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Guerra tra Iran, Usa e Israele

Uccisa in raid israeliano in Libano la giornalista Amal Khalil, l’ultimo messaggio: “C’è un attentato ma sto bene”

La giornalista Amal Khalil è morta in nel Libano meridionale a seguito di un raid israeliano. Sono rimasti feriti anche soccorritori e la collega Zeinab Faraj.
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La giornalista Amal Khalil
La giornalista Amal Khalil
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La giornalista Amal Khalil è stata uccisa durante un raid dell'esercito israeliano nel Libano meridionale, dove si trovava come inviata del giornale Al-Akhbar. Poco prima di morire, la giornalista aveva inviato un messaggio alla sua redazione in cui raccontava di aver visto l'auto che la precedeva colpita da un attentato. Poco dopo la stessa sorte è toccata anche a lei.

L'Idf si è difeso affermando di aver preso di mira "militanti di Hezbollah", mentre i media israeliani hanno definito Khalil una giornalista "filo-Hezbollah". Secondo l'organizzazione internazionale Committee to Protect Journalists, sono almeno 11 i giornalisti uccisi in Libano dal 7 ottobre scorso. Bilancio che si è aggravato con lo scoppio della guerra che vede coinvolti Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall'altro.

L'ultimo messaggio alla redazione: "Sto bene"

La giornalista libanese Amal Khalil si trovava nella regione di Tiro, nel sud del Libano, tra le più colpite dagli attacchi israeliani. Nonostante il cessate il fuoco nel paese sia stato richiesto più volte dall'Iran come condizione necessaria per l'avvio delle trattative con gli Stati Uniti, l'esercito israeliano non ha mai smesso di attaccare con raid aerei allo scopo dichiarato di costruire una "cintura di sicurezza" sul confine che lo separa dal Libano, e di distruggere le roccaforti di Hezbollah.

Khalil si trovava nel punto più caldo della regione proprio per raccontarne la distruzione. A marzo aveva realizzato un reportage nei pressi del ponte distrutto a Qasmiyeh, diventato uno dei simboli della violenza sui civili che dall’inizio delle ostilità avrebbero causato più di un milione di sfollati e oltre 2mila morti.

Tra loro, quel mercoledì 22 aprile, c'era anche Khalil, che come racconta la redazione Al-Akhbar aveva inviato loro un breve messaggio prima di morire esattamente come le vittime di cui raccontava ogni giorno.

"Sto bene… L'auto che mi precedeva è stata colpita da un attentato", è il messaggio telegrafico mandato ai colleghi dopo aver visto saltare in aria l'auto. Dopo aver assistito a quella scena, la giornalista si è rifugiata in un edificio poco distane, e qui è stata colpita. Quelle sono state le ultime parole prima del silenzio, e della conferma del ritrovamento del suo cadavere tra le macerie. Con lei c'era anche la collega fotografa Zeinab Faraj, che è sopravvissuta riportando una ferita alla testa, come ha confermato il Ministero della Salute libanese.

In un lungo articolo dedicato a Khalil pubblicato questa mattina sulle pagine del giornale per cui lavorava, i colleghi la definiscono una "martire". "Amal non era una semplice portatrice di notizie, ma una voce e un'immagine traboccanti di vita e di vigore per un popolo che offre esempio di attaccamento alla terra e di disponibilità al sacrificio per essa", si legge.

Oggi, nella città di Baysariye, si sono svolti i funerali a cui hanno preso parte gli amici e i familiari della giornalista. Tra loro c'è anche la sorella Zainab, ritratta mentre stringe a sé il quotidiano con la foto di Amal e il casco che indica la presenza di giornalisti nelle zone di guerra. Una tutela che però in Libano non è stata sufficiente.

Zainab, la sorella di Amal Khalil durante il funerale
Zainab, la sorella di Amal Khalil durante il funerale

I media israeliani: "Era filo-Hezbollah"

A confermare il ritrovamento della giornalista sono state proprio le Forze di Difesa Israeliane. L'Idf ha affermato di aver agito contro i militanti di Hezbollah che avevano oltrepassato la nuova "linea di sicurezza" tracciata in queste settimane. L'esercito ha anche fatto sapere che i dettagli relativi agli attacchi contro i giornalisti sono al momento "sotto esame".

I media israeliani, come il Times of Israel, nel dare la notizia della morte hanno definito il quotidiano per cui lavorava Khalil come "filo-Hezbollah". Proprio il giornale israeliano riporta la versione dei militari: "I terroristi hanno oltrepassato la linea di difesa avanzata e si sono avvicinati alle forze in un modo che costituiva una minaccia immediata. Dopo essere stati identificati come responsabili di una violazione del cessate il fuoco". L'aviazione ha quindi colpito uno dei veicoli e poi un edificio "in cui i terroristi si sono rifugiati". Tra i morti però non c'erano terroristi, ma una giornalista che stava raccontando proprio le atrocità di quei raid.

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