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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

“Tutti i valichi sono stati chiusi”: dopo l’escalation con l’Iran, Israele sigilla la Striscia di Gaza

L’escalation tra Iran e Israele porta al blocco immediato dei valichi di Kerem Shalom ed Erez: con i valichi chiusi per motivi di sicurezza, i prezzi dei beni di prima necessità a Gaza schizzano alle stelle e i civili rimangono intrappolati nell’isolamento totale, aggravando una crisi umanitaria in cui il flusso di aiuti era già ridotto al minimo.
Militari israeliani nella Striscia di Gaza. Foto di Sami Abu Omar
Militari israeliani nella Striscia di Gaza. Foto di Sami Abu Omar
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L’incubo dell’isolamento e il ricatto della fame: a Gaza ogni escalation tra Iran e Israele si traduce così, con la chiusura degli unici valichi che la connettono al resto del mondo.

“Ieri, quando l’Iran ha lanciato l’attacco contro Israele, lo Stato Ebraico ha dichiarato di aver chiuso tutti i valichi che connetto la Striscia di Gaza allo stato Ebraico, sia Kerem Shalom che Erez. I prezzi nei mercati della Striscia si sono immediatamente alzati alle stelle”, racconta Sami Abu Omar, operatore umanitario gazawi sfollato a Khan Younis. “La gente che doveva evacuare in Giordania è rimasta bloccata a Gaza, ci sono persone che dovevano uscire da Kerem Shalom, anche operatori umanitari internazionali che restano bloccati qui”, continua Abu Omar.

Il Cogat, l’organismo del ministero della Difesa israeliano che si occupa dell’amministrazione civile nei Territori, ha annunciato in una nota: “A seguito degli attacchi missilistici lanciati dall’Iran contro Israele, sono state adottate diverse necessarie misure di sicurezza in tutto il Paese, inclusa la chiusura temporanea dei valichi di accesso alla Striscia di Gaza. Operare i valichi sotto il fuoco degli attacchi mette a rischio vite umane, sia dal lato israeliano sia da quello di Gaza, pertanto, i valichi non possono essere gestiti in sicurezza in tali condizioni”.

Ancora una volta sono i palestinesi di Gaza a pagare il prezzo più alto della sicurezza israeliana, da cui dipende la vita di circa due milioni di abitanti della Striscia.

Anche prima di questa nuova chiusura il numero di camion che entravano a Gaza non erano comunque sufficienti: “Per riuscire a condurre una vita semi-normale avremmo bisogno di circa 600 camion al giorno, Israele a maggio ne ha fatti entrare giornalmente meno di cento, alcuni giorni non è entrato niente”, denuncia l’operatore umanitario.

Ma d’altronde a decidere della vita a Gaza sono sempre le forze israeliane, che dall’entrata del cessate il fuoco lo scorso ottobre hanno ucciso almeno 961 palestinesi, come riportato dal ministero della Salute di Gaza.

Solo ieri, mentre Israele bombardava i sobborghi sud di Beirut, le Idf uccidevano almeno 10 persone nella Striscia di Gaza. Un raid contro un veicolo vicino alla scuola Al-Buraq nella parte occidentale di Gaza City, dove si erano rifugiati alcuni sfollati, ha ucciso ieri quattro persone mentre in un altro raid aereo israeliano contro una stazione di polizia nella parte occidentale di Khan Yunis sono morte altre cinque persone, e 17 sono rimaste ferite. In un altro episodio, le forze navali israeliane hanno ucciso un pescatore. “Questa settimana è stata una settimana sanguinosa, solo negli ultimi sette giorni sono state uccise più di 65 persone, una media di circa 10 persone al giorno”, continua Abu Omar.

“Dalla dichiarazione del cessate il fuoco i bombardamenti e le uccisioni su Gaza non si sono mai fermati”, racconta Mohammed Almarin da Gaza City, “la zona est di Gaza è estremamente impoverita e la vita è inesistente. La paura aumenta ogni giorno. L'esercito israeliano avanza quotidianamente e apre il fuoco da Gaza est, specialmente nel quartiere di Al-Zaytoun che si trova a un chilometro di distanza dalle postazioni dell'esercito. Metà del quartiere è oggi all'interno della "linea gialla", mentre l'altra metà, dove vivo anche io, ne è al di fuori. Ieri i quadricotteri hanno aperto il fuoco contro di noi, uccidendo un bambino di fronte ai miei occhi. L'esercito israeliano prende deliberatamente di mira queste aree per costringere le persone a fuggire verso Gaza ovest, lasciando Gaza est deserta”.

Dal cessate il fuoco dichiarato ad oggi, infatti, l’esercito israeliano ha occupato oltre il 60% della Striscia di Gaza, la linea gialla che doveva inizialmente dividere a metà la Striscia, delimitando la zona occupata dall’Idf da quella dove vive la popolazione sfollata, è in continuo avanzamento.

“I soldati israeliani sono arrivati fino alla strada di Salah al-Din, la principale arteria stradale della Striscia di Gaza, un’autostrada che si estende per oltre 45 chilometri, attraversando l'intero territorio dal valico di Rafah a sud al valico di Erez a nord. Fino ad un mese fa era percorribile, adesso non più”, spiega Abu Omar, “circa il 63% del territorio della Striscia è dentro la linea gialla adesso. Più di 200.000 persone sono state costrette a spostarsi da quelle zone lì che sono state occupate nell’ultimo periodo e dove ora l’esercito sta distruggendo le poche case rimaste in piedi”, continua Abu Omar.

Intanto oggi sono iniziati al Cairo, in Egitto, i colloqui sul cessate il fuoco a Gaza tra i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia, e i rappresentanti di diverse fazioni palestinesi; l’obbiettivo è riavviare le trattative sulla seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, che in base al piano di pace presentato dagli Stati Uniti prevederebbe il disarmo del braccio armato di Hamas.

Ma a Gaza “non c'è alcun cessate il fuoco”, commenta ancora Alamarin, “le uccisioni e i bombardamenti continuano. Stiamo morendo in silenzio, e il mondo crede che siamo in una fase di cessate il fuoco. Ieri, a causa degli attacchi iraniani, i valichi sono stati chiusi. Questa è la situazione a Gaza: qualsiasi sviluppo globale si tradurrà sempre in una tragedia per noi”.

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