Guerra Iran-USA, Trump: “Pronti a cambiare strada se non arriverà accordo, voglio risposta da Teheran stanotte”

“Andremo per una strada diversa se tutto non sarà firmato e sistemato”. Donald Trump è tornato a parlare dei negoziati tra Stati Uniti e Iran con toni che lasciano poco spazio alle interpretazioni. Intervenendo alla Casa Bianca, il presidente americano ha fatto capire che Washington è pronta a cambiare approccio se dalle trattative non arriverà presto un’intesa per risolvere la crisi nello Stretto di Hormuz, evocando anche un possibile ritorno al “Project Freedom”, questa volta in una versione “Plus”.
Nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno anche rivisto la bozza della risoluzione presentata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu contro Teheran. Il testo chiede all’Iran di interrompere gli attacchi e la posa di mine ad Hormuz, ma rispetto alla versione precedente è stato eliminato il riferimento al Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, quello che avrebbe potuto aprire la strada a sanzioni o a un intervento militare.
La linea americana, però, resta molto dura. Nella nuova bozza viene infatti “riaffermato il diritto degli Stati membri dell’Onu di difendere le proprie navi da attacchi e minacce, comprese quelle che minano diritti e libertà di navigazione”. Un messaggio diretto all’Iran, anche se il testo non autorizza esplicitamente l’uso della forza.
Resta comunque difficile immaginare un via libera del Consiglio di Sicurezza. Russia e Cina continuano infatti a opporsi alla posizione americana e già ad aprile avevano bloccato, con il veto, una precedente risoluzione sostenuta da Washington perché ritenuta un possibile tentativo di legittimare un’azione militare contro Teheran.
Trump, parlando con i giornalisti, ha anche spiegato di aspettarsi a breve una risposta iraniana all’ultima proposta americana. “Dovrei ricevere una lettera dall’Iran stanotte, quindi vedremo come andrà a finire”, ha dichiarato il presidente Usa. “Lo scopriremo molto presto”, ha aggiunto rispondendo a chi gli chiedeva se Teheran stesse rallentando intenzionalmente i negoziati.
Nel corso dell’incontro con la stampa, Trump ha affrontato anche il tema della guerra tra Russia e Ucraina, dicendosi favorevole a una proroga della tregua annunciata da Mosca oltre il periodo compreso tra il 9 e l’11 maggio. “Potrebbe essere e sarebbe bello se durasse di più”, ha affermato. “Mi piacerebbe vedere Russia e Ucraina fermarsi. È la cosa peggiore dalla Seconda guerra mondiale in termini di vite umane”. Il presidente americano ha parlato di decine di migliaia di giovani soldati uccisi ogni mese, definendo il conflitto “una follia”, e ha ricordato anche l’intesa per lo scambio di mille prigionieri per parte.
Trump ha poi risposto a una domanda sull’eventuale ridispiegamento delle truppe americane in Europa orientale, dopo le ipotesi di un possibile ridimensionamento della presenza Usa in Germania. Parlando della Polonia, il presidente ha sottolineato gli ottimi rapporti con Varsavia: “La Polonia sarebbe contenta di questo. Abbiamo un ottimo rapporto con la Polonia. Mi piace molto il presidente”.
Intanto dall’Iran continuano ad arrivare accuse dirette contro Washington. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baqaei ha attaccato Trump con un riferimento al film “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick. “È un’assurdità grottesca che pretendano di cercare la pace e di prevenire una crisi nucleare, e poi la soluzione proposta sia ‘un grande bagliore’”, ha scritto su X, richiamando la celebre scena del maggiore King Kong a cavalcioni della bomba atomica.
Anche il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, Saeed Iravani, ha lanciato un nuovo avvertimento al Consiglio di Sicurezza, sostenendo che “le continue azioni militari statunitensi nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz potrebbero produrre conseguenze catastrofiche che si estenderebbero ben oltre la regione e minaccerebbero la pace e la sicurezza internazionali”.
In una lettera inviata all’Onu, Iravani ha inoltre accusato gli Stati Uniti di aver colpito due petroliere iraniane e altre aree lungo le coste iraniane nello Stretto di Hormuz, definendo l’operazione “un atto di pirateria” e “una chiara violazione del cessate il fuoco”.