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Le ipotesi dietro la misteriosa malattia in Burundi, Rezza: “Sintomi coerenti anche con avvelenamento”

Da fine marzo 2026 in Burundi si è sviluppato un focolaio di quella che sembra essere una malattia grave ma non ancora identifica. A Fanpage.it l’epidemiologo Giovanni Rezza, ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, ha spiegato quali sono le possibili ipotesi da tenere in considerazione in queste circostanze.
Intervista a Prof. Giovanni Rezza
Epidemiologo ed ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute
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In Burundi, in Africa orientale, è in corso un focolaio di una malattia grave (almeno così sembra) che in nemmeno due settimane – il primo caso segnalato risale al 31 marzo 2026 – ha causato già cinque decessi e 35 contagiati confermati. Ne ha dato conferma l'11 aprile l'Organizzazione Mondiale della Sanità, spiegando che le autorità locali stanno eseguendo tutte le operazioni necessarie per identificare la causa e allo stesso tempo isolare i casi confermati o sospetti. Il focolaio per il momento sembra essere confinato al distretto di Mpanda, nel nord del Paese.

Come abbiamo spiegato in questo approfondimento di Fanpage.it, per ora non sappiamo molto di questa malattia misteriosa, se non che causa sintomi piuttosto gravi. Quelli osservati finora comprendono febbre, vomito, diarrea, sangue nelle urine, affaticamento e dolore addominale, ma anche ittero e anemia nei casi più gravi.

Anche se infatti la sintomatologia potrebbe far pensare a una febbre emorragica, le analisi di laboratorio condotte finora hanno escluso molte delle malattie indiziate. Nello specifico, gli esami hanno dato esito negativo per gli agenti patogeni di Ebola, malattia da virus Marburg, febbre emorragica di Crimea-Congo, febbre della Rift Valley e febbre gialla. Fanpage.it ha contattato il professor Giovanni Rezza, epidemiologo ed ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, per inquadrare meglio le notizie in arrivo dal Burundi.

Professore, siamo davanti a un focolaio che sembra apparso dal nulla. È un evento che può verificarsi o è una circostanza senza precedenti?

Sì, non solo può verificarsi, è già successo. Soprattutto perché parliamo di una regione, molto vicina alla Repubblica del Congo, endemica per molte malattie febbrili, comprese le febbri emorragiche.

I sintomi osservati finora fanno pensare proprio a una febbre emorragica, giusto?

Sì, sono molto simili sia a quelli delle febbri emorragiche, che a quelli della febbre gialla: nei casi più gravi è stata infatti segnalata anche la comparsa di ittero, un sintomo tipico della febbre gialla.

Però molte di queste malattie ipotizzate in un primo momento sono state escluse degli esami fatti finora…

Il punto è proprio questo. I test fatti per queste due possibili cause, così come quelli per altre malattie probabili, tra cui Ebola e virus Marburg, sembrano esseri negativi.

Perché la Ministra della Salute del Burundi Lydwine Badarahana l'ha definita una "notizia rassicurante"?

Sicuramente da una parte è un dato positivo che la causa non sia una di queste malattie infettive gravi, ma è altrettanto vero che anche la malattia misteriosa che ha innescato questo focolaio non è da sottovalutare. Non dimentichiamoci che ha già causato cinque morti. Ecco perché è importante che vengano fatte ulteriori analisi sulle cause di quello che sta succedendo.

Con i dati che abbiamo quali sono le ipotesi più verosimili adesso?

Una risposta certa è impossibile. Per prima cosa bisogna capire se i test fatti finora son attendibili al 100% o se andranno ripetuti. Se saranno comunque negativi, le ipotesi in gioco sono diverse. È vero che alcune malattie sono state escluse, ma la lista di agenti patogeni da testare è ancora lunga. Sempre se parliamo di una malattia.

Se non si tratta di una malattia, allora cosa può avere causato questi sintomi?

Dal mio punto di vista, oltre a ipotizzare i possibili agenti patogeni, non escluderei altre cause, tra cui l'ipotesi che si tratti di intossicazione, avvelenamento alimentare o da sostanze chimiche. Questi infatti possono manifestarsi con sintomi simili a quelli che stiamo vedendo in Burundi. Il vomito e l'ittero testimoniano un grave insulto all'apparato gastroenterico, compreso il fegato, così come esistono alcune sostanze chimiche, tra cui anche gas, che possono causare sintomi emorragici.

Come si procederà adesso?

È possibile che vogliano ripetere i test su campioni diversi o in laboratori differenti. Però la lista delle malattie da testare è ancora lunga. Dobbiamo anche considerare malattie che pur non essendo tipiche di quell'area sono attive in zone vicine. Quindi magari non sono tra le prime indiziate, ma non sono nemmeno da escludere a priori. È già successo in Africa con altre malattie, ad esempio con la grave epidemia di Ebola scoppiata nel 2014 in Africa Occidentale, dove era completamente inaspettata, perché eravamo abituati a considerare questo virus comune dell'Africa centrale.

È possibile che la causa sia un agente patogeno noto, ma mutato e quindi in quanto tale sia in grado di "sfuggire" al test? 

In teoria potrebbe succedere, ma per non essere riconosciuto il virus dovrebbe mutare molto, e proprio in quelle porzioni di RNA virale che si vanno a cercare. È un'ipotesi più rara, ma possibile.

Potrebbe trattarsi anche di un virus completamente nuovo?

Chiaramente se rimaniamo sul piano delle ipotesi, l'opzione del salto di specie, ovvero che un virus in circolazione in una determinata specie possa mutare e diventare in grado di contagiare l'uomo. Dai sintomi emersi finora comunque non ci sono sintomi respiratori quindi, sempre nel caso sia una malattia, non sembrerebbe di tipo respiratorio o influenzale.

Come potrebbe essere identificato un eventuale nuovo virus o batterio?

Oltre ai normali test PCR, si possono fare colture cellulari su materiale organico per vedere se cresce qualcosa di nuovo, un virus ancora da identificare.

C'è il rischio di una diffusione oltre i confini?

Per ora è presto per dirlo. Diciamo che le maggiori pandemie arrivate in Occidente sono qausi sempre arrivate da Est o da Ovest, quasi mai dal Sud, e quindi dall'Africa. Ma chiaramente, soprattutto in epoca postpandemica, ogni focolaio va monitorato con attenzione.

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