Il Piano del Governo Meloni per lo sminamento dello Stretto di Hormuz: le condizioni per la missione italiana

I due ministri della Difesa e degli Esteri, Guido Crosetto e Antonio Tajani, sono intervenuti in audizione nella Sala del Mappamondo di Montecitorio, davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, per fare il punto sulle iniziative internazionali per il ripristino di una sicura circolazione nello Stretto di Hormuz, attraverso un'attività di sminamento dell'area. In ogni caso questo potrà avvenire solo quando la situazione della guerra in Iran sarà più chiara e con l'autorizzazione all'invio di navi italiane.
Il contributo italiano alla missione internazionale ruoterà attorno ai mezzi della marina militare italiana, quelli specializzati nel settore di contrasto alle mine. Anche se non è escluso il ricorso al supporto aereo. La missione dovrebbe coinvolgere almeno due cacciamine.
Cosa hanno detto Crosetto e Tajani sulle navi italiane a Hormuz
"Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo", è stata la premessa dell'intervento dei due ministri di questa mattina, ma "L’Italia è pronta a fare la sua parte", ha sottolineato il vicepremier Tajani. "Siamo in prima linea nelle missioni navali europee nel Mar Rosso, nell'Oceano Indiano e nel Mediterraneo. Su impulso italiano, al Consiglio Affari Esteri di lunedì, l'Alto Rappresentante Kallas ha reiterato la richiesta di un rafforzamento della missione Aspides. Adesso sono solo Italia e Grecia a pattugliare il Mar Rosso e a garantire il trasporto marittimo. A Hormuz siamo pronti a contribuire allo sminamento dello Stretto e a garantire la libertà di navigazione, nell'ambito della missione multilaterale che verrà lanciata". Ma a quali condizioni?
Sul punto i due ministri sono stati chiari: un'eventuale missione scatterà solo dopo il via libera del Parlamento e solo in presenza di una tregua stabile o di una pace definitiva, "non non un temporaneo cessate il fuoco". La seconda condizione richiesta è "una legittima cornice giuridica internazionale", e poi "l’accordo di tutte le parti interessate", ha spiegato il ministro della Difesa.
In questo momento, ha spiegato ancora il titolare della Difesa, navi italiane si stanno avvicinando nell'area, pur rimanendo a distanza di sicurezza, perché se si raggiungessero le condizioni di pace e stabilità, servirebbe comunque un mese di navigazione per raggiungere il Golfo Persico.
"Per quanto riguarda l'Italia sarà il Parlamento a valutare e decidere o meno di contribuire alle iniziative internazionali e in che modo", ha aggiunto il ministro ricordando l'importanza del contributo della Marina militare "Inizialmente nel Mediterraneo orientale, successivamente nel Mar Rosso, nell'ambito delle missioni già in corso Mediterraneo Sicuro e Aspides, sempre rigorosamente all'interno del quadro autorizzato a missioni internazionali dell'Italia. Si tratta di assetti specialistici altamente tecnologici che richiedono settimane per essere trasferiti nell'area ed è proprio per questo che una pianificazione anticipata e un preposizionamento diventano elementi essenziali. Prepararsi a intervenire oggi per intervenire domani se sarà possibile. Una scelta di responsabilità come quella fatta da altri Paesi europei, la Francia di fatto si è già mossa, Regno Unito, Germania e Belgio e altre parti stanno sviluppando analoghe attività di pianificazione per disposizione prudenziale di aspetti specialistici. Questo approccio meramente funzionale consentirà all'Italia, qualora ci fossero le condizioni per una stabilizzazione dell'area e fatte salve le valutazioni e le decisioni del Parlamento, di poter contribuire senza ulteriori ritardi a eventuali iniziative internazionali volte al ripristino della sicurezza e della navigazione".
La missione in Iran al centro anche del premier time di Meloni
Il tema è centrale, e sarà oggetto anche dell'intervento di Meloni in Aula al Senato questo pomeriggio in occasione del premier time, alla luce sopratutto delle recenti critiche ricevute dall'amministrazione americana, giunte dopo l'incontro di venerdì scorso tra Meloni e Rubio: "L'Italia non c'era quando avevamo bisogno di lei. E io ci sono sempre stato per l'Italia, e così il mio Paese", sono state le parole di Trump, anche se il presidente americano non ha chiarito a cosa si riferisse esattamente. Da qui la replica del ministro Crosetto ai microfoni di Fanpage.it: "Non ho capito cosa voleva dire. Noi ci siamo stati come tutte le nazioni del mondo". Il tema è anche quello del possibile disimpegno nella Nato da parte degli Stati Uniti: "Sto ancora prendendo in considerazione" l'ipotesi di spostare truppe dalle basi italiane, aveva spiegato Trump al Corriere. Su questo il ministro della Difesa aveva risposto così:"Abbiamo continuato a rispettare i patti lasciando aperte le basi militari per tutto ciò che era previsto, senza fare chiusure o dichiarazioni come hanno fatto altri. Mi pare ci siamo comportati bene".