Divieto di ingresso per Smotrich e Ben Gvir in 10 paesi, le ong: “Adottare misure contro l’intero governo”

Tempi duri per i Ministri dell'ultra destra israeliana, Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, attualmente impegnati nella campagna elettorale in vista delle elezioni politiche israeliane previste a ottobre: hanno ricevuto il divieto di ingresso in ben 10 paesi. Un provvedimento particolarmente duro che consegna anche la misura di come l'atteggiamento dei paesi occidentali nei confronti dell'estrema destra israeliana al governo stia mutando radicalmente. Sembrano lontani i tempi delle "giustificazioni" per il genocidio a Gaza e il ritardo clamoroso con cui la maggior parte dei governi europei ha preso posizione contro la politica di guerra permanente dell'esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu. La notizia dei provvedimenti è stata resa nota dal Ministero degli Esteri di Israele, ma era già nell'aria dopo l'annullamento del viaggio a New York di Ben Gvir, che era atteso alle Nazioni Unite. Il leader del partito Potere Ebraico aveva giustificato l'annullamento per le proteste pianificata dai gruppi in difesa dei diritti umani contro di lui. Ma dietro quell'annullamento potrebbe esserci una richiesta di arresto per lui.
Dieci paesi vietano l'ingresso: "Vergognosa la posizione dell'Italia"
La motivazione dei divieti di ingresso nei dieci paesi, sempre stando a quello che riferisce il Ministero degli Esteri israeliano, sarebbero da ricercare nell'aperta critica dei paesi che hanno promosso il ban contro i due Ministri per le loro posizioni contro il popolo palestinese. I paesi che impediranno l'ingresso di Smortich e Ben Gvir nei loro confini sono: Gran Bretagna, Francia, Irlanda, Norvegia, Belgio, Spagna, Olanda, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Si tratta quindi di alcuni tra i principali paesi europei, Nord America e Oceania. Il divieto di ingresso renderà particolarmente complessi gli spostamenti dei leader dell'estrema destra israeliana.
"Provvedimenti positivi per quanto tardivi" li giudica Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International. "Non deve prevalere la narrazione dei due ministri estremisti cui addossare ogni responsabilità" sottolinea Noury a Fanpage.it. "Sono in un governo di coalizione, il loro programma politico è stato accolto da Netanyahu che è dunque responsabile in toto delle violazioni dei diritti umani e delle politiche dello Stato di Israele di cui sono la conseguenza, che si tratti della Striscia di Gaza o della Cisgiordania", ci dice il portavoce di Amnesty.
Gli fa eco Damiano Censi, responsabile dei progetti in Palestina di Mediterranea Saving Humans: "Dal campo, in Cisgiordania, assistiamo ogni giorno alla violenza esercitata da coloni e forze di occupazione contro la popolazione palestinese. Una violenza che, come dimostrato nel nostro rapporto, è finanziata, supportata, coperta e diretta dai ministri Ben Gvir e Smotrich. Ma loro non agiscono isolati, sono parte di un governo da cui hanno pieno sostegno e che è pienamente corresponsabile" spiega l'attivista italiano. "È necessario quindi che si adottino misure contro l'intero governo e non contro singoli, e il fatto che l'Italia non si unisca a questa richiesta, ma che anzi la ostacoli, è una cosa vergognosa".
Il rischio di arresto sta diventando concreto
Su Bezalel Smotrich pende una richiesta di arresto da parte della Corte Penale Internazionale, avanzata lo scorso maggio, alla quale il leader del partito Sionismo Religioso ha risposto annunciando una "guerra" contro la Cpi. "Le mani sono quelle dell'Aja, ma la voce è quella dell'Autorità Palestinese. Questa organizzazione ha iniziato una guerra e riceverà in risposta una guerra" questa la risposta di Smotrich alla richiesta di arresto, ma ora con il divieto di ingresso in paesi chiave nello scacchiere mondiale come Gran Bretagna e Francia le cose si fanno davvero difficili per lui. L'impressione è che la pressione internazionale stiamo aumentando a dismisura anche in vista delle elezioni israeliane di ottobre, rispetto alle quali è annunciato un testa a testa tra la coalizione di Netanyahu e quella di Yair Lapid e Naftali Bennet. Per Ben Gvir la situazione è ancora più pesante. Per le violenze contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla, è accusato di tortura da parte della giustizia spagnola e italiana, nel caso del nostro paese l'indagine a suo carico è partita dalla Procura della Repubblica di Roma. Per le stesse violenze al Ministro della Sicurezza di Israele, punto di riferimento dei coloni in Cisgiordania, a cui ha distribuito oltre 300 mila armi, era stato vietato l'ingresso in Francia ed Irlanda alla fine di maggio.
Ma è l'episodio dell'annullamento del viaggio a New York che ha fatto scattare l'allarme negli apparati israeliani, che ora non ritengono più impossibile l'arresto del loro ministro. Alla fine del mese di giugno Ben Gvir era atteso alle Nazioni Unite per il vertice dei capi delle polizie dei paesi membri, ma ha annullato il viaggio ufficialmente a causa delle proteste contro di lui. Sullo sfondo però ci sarebbe la richiesta di arresto avanzata dalla Fondazione Hind Rajab al Dipartimento di Giustizia Usa, con tanto di fascicolo con le prove dei crimini commessi da Ben Gvir. Gli esponenti della Fondazione che porta il nome della bimba di 6 anni tragicamente uccisa a Gaza insieme alla sua famiglia dall'esercito israeliano, avevano chiesto al governo Usa un segnale concreto del rispetto dei diritti umani, procedendo all'arresto di Ben Gvir. Il fatto che il Ministro abbia deciso di non presentarsi a New York denota anche il venir meno della fiducia nell'alleato americano. Anzi, proprio l'amministrazione Trump ha battagliato non poco per far accettare il cessate il fuoco in Libano al governo Netanyahu, e proprio Ben Gvir era quello che spingeva maggiormente per proseguire la guerra. Oggi, dopo tre anni trascorsi tra accuse di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, dopo aver sdoganato l'uso della tortura nelle carceri e l'uso dello stupro contro i prigionieri, Smotrich e Ben Gvir rischiano davvero di finire davanti agli organi di giustizia internazionale.