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Hantavirus Andes, i casi fuori dalla nave MV Hondius diventano il nodo per l’OMS: “Monitorare sintomi precoci”

L’OMS segue il tracciamento dei contatti legati al focolaio sulla MV Hondius, che coinvolge anche l’Italia dopo il monitoraggio attivato su quattro passeggeri transitati su un volo KLM collegato a uno dei casi confermati. Il ceppo Andes è l’unico hantavirus noto per la trasmissione da persona a persona e le autorità sanitarie invitano a prestare attenzione ai sintomi precoci dell’infezione, tra cui febbre, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali.
A cura di Valeria Aiello
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La MV Hondius, la nave da crociera al centro del focolaio di hantavirus Andes seguito dall’OMS. Credit: LaPresse
La MV Hondius, la nave da crociera al centro del focolaio di hantavirus Andes seguito dall’OMS. Credit: LaPresse

Il focolaio di hantavirus Andes collegato alla MV Hondius non riguarda più soltanto le persone a bordo della nave. Nell’ultimo aggiornamento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha segnalato otto casi tra passeggeri ed ex passeggeri, sei dei quali confermati in laboratorio come virus Andes, inclusi tre decessi. Tra i pazienti ricoverati figurano un caso in Sudafrica, due nei Paesi Bassi, uno a Zurigo, in Svizzera, e un ulteriore caso sull’isola di Tristan da Cunha, nell’Atlantico meridionale, riferito dall’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (UKHSA). Ma a preoccupare le autorità sanitarie è anche il tracciamento internazionale dei contatti, che coinvolge i passeggeri sbarcati e le persone entrate in contatto con casi prima che venisse lanciato l’allarme sanitario.

Nel monitoraggio rientrano i passeggeri del volo KLM tra Johannesburg e Amsterdam sul quale era salita, per alcuni minuti, una donna che aveva lasciato la MV Hondius a Sant’Elena. La donna, già sintomatica, era però stata fatta scendere dall’aereo pochi minuti prima del decollo per fomle sue condizioni di salute ed è poi morta in Sudafrica a causa dell’infezione. Quattro passeggeri di quel volo sono arrivati con una coincidenza per Roma in Italia, dove il Ministero della Salute ha attivato le procedure di sorveglianza sanitaria “nel principio di massima cautela”.

A rendere particolarmente delicata la gestione del focolaio è il fatto che il ceppo Andes, identificato in tutti i casi confermati in laboratorio, rappresenta un’eccezione tra gli hantavirus. Si tratta infatti dell’unica variante che si trasmette da persona a persona, descritta soprattutto in cluster di contatti stretti durante la fase iniziale della malattia, quando compaiono i primi sintomi simil-influenzali.

L’infezione può manifestarsi inizialmente con febbre, forti dolori muscolari, stanchezza, mal di testa e disturbi gastrointestinali come nausea, vomito e diarrea. Nei casi più gravi, come indicato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il quadro clinico può peggiorare rapidamente fino a provocare tosse, difficoltà respiratoria e accumulo di liquidi nei polmoni, complicanze associate alla sindrome polmonare da hantavirus (HPS), una forma potenzialmente fatale con un elevato tasso di mortalità.

Perché il ceppo Andes rende delicata la gestione del focolaio

A differenza degli altri hantavirus conosciuti, il ceppo Andes è stato associato in diversi studi epidemiologici a episodi documentati di trasmissione da persona a persona. I casi descritti in Sud America hanno riguardato soprattutto contatti stretti e prolungati durante la fase iniziale della malattia, quando i sintomi possono essere ancora confusi con quelli di un’influenza o di altre infezioni respiratorie. Uno studio su un’epidemia dello stesso ceppo registrata in Argentina nel 2018 e nel 2019 ha però segnalato l’esistenza di possibili “superdiffusori”, persone in grado di trasmettere il virus a un maggior numero di contatti.

Queste caratteristiche rendono particolarmente delicata la gestione del focolaio legato alla MV Hondius. Una parte dei passeggeri – in totale 29 persone sbarcate sull’isola di Sant’Elena- aveva infatti già lasciato la nave e iniziato nuovi spostamenti internazionali prima della conferma dell’hantavirus e dell’identificazione del ceppo Andes attraverso test PCR e sequenziamento genetico. A complicare ulteriormente il monitoraggio contribuiscono anche i lunghi tempi di incubazione del virus, che possono variare da una a otto settimane, e che la trasmissione interumana è associata alla fase prodromica iniziale, cioè ai giorni in cui compaiono i primi sintomi di infezione.

L’OMS ha precisato che è attualmente in corso il tracciamento dei contatti dei passeggeri, invitati a monitorare autonomamente l’eventuale comparsa di sintomi. Ulteriori indagini epidemiologiche sono concentrate sia sulla possibile esposizione del primo caso — l’uomo olandese che si era imbarcato sulla nave il 1° aprile dopo oltre tre mesi trascorsi tra Argentina, Cile e Uruguay, poi morto a bordo l’11 aprile — sia sulla fonte dell’infezione, oggetto di verifiche in corso con la collaborazione delle autorità argentine e cilene.

La MV Hondius è ora diretta verso Tenerife, nelle Isole Canarie, dove domenica 9 maggio è previsto lo sbarco dei passeggeri. A bordo si trova anche un medico italiano dello staff sanitario dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), salito sulla nave a supporto delle attività assistenziali legate all’emergenza. Secondo quanto riferito all’Associated Press da Virginia Barcones, responsabile dei servizi di emergenza spagnoli, i passeggeri saranno condotti in un’area “completamente isolata e transennata”.

Quali sintomi vengono monitorati nei contatti del focolaio

Le autorità sanitarie stanno chiedendo ai passeggeri della MV Hondius e alle persone entrate in contatto con i casi confermati di monitorare l’eventuale comparsa di sintomi nelle settimane successive alla possibile esposizione al virus. Le indicazioni diffuse dall’OMS raccomandano anche una frequente igiene delle mani e invitano a prestare attenzione a segnali precoci di infezione, tra cui mal di testa, vertigini, brividi, febbre, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale.

Secondo l’OMS, nella fase iniziale l’infezione può essere facilmente confusa con altre malattie influenzali o respiratorie, rendendo più complessa l’identificazione tempestiva dei casi. In presenza di sintomi sospetti o di un’improvvisa difficoltà respiratoria, viene raccomandato di informare immediatamente le autorità sanitarie e autoisolarsi fino alla valutazione medica. In caso di sintomi respiratori, le indicazioni prevedono inoltre il rispetto delle norme di igiene respiratoria e l’utilizzo di una mascherina chirurgica.

L’OMS sottolinea che la trasmissione interumana osservata nelle precedenti epidemie del ceppo Andes è rimasta limitata e associata soprattutto a contatti stretti e prolungati. Tuttavia, nel caso della MV Hondius, l’ambiente della nave viene considerato un fattore di rischio aggiuntivo per la presenza di spazi condivisi, alloggi ristretti e interazioni ravvicinate tra passeggeri ed equipaggio. Per questo motivo l’Agenzia delle Nazioni Unite valuta moderato il rischio sanitario legato alla nave, pur continuando a considerare basso il rischio per la popolazione a livello globale.

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