Perché l’hantavirus è diverso dal Covid, Rezza: “Il prossimo mese sarà decisivo per capire come si comporta”

Sono trascorse solo poche ore dall'arrivo a Tenerife della nave da crociera MV Hondius, dove è stato registrato un focolaio di hantavirus (ceppo Andes), ma già si rincorrono le notizie sui due passeggeri risultati positivi ai primi test. Un passeggero francese e uno statunitense. Sebbene – vale la pena specificarlo – l'Organizzazione mondiale della salute (Oms) continui a ribadire che il rischio per la popolazione globale resta basso e molto basso per l'Europa, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha diffuso linee guida piuttosto rigide sulle misure di prevenzione e contenimento che i vari Stati dovranno applicare ai passeggeri. Tutti infatti via precauzionale dovranno essere tutti considerati "contatti ad alto rischio" e mettersi in auto-quarantena per 42 giorni dall'ultimo contatto con il virus, stabilito al 6 maggio 2026. Per questo motivo sono state fortemente criticate le dichiarazioni di un funzionario dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention) secondo le quali gli Stati Uniti avrebbero deciso di non obbligare la quarantena ai 17 passeggeri della MV Hondius che hanno fatto ritorno nel Paese. Per l'infettivologo Matteo Bassetti questa decisione, oltre a negare l'evidenza, rappresenterebbe un vero e proprio attacco ad alcuni capisaldi della medicina moderna.
Anche in Italia il virus è un argomento centrale in questi giorni, soprattutto dopo la notizia del rientro in Italia di quattro persone presenti sullo stesso volo KLM dove è salita – sebbene solo per qualche minuto – la donna olandese deceduta poco dopo all'ospedale di Johannesburg. Ma anche il ministero della Salute ha più volte rassicurato sulla situazione in corso. Proprio ieri a Rai News24 Maria Rosaria Campitiello, capo del dipartimento della prevenzione, ha ribadito: "Non c'è il rischio di una nuova pandemia, non ci troviamo nella stessa situazione del Covid, attualmente non c'è nessun allarme, è un virus diverso dal Covid seppure più letale, a basso contagio".
Fanpage.it ha contatto l'epidemiologo Giovanni Rezza, ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute proprio durante la pandemia, per fare chiarezza sul perché il virus Andes è diverso dal Covid-19 e cosa dobbiamo aspettarci dalle prossime settimane.
Professore, l'Oms ribadisce che la situazione attuale non è paragonabile a quella del Covid-19. Qual è la differenza sostanziale nella trasmissione di questo virus?
Sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, ovvero se è vero quello che abbiamo visto finora, perché purtroppo o per fortuna i focolai di hantavirus registrati finora in Sud America sono pochi, la differenza principale risiede nel fatto che l’infezione da hantavirus verrebbe trasmessa solo da persone già sintomatiche.
Perché questo aspetto è così determinate?
Parliamo di una malattia grave, con un tasso di letalità che può raggiungere il 30%, contagiosa per quello che sappiamo solo da parte di chi è sintomatico, il che dovrebbe rendere più facile identificare i casi e contenere la diffusione rispetto a quello che è accaduto a inizio pandemia, quando persone senza o con pochi sintomi andavano tranquillamente in giro a diffondere il virus. Questo è almeno quello che ci dicono gli organismi internazionali come l'Oms o i Cdc.
C’è uno studio, pubblicato New England Journal of Medicine riguardante un focolaio in Argentina, che ha ricostruito fino a 4 generazioni di contagi. Possiamo davvero essere sicuri che la trasmissiome avvenga solo quando ci sono già i sintomi?
Diciamo che al momento non c'è evidenza contraria: non abbiamo prove che persone senza sintomi possano trasmettere il virus. In Argentina si sono verificate fino a quattro generazioni di casi, con un R0 (l'indice di riproducibilità) non banale, stimato intorno a 2,2 (significa che ogni contagiato ha trasmesso il virus in media a più di due persone). Eppure, con le misure di controllo tradizionali, quell'indice è stato portato sotto l'unità, spegnendo l'epidemia.
Cosa ci dice questo?
Ci dice che con misure di controllo tradizionale si riesce ad arginare il virus. Questo, almeno allora, ha fornito una prova indiretta del fatto che non ci sono persone sane che vanno in giro a infettare gli altri. Poi, chiaramente in biomedicina le certezze assolute non esistono, ma in termini probabilistici sembrerebbe che le cose stiano così e che anche questo focolaio possa essere contenuto.
Perché l’Ecdc ha comunque raccomandato una quarantena di 42 giorni per i passeggeri?
Il periodo è lungo perché bisogna essere estremamente cauti. L’Ecdc ha raccomandato 42 giorni dal momento dell'ultima esposizione al rischio perché questo è il tempo necessario per coprire l'intero arco di incubazione e avere la certezza che persone che abbiano contratto il virus sulla nave non lo trasmettano ad altri. In questi casi è meglio eccedere in prudenza.
Già stamattina sono stati segnalati due casi positivi tra i passeggeri. Era prevedibile?
Sì. Il punto è che sulla nave ci sono state condizioni particolari: per diverso tempo non è stato facile fare la diagnosi del "caso indice" e le misure di isolamento sono scattate solo dopo il secondo caso. È lo stesso motivo per cui che nel prossimo mese potrebbero emergere nuovi casi, non solo di seconda ma anche di terza generazione.
Deve preoccuparci?
Finché si tratta di contatti ravvicinati e prolungati con persone sintomatiche possiamo considerarli normali. Ovvero persone che erano sulla nave e sono state a contatto con i contagiati sintomatici quando ancora non erano state prese le misure di sicurezza. La possibilità che questi si siano contagiati c’è. Ora sarà compito dell’Oms e dei CDC individuare le matrici di contatto di questi possibili nuovi casi e verificare che la catena di contatto sia ricostruibili.
Per avere la certezza assoluta dovremo aspettare ancora circa ancora un mese: se in questo arco di tempo i nuovi casi che emergeranno resteranno confinati ai contatti stretti dei malati già noti, avremo la conferma che il virus si è comportato come previsto. Ma ad oggi tutte le conoscenze che abbiamo su questo virus ci dicono che sarà così.
L’Oms spiega che la trasmissione interumana può avvenire attraverso contatti stretti e prolungati. Cosa significa?
Anche per questo virus la gran parte della trasmissione è dovuta al contatto respiratorio stretto e prolungato. È difficile quantificare con precisione millimetrica quanto tempo serva o quale sia la distanza minima, dobbiamo riconoscere i limiti delle conoscenze attuali. Tuttavia, la contagiosità sembra essere decisamente inferiore rispetto ad altri virus noti.
Sul fronte della protezione individuale, l'Ecdc raccomanda mascherine chirurgiche. Perché non la FFP2?
In generale, per le malattie a trasmissione respiratoria, la mascherina chirurgica è sufficiente per il malato, perché blocca l'emissione delle goccioline di saliva a distanza. Per la persona sana (suscettibile) che deve entrare in contatto con il malato, se vuole stare più tranquilla, è consigliabile almeno una FFP2.
In Italia sono stati segnalati quattro casi sotto osservazione. Qual è il rischio reale?
Direi che il rischio è più teorico che reale, lo definirei infinitesimale. Da quanto emerge, non hanno avuto contatti diretti con la signora malata, che tra l’altro è rimasta sull’aereo solo pochi minuti, ma si trovavano semplicemente sullo stesso aereo, e pare fossero anche distanti dalle file occupate dalla persona malata. Tuttavia, in queste fasi è corretto eccedere nella cautela e applicare protocolli rigorosi anche se il rischio appare remoto.