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Focolaio di hantavirus su MV Hondius: la possibile dinamica del contagio e il ceppo coinvolto spiegati dal prof Lopalco

A bordo della nave da crociera MV Hondius è in corso un focolaio di hantavirus che ha provocato tre vittime. L’epidemiologo Pierluigi Lopalco spiega a Fanpage.it la possibile dinamica dei contagi e il potenziale ceppo coinvolto, che potrebbe essere stato portato a bordo da un passeggero salito in Sud America.
Intervista a Pierluigi Lopalco
Epidemiologo e docente ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università del Salento
A cura di Andrea Centini
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A sinistra il professor Pierluigi Lopalco, a destra la MV Hondius, la nave da crociera dove è in corso il focolaio di hantavirus
A sinistra il professor Pierluigi Lopalco, a destra la MV Hondius, la nave da crociera dove è in corso il focolaio di hantavirus

Sulla nave da crociera MV Hondius con 147 persone bordo è scoppiato un focolaio di infezioni da hantavirus, un virus che circola naturalmente in alcune specie di topo selvatico e che, in caso di contagio umano, può provocare una rara e grave malattia ad alta letalità chiamata “Sindrome polmonare da hantavirus”. È la stessa che uccise Betsy Arakawa, la moglie di Gene Hackman, anch'egli trovato morto in casa a febbraio del 2025. Nel momento in cui stiamo scrivendo, a bordo della MV Hondius si registrano in tutto sette casi di infezione tra sospetti e confermati, con tre decessi e due membri dell'equipaggio in gravi condizioni ancora a bordo dell'imbarcazione.

Dopo il rifiuto di far sbarcare i passeggeri a Capo Verde, che non ha le strutture necessarie per gestire in sicurezza una simile emergenza, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il governo spagnolo hanno trovato un accordo per far giungere la nave da crociera alle isole Canarie, dove è stato predisposto un piano ad hoc per accogliere malati e passeggeri posti in isolamento, che non prevede contatti con la popolazione locale. Dovrebbe attraccare nei prossimi 3 o 4 giorni. Per comprendere meglio le dinamiche di un simile focolaio a bordo di una nave, i potenziali sviluppi e la pericolosità del virus, Fanpage.it ha contattato il professor Pierluigi Lopalco, epidemiologo e docente ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università del Salento. Ecco cosa ci ha raccontato.

Professor Lopalco, l'OMS indica che un passeggero avrebbe preso l'infezione a terra e che poi l'avrebbe trasmessa alle altre persone a bordo. In genere non è rara la trasmissione da uomo a uomo di questo virus?

Se non sbaglio questo passeggero si era imbarcato in Sud America, dove circola un ceppo particolare di hantavirus. È più aggressivo rispetto ad altri ceppi e ciò spiegherebbe anche questa letalità particolarmente alta. Da quanto si apprende, infatti, circa la metà delle persone infettate ha avuto forme gravi e sono morte. Poi questo ceppo potrebbe avere anche la caratteristica di una maggiore contagiosità, che porta a pensare a un contagio da persona a persona.

Di che tipo?

Contatto stretto, non respiratorio. In un ambiente come quello di una nave, che favorisce i contatti stretti, si può immaginare anche la contaminazione di superfici. Da quanto si legge effettivamente i tempi di incubazione sono compatibili. Questo passeggero si è imbarcato il primo aprile e il 6 aprile ha iniziato a star male. Quindi è difficile immaginare che abbia contratto la malattia a bordo. È molto più probabile che l'abbia manifestata e abbia contagiato altre persone e poi magari contaminato pure l'ambiente.

Le persone malate e decedute non erano tutte “vicine”. Ci sarebbero sia passeggeri che membri dell'equipaggio tra i contagiati.

Sì, per questo magari si può pensare a una contaminazione ambientale. I dettagli non li conosciamo, ma i membri dell'equipaggio potrebbero essere persone che facevano le pulizie e in qualche maniera sono entrate in contatto con le superfici contaminate. Però siamo sempre nel campo delle ipotesi, ovviamente. Chi sta facendo l'indagine sicuramente avrà degli elementi maggiori per poi capire qual è stata la dinamica.

Si dice che una nave da crociera sia il posto peggiore in assoluto dove ammalarsi gravemente

Sicuramente, anche perché qui stiamo parlando di una malattia molto impegnativa. Sono delle infezioni che possono dare anche delle forme emorragiche e per le quali c'è bisogno di un supporto medico intenso. Non è una malattia che si tratta solo con antiinfiammatori e antifebbrili. Se appunto si presentano manifestazioni emorragiche, l'intervento sanitario deve essere molto intensivo.

A bordo ci sarebbero ancora due persone malate in modo serio. Cosa possiamo aspettarci dall'evoluzione di questo focolaio nei prossimi giorni?

Se la dinamica è questa, con appunto un caso indice e poi una propagazione sulla nave, il focolaio si spegnerà molto presto. Nel caso in cui fosse stata una nave con un'infestazione, come si pensava all'inizio, ci sarebbero state più persone infettate. Ma nella possibilità di un contagio da persona a persona questo è sicuramente un episodio che si autolimita.

Quindi ritiene che non ci sarà un peggioramento della situazione?

Se la modalità è quella è difficile pensare con questo tipo di virus ad una espansione ulteriore del focolaio.

Perché l'hantavirus è così pericoloso?

Si tratta di uno dei tanti virus che conosciamo che danno queste forme gravi. Si tratta appunto di virus che circolano negli animali, però quando occasionalmente colpiscono l'uomo lo colpiscono in maniera così grave.

Con un tasso di letalità molto alto

Anche così alto, sì. Nei precedenti focolai che sono stati registrati proprio in quell'area del Sud America, effettivamente si è arrivati anche a tassi di letalità del 40-50 percento.

Come mai non ci sono ancora un vaccino o una cura specifica per l'infezione da hantavirus?

Perché è una malattia molto rara. Per queste tipologie virali che sono limitate a casi molto sporadici non si è pensato allo sviluppo di un vaccino.

Si parla molto di vaccini universali, pensa che possano dare una protezione anche contro questo hantavirus?

No. Generalmente per difendersi da una malattia di questo genere ci sarebbe bisogno di un vaccino specifico, creato appositamente, che però appunto non viene fatto proprio per la rarità dell'infezione. Trattandosi di episodi particolarmente rari, non si è mai sviluppato un filone di ricerca tale da portare poi alla creazione di un vaccino.

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