Bonelli: “Il piano del governo sul nucleare è una truffa, Meloni ci dica se vuole usarlo per scopi militari”

Il piano del governo sul nucleare "è una truffa e una grande presa in giro di chi non ha idee per l'Italia e non vuole investire sulle rinnovabili", lo dice a Fanpage.it il leader di Alleanza Verdi-Sinistra Angelo Bonelli, commentando l'ultima accelerata impressa dal centrodestra alla legge delega sul nucleare. Il testo è ora in discussione nelle commissioni Ambiente e Attività produttive di Montecitorio, dove l'emendamento di Avs che chiedeva di limitare l'uso ai soli scopi civili nella ricerca e nella produzione di energia è stato bocciato. Per Bonelli questa mossa da parte della maggioranza nasconde un ragionamento ben preciso: aprire la porta all'uso militare del nucleare.
Ci spiega meglio che cos’è successo con l'emendamento e quali possono essere le conseguenze di questa bocciatura?
Hanno bocciato un emendamento che pensavamo potesse essere tranquillamente approvato dalla maggioranza. Qual è la ragione di questa bocciatura? Penso che Giorgia Meloni dovrebbe dare una risposta. Evitare di limitare la ricerca e la produzione del nucleare a scopi civili significa che questa maggioranza si tiene aperta la porta all'uso militare? È un interrogativo a cui va data una risposta perché un emendamento, che noi pensavamo fosse scontato, in realtà è stato bocciato senza appello.
Meloni sembra decisa a puntare sul dossier nucleare da qui alla fine del suo mandato. Sappiamo che lei si oppone e dunque le chiedo: quali sono i nodi principali del ritorno al nucleare?
Il nodo è essenzialmente economico perché il ritorno al nucleare in Italia, che ne è uscita nel 1987, significa fare una serie di investimenti pubblici onerosi, molto imponenti, che porterebbero il costo dell'energia ad aumentare. Oggi il costo medio del nucleare in Europa sta a 170 euro ora al megawattora, a differenza delle rinnovabili che si aggirano intorno ai 60 euro al megawattora. In tutti i Paesi del mondo dove c'è un nucleare forte, ad esempio la Francia, ci sono stati imponenti investimenti pubblici.
Parlando meglio di di cifre, quanto ci verrebbe a costare?
Mi attengo ai dati dell'Unione Europea. L'Ue ha previsto un aumento dei gigawatt installati di energia nucleare a 109 GW entro il 2050. Attualmente la potenza installata in Europa è pari a 98 GW. Questo ha un costo di 240 miliardi di euro, solo 11 GW. L'Italia ne vuole portare altrettanti. Ci dicano dove prenderanno i soldi. Al di là di questo, ci spieghino perché devono condannare gli italiani a pagare un'energia costosa quando potremmo investire subito in altro. Inoltre, il nucleare per essere realizzato ha bisogno, non solo di investimenti pubblici, ma di una grande quantità di tempo. In Francia, che è il Paese in Europa più avanzato dal punto di vista della tecnologia nucleare, i lavori della centrale nucleare di Flamanville sono iniziati nel 2007 e terminati nel 2025. Adesso la centrale è nuovamente ferma per una serie di problemi alle valvole di sicurezza. Sono passati oltre 19 anni per la realizzazione di questo impianto. Aspettare questo tempo senza dare una risposta immediata all'urgente bisogno di energia a basso costo che ci liberi dalla dipendenza dal gas, significa rinunciare a investire sulle rinnovabili, continuare ad avere la dipendenza dal gas e dal petrolio e far pagare tantissimo l'energia agli italiani. È una vera e proprio presa in giro oltre che una truffa.
C’è poi la questione della gestione delle scorie e dei siti dove andrebbero costruite queste centrali. Nel centrodestra potrebbe verificarsi un cortocircuito tra governo e le Regioni che amministrano, contrarie al deposito delle scorie.
È schizofrenia politica, perché la destra che propone il ritorno al nucleare è la stessa destra che invece blocca il deposito delle scorie radioattive. Abbiamo assistito in questi anni a tante manifestazioni di parlamentari di Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega che avevano detto no al deposito di scorie radioattive deciso dall'Ispra. Al punto che il ministro Pichetto Fratin ha dovuto azzerare la proposta dell'Ispra perché non piaceva ai sindaci, rinviando la decisione ai prossimi anni. Come può essere credibile un governo che dice di riportare il nucleare ma che non è in grado di individuare il deposito di scorie radioattive delle vecchie centrali che sono state dismesse? Solo su questo gli italiani dovrebbero fare una sonora pernacchia a Giorgia Meloni e alla sua propaganda, perché se da un lato parla di ritorno al nucleare dall'altro altro sta bloccando il processo di gestione delle scorie.
Il governo parla di ‘nucleare sostenibile', lei dice che non esiste. Perché?
È una parola che io mi rifiuto di utilizzare. Bisogna smetterla. Qualunque fisico ti dice che non esiste perché l'unica generazione nucleare che oggi esiste è la terza generazione plus. Non esiste la quarta generazione e non esistono nemmeno gli SMR (Small modular reactors, ndr.). In nessun parte del mondo sono stati applicati, tranne uno in Russia e uno in Cina ma di piccole entità. Di che cosa parliamo? È una discussione che serve per la propaganda del governo ma che dà informazioni totalmente sbagliate agli italiani.
La crisi provocata dal conflitto in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz ha riportato al centro il tema dell’indipendenza energetica. Voi non vedete il nucleare come una strada percorribile, ma è credibile pensare di affidarsi esclusivamente alle rinnovabili?
Il punto è che l'indipendenza energetica non si raggiunge nemmeno con il nucleare, perché noi non disponiamo di uranio e nemmeno dei centri di arricchimento dell'uranio. Gli stabilimenti sono fondamentali per le centrali, non è che basta avere solo l'uranio. Ma questi stabilimenti sono concentrati per il 40% della produzione in Russia, altri in Canada. La vera indipendenza è quando tu disponi delle fonti energetiche e dei sistemi infrastrutturali per produrre energia. Ma noi non le abbiamo. E dunque, rispondo alla domanda: sì, noi possiamo essere indipendenti con le rinnovabili perché oggi il futuro va in quella direzione. Noi dobbiamo procedere verso l'elettrificazione del nostro Paese e dare una risposta all'intermittenza delle rinnovabili, investendo nella tecnologia di accumulo. Ovvero accumulare energia rinnovabile quando è tanta e ridistribuirla durante la giornata quando è bassa. C'è un atteggiamento oscurantista da parte di chi non vuole investire nell'innovazione per far in modo che la transizione ecologica ed energetica rappresenti il futuro.
Come risponde a chi vi dice vi accusa di fare un'opposizione puramente ideologica sul nucleare?
Penso che sia esattamente il contrario. La posizione ideologica oggi è di chi propone il nucleare senza alcune base scientifica ed economica. Il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi sostiene le nostre stesse cose, i maggiori professori universitari di fisica applicata affermano la stessa cosa. C'è una posizione ideologica di chi sta pensando al nucleare solo per mettere le mani a grossi investimenti pubblici. Il punto invece è che oggi noi dobbiamo costruire un vero processo di rivoluzione tecnologica che si basi sull'utilizzo di fonti energetiche gratuite come il sole, il vento. In questo senso la tecnologia ha fatto passi da gigante. Il punto per quanto mi riguarda è dare un aiuto con una proposta energetica che faccia pagare meno l'energia alle imprese e alle famiglie italiane e che ci consenta di avere questa energia non tra vent'anni ma subito nei prossimi anni. Ipotizziamo che il governo riesca a fare le centrali nucleari: tra vent'anni accenderò la prima ma è probabile che dal punto di vista tecnologico sarà già superata.
Insomma per lei il piano di Meloni è destinato a fallire?
Per me è una grande truffa e un presa in giro di chi non ha idee per l'Italia e di chi non vuole investire sulle rinnovabili, per portare avanti un modello basato sul gas che sta facendo realizzare tanti profitti alle società energetiche. La nostra è una posizione prettamente scientifica e pragmatica, esattamente l'opposto di quello che sta facendo il governo.