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Il piano del governo Meloni per mandare le navi cacciamine italiane nello Stretto di Hormuz

Il governo Meloni ha confermato che l’Italia è disponibile a inviare due navi cacciamine – con il supporto di una fregata militare – nello Stretto di Hormuz. La missione potrebbe partire anche senza il via libera formale dell’Onu e senza la partecipazione degli Stati Uniti. Prima però si aspetterà che arrivi un cessate il fuoco più stabile. E il governo chiamerà in causa il Parlamento.
A cura di Luca Pons
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La principale novità emersa dal vertice dei leader di ieri a Parigi sullo Stretto di Hormuz (nelle ultime ore tornato chiuso), per quanto riguarda l'Italia, è che il governo Meloni è pronto a unirsi a una missione dei cosiddetti Paesi "Volenterosi" anche se tra i partecipanti non ci saranno gli Stati Uniti. L'incontro ha coinvolto quasi 50 Paesi, inclusi Cina e India, mentre sono rimasti fuori quelli direttamente coinvolti nella guerra che tocca lo Stretto: Usa, Israele, Iran.

Al termine Giorgia Meloni, che era in presenza insieme al francese Macron, il britannico Starmer e il tedesco Merz, ha fatto sapere che il suo Paese è disponibile a partecipare a un'iniziativa per garantire la libertà di navigazione nello Stretto. Ovvero a mandare delle navi militari italiane nell'area. Con due premesse importanti: nessun intervento prima che ci sia un cessate il fuoco stabile; e, a quel punto, solo per la rimozione delle mine che sono state piazzate in mare, e che rischiano di bloccare il passaggio anche dopo la guerra.

Le navi italiane cacciamine nello Stretto di Hormuz

Si parla di navi cacciamine, che sondano i fondali marini grazie all'eco di onde sonar, e così rilevano eventuali esplosivi. A quel punto lanciano un drone telecomandato che viaggia sottacqua e, con le sue telecamere, permette di farsi un'idea più chiara della mina in questione. Come ultima fase, se necessario, intervengono gli artificieri subacquei della Marina militare, che naturalmente sono specializzati in ordigni di questo tipo.

L'Italia dispone di diverse navi di questo tipo, otto in tutto, con base a La Spezia, e due sono già operative in acqua. Si tratterebbe di indirizzare due di questi cacciamine verso lo Stretto di Hormuz, e poi mettere i militari in azione per liberare il passaggio dagli esplosivi. In aggiunta, alla missione dovrebbe partecipare una terza imbarcazione, una fregata, perché i cacciamine hanno quasi sempre bisogno di un supporto logistico in mare a cui fare riferimento.

Giorgia Meloni ha già fatto sapere che in ogni caso le navi saranno messe a disposizione "sulla base di un’autorizzazione parlamentare, come previsto dalle regole costituzionali". Il Parlamento dovrà quindi dibattere e votare per la partecipazione italiana alla missione, che dovrà essere in tutti i casi "difensiva". Il passaggio parlamentare permetterà di discutere pubblicamente gli obiettivi dell'iniziativa, e chiamerà in causa anche le opposizioni, che dovranno decidere come schierarsi.

Meloni continua ad allontanarsi da Trump e riabbraccia Macron

Il vertice su Hormuz è stata anche la prima significativa uscita internazionale di Meloni dopo gli attacchi che le ha rivolto Donald Trump, e una delle prime in ambito europeo da quando il governo italiano ha iniziato ad allontanarsi, più o meno gradualmente, dal rapporto strettissimo con il tycoon statunitense. Gli effetti si sono visti.

Non è difficile ricordare quando, nell'ambito degli incontri dei "Volenterosi" sull'Ucraina, Meloni si limitava a partecipare da remoto o inviava altri esponenti del governo. Più volte, in quei casi, la premier aveva sottolineato che qualunque iniziativa doveva prevedere la partecipazione degli Stati Uniti. Questa volta, le cose sono cambiate. Nel suo discorso, la premier non ha mai ringraziato Trump (l'unico a farlo è stato il tedesco Merz). E soprattutto, ha dato il suo via libera a una missione che per il momento è del tutto autonoma rispetto agli Usa.

Dall'altra parte, la presidente del Consiglio sembra anche più che disposta a fare a meno dell'Onu. Se le Nazioni unite non ‘benediranno' la missione dei Volenterosi con una risoluzione ufficiale, il progetto andrà avanti lo stesso. Resta da vedere se questo suo ri-posizionamento internazionale darà i suoi frutti (e anche se i partner europei e gli elettori italiani saranno disposti a dimenticare anni in cui Meloni è stata la più accesa sostenitrice di Donald Trump).

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