Energia, Meloni in Azerbaigian: la premier prepara la missione a Baku per aumentare le forniture di gas

Parola d'ordine: diversificare. Dopo il viaggio a sorpresa nel Golfo Persico prima di Pasqua, e dopo l'ennesima chiusura dello Stretto di Hormuz in risposta alla prosecuzione del blocco statunitense sui suoi porti, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si prepara a volare a Baku tra due settimane, il 5 maggio, per "garantire che l'Italia non abbia contrazioni nell'approvvigionamento delle sue risorse energetiche fondamentali", nell'ottica di una diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
La premier aveva annunciato il viaggio già lo scorso 9 aprile, durante l'informativa tenuta alle Camere. Oltre all'aver espresso solidarietà ai Paesi che dallo scorso 28 febbraio sono stati coinvolti nella guerra in Iran, Meloni ha ricordato di aver lavorato "per assicurare gli approvvigionamenti energetici, in particolare di petrolio, indispensabili da un'area che garantisce circa il 15% del nostro fabbisogno nazionale. Con lo stesso spirito, mi ero anche recata in Algeria per rafforzare con il Presidente Tebboune la partnership strategica che lega le nostre Nazioni, e concordare con le autorità di Algeri l'aumento delle forniture di gas naturale verso l'Italia. E così farò recandomi, presto, anche in Azerbaigian, ma anche sostenendo lo sviluppo di risorse energetiche assieme ai partner del continente africano", aveva detto in Aula. E ieri ha ribadito l'appuntamenti in agenda, parlando dal palco dell'assemblea nazionale di Federalberghi: "Da quando è scoppiata questa crisi ci siamo occupati" di energia, "io me ne sono personalmente occupata recandomi prima in Algeria, recandomi poi nei Paesi del Golfo a garantire che questa nazione non avesse contrazioni intanto nell'approvvigionamento delle sue risorse energetiche fondamentali. La stessa cosa che farò in Azerbaigian tra un paio di settimane".
Lo Stretto di Hormuz resta chiuso: cosa farà il governo italiano
Per capire l'entità della crisi, bastano alcune cifre: attraverso lo Stretto di Hormuz largo appena 33 chilometri transita circa il 14% di tutto il greggio mondiale e una quota significativa del gas naturale liquefatto globale. Quando quel passaggio si chiude, non è solo una questione di prezzi che salgono alle borse internazionali. È una rottura nella catena di approvvigionamento che produce incrementi dei prezzi per chi fa la spesa, per chi accende il riscaldamento, per chi guida un camion.
Il petrolio ha superato i 100 dollari al barile con rialzi tra il 7 e l'8%, mentre il gas sui mercati europei ha fatto un balzo di oltre il 10%. Il gasolio è ormai stabilmente sopra i 2 euro al litro.
Il governo italiano quindi intende muoversi su due fronti, rispetto alla crisi internazionale: da una parte, come ribadito dalla presidente del Consiglio al vertice dei volenterosi di Parigi, c'è l'impegno dell’Italia a un eventuale missione navale difensiva, dopo un consolidato cessato il fuoco e su autorizzazione parlamentare. E su questo punto il ministro della Difesa Crosetto ha fatto sapere che otto cacciamine italiane potrebbero raggiungere lo scacchiere mediorientale entro ventuno giorni dal via libera delle Camere. Dall'altra c'è l'imminente missione di Meloni a Baku, per incrementare gli approvvigionamenti di gas.
Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, dopo aver annunciato venerdì una riapertura della rotta marittima, attraverso cui passa normalmente circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas, Teheran ci ha ripensato, ripristinando le restrizioni. Poco dopo l'annuncio, almeno tre navi commerciali che tentavano di attraversare lo stretto sono state raggiunte da spari, mentre i Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito che qualsiasi tentativo di avvicinamento sarà considerato come una forma di cooperazione con il nemico e dunque ci sarà una reazione. Solo due giorni fa l'annuncio della riapertura dello Stretto aveva fatto tirare un sospiro di sollievo ai mercati finanziari e determinato un netto calo dei prezzi del petrolio, ma il nuovo irrigidimento ora rischia di provocare un nuovo terremoto alla riapertura dei mercati.
Perché una visita di Meloni in Azerbaigian: gli obiettivi della missione
Dall'Azerbaigian arrivano ogni anno il 16-17% del fabbisogno nazionale di petrolio e gas. Quest'ultimo arriva dal Tap (Trans Adriatic Pipeline) gasdotto di quasi 900 Km che trasporta metano dal Paese fino alle coste pugliesi di Melendugno, passando per la Grecia, per l'Albania, e attraverso il mar Adriatico. Dal Tap arrivano in Italia circa 11 miliardi di metri cubi di gas all'anno, sui circa 60 che importiamo, ricostruisce oggi La Stampa. Anche se non tutto il gas che arriva dall'Azerbaigian attraverso il Tap resta poi nel nostro Paese, ma una quota viene veicolata sui mercati europei.
L'obiettivo del governo sarebbe quello di aumentare questa fornitura, facendo arrivare tramite il gasdotto almeno due miliardi in più di metri cubi di gas all'anno, arrivando magari fino a 15 miliardi, pari a un quarto del nostro fabbisogno complessivo. Se si intervenisse sull'infrastruttura, la capacità potrebbe salire fino a venti miliardi all'anno, ma probabilmente il Paese non sarebbe in grado di venderci gas in questa quantità.
Ieri il ministero dell'Energia azero, ha fatto sapere che nel periodo gennaio-marzo 2026, l'Azerbaigian ha esportato 6,5 miliardi di metri cubi di gas naturale, con un aumento dell'8,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nello stesso trimestre la produzione complessiva di gas nel Paese è rimasta stabile a 12,6 miliardi di metri cubi. Di questi, 6,9 miliardi di metri cubi provengono da Shah Deniz, 3,5 miliardi dal blocco Azeri-Chirag-Guneshli, 0,4 miliardi dal giacimento di Absheron e 1,8 miliardi da Socar. Quanto alle esportazioni, 3 miliardi di metri cubi sono stati destinati all'Europa, 2,4 miliardi alla Turchia – di cui 1,5 miliardi attraverso il gasdotto Tanap -, 0,8 miliardi alla Georgia e 0,3 miliardi alla Siria.
E poi c'è la questione petrolio. Il nostro Paese, ricorda la Stampa, è il primo compratore di greggio azero, con il 45% dell'intero export, "circa 10 milioni di tonnellate all'anno, che vende fra gli altri alla famiglia Moratti", scrive la Stampa. Il nodo di un accordo per le aumento di forniture energetiche potrebbe riguardare il settore della Difesa: tra Baku e Roma è già in vigore un accordo di cooperazione militare dal 2017, che ha portato all'acquisto di due aerei tattici C-27J di Leonardo. Ora gli azeri potrebbero essere interessati ad allargare i propri acquisti da Leonardo.
Il M5s rilancia sul gas russo
In questo quadro sempre più complesso stiamo assistendo da giorni a un dibattito sulla richiesta, avanzata in particolare dal M5s, sulla possibilità di ripristinare gli acquisti di gas da Mosca per calmierare i prezzi. "Da subito ho condannato l’aggressione di Putin, sono stato favorevole alle sanzioni e lo sono tuttora. Ma la propaganda distorcente che mi ha calunniato trascura i quattro anni di fallimenti di coloro che hanno scommesso sulla sconfitta militare della Russia, sul cambio di regime, sul crollo dell’economia russa; anziché investire sulla diplomazia, e raggiungere un accordo oggi tanto più necessario, perché dobbiamo tornare in prospettiva a comprare gas russo", ha ribadito il presidente del M5S, Giuseppe Conte, in un'intervista al Corriere della Sera. Una posizione che non è condivisa dal Pd e dalla segretaria del Pd Elly Schlein, perché "ne tratterebbe profitto Putin", e che invece sarebbe vista di buon occhio da Matteo Salvini, "visto che non siamo in guerra contro la Russia".
Unimpresa a favore del viaggio di Meloni a Baku: "Taglio accise non basta"
Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, ha commentato con un comunicato l'annunciata missione di Meloni in Azerbaigian: "Per le piccole e medie imprese che rappresentiamo, ogni giorno di chiusura dello stretto si traduce in costi reali e insostenibili: bollette più care, gasolio oltre i 2 euro al litro, catene di fornitura sotto pressione. In questo contesto, l'azione del governo non è diplomazia astratta: è difesa diretta della competitività del nostro sistema produttivo".
"Chiediamo che a questa mobilitazione sul fronte internazionale si affianchi con la stessa urgenza un pacchetto strutturale di misure domestiche: il taglio delle accise non basta, servono strumenti stabili di sostegno al credito, alla liquidità e ai costi energetici per le imprese che stanno reggendo l'urto di una crisi che non hanno generato. L'Azerbaigian può essere un tassello importante. Ma le aziende italiane hanno bisogno di risposte anche adesso, mentre aspettano che la diplomazia faccia il suo corso", ha aggiunto Longobardi.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, le bollette dell'energia potranno essere fino al 37% più care, la benzina e il gasolio in ulteriore rialzo, i bilanci delle imprese di trasporto al limite della sostenibilità. Queste le conseguenze per famiglie e aziende italiane della nuova chiusura dello stretto di Hormuz, tornato sotto controllo iraniano dopo il fallimento del tentativo di riapertura dei giorni scorsi.
Per le famiglie italiane le stime indicano rincari del 30% sulle bollette elettriche e del 37% sul gas, con un aggravio annuo di oltre 250 euro a nucleo. Le imprese sono colpite su più fronti, e il settore più esposto è l'autotrasporto.: costi energetici in crescita, catene logistiche allungate dalle rotte alternative via Capo di Buona Speranza e contratti di fornitura stipulati prima della crisi che non reggono più i nuovi listini.