta da sempre una posizione strategica da cui si controlla il sud del Libano dalla valle del fiume Litani in giù. La sua riconquista ci consegna il dato tragico che quella in corso è la più ampia avanzata delle forze israeliane dentro la terra dei Cedri degli ultimi 26 anni.
E mentre la comunità internazionale sembra abbandonare il Libano ai soli interessi di Israele e Iran, i due si sono detti pronti a riprendere gli attacchi reciproci in qualsiasi momento.