Guerra Iran, Trump ignora il Congresso e rilancia: “Dopo Teheran prenderò il controllo di Cuba”

Nonostante la scadenza dei 60 giorni previsti dalla legge Usa entro i quali un presidente può condurre operazioni militari senza un voto del Congresso, Donald Trump sembra intenzionato ad andare avanti nella guerra contro l’Iran e anzi rilancia preannunciando una possibile nuova operazione militare anche a Cuba. “Dopo Teheran prenderò il controllo di Cuba” ha dichiarato infatti il Presidente statunitense durante il suo intervento come relatore principale a una cena privata in Florida. "Mi piace finire prima un lavoro. Forse tornando dal Medio Oriente, una delle portaerei potrebbe fermarsi a Cuba” ha detto Trump un po' scherzando e un po' serio nel corso dell’evento aggiungendo che gli Stati Unti prenderebbero il controllo di Cuba quasi immediatamente.
Affermazioni giunte mentre monta la rabbia dei dem contro la mancata autorizzazione alla guerra in Iran da parte del Congresso. Secondo l’amministrazione Trump, la tregua ha interrotto il conteggio dei 60 giorni e quindi non ha presentato nessuna richiesta in Parlamento. "Quello che ha dichiarato non riflette la realtà per decine di migliaia di soldati nella regione. Trump è entrato questa guerra senza strategia e senza un'autorizzazione legale e quanto ha detto al Congresso non cambia nessuna delle due cose" ha replicato la senatrice democratica Jeanne Shaheen. "Questa è una guerra illegale e i repubblicani sono complici", ha aggiunto il leader dei liberal in Senato Chuck Schumer.
La tregua con Teheran intanto vacilla con il blocco di Hormuz che va avanti e i bombardamenti israeliani in Libano che proseguono. Un accordo sembra lontano visto che una nuova bozza di richieste, presentata da Teheran attraverso i mediatori del Pakistan, è stata respinta dalla Casa Bianca. "Francamente, forse è meglio non raggiungere alcun accordo. Volete sapere la verità? Perché non possiamo permettere che questa situazione continui. Va avanti da troppo tempo", ha dichiarato Trump nello stesso intervento in Florida
“Dire che non stiamo vincendo in Iran è tradimento. Stiamo andando quasi altrettanto bene come in Venezuela. Ma non mi piace parlarne finché il lavoro non è finito" ha aggiunto poi Trump, evidenziando nuovamente che gli Stati Uniti hanno distrutto la marina iraniana e sottolineando la "genialità" del blocco navale statunitense in entrata e in uscita dai porti iraniani.
Intanto va avanti anche lo scontro con i Paesi europei con l’annuncio del ritiro di circa 5mila truppe Usa dalla Germania nei prossimi 12 mesi. Dopo che nei giorni scorsi Trump aveva minacciato il ritiro delle truppe americane in Germania, Italia e Spagna, infatti, il segretario dalla Difesa Usa, Pete Hegseth, ha ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati americani presenti in Germania. Un portavoce del Pentagono ha spiegato che il ritiro "segue un'attenta revisione della presenza delle forze del Dipartimento in Europa", dettata "da esigenze operative e condizioni sul campo".
Sul piano delle trattative invece, secondo l'emittente libanese Al-Mayadeen, la Casa Bianca starebbe spingendo per ospitare un incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun in modo da trovare una intesa definitiva per la pace in Libano. Nel Paese però i raid israeliani non si fermano. Il bilancio delle vittime degli ultimi bombardamenti israeliani sul Libano meridionale è di almeno 13 morti e decine di feriti, secondo il Ministero della Salute di Beirut.