Da Aviano a Napoli e Sigonella: dove si trovano i 13mila soldati americani che Trump potrebbe ritirare dall’Italia

Il clima tra Washington e le cancellerie europee si fa sempre più teso. Parlando ieri dallo Studio Ovale, Donald Trump ha lanciato un avvertimento che scuote le fondamenta della cooperazione tra le due sponde dell'Atlantico ventilando l'ipotesi di un drastico taglio delle truppe stanziate nel Vecchio Continente. Quando gli è stato chiesto se l'ipotesi di una riduzione dei contingenti potesse riguardare anche Roma e Madrid, la risposta del commander in chief è stata un secco "probabilmente". Il tycoon non ha usato giri di parole per manifestare il proprio malumore, asserendo che – nell'ambito della guerra in Iran – "l'Italia non è stata di alcun aiuto" e rincarando la dose nei confronti della Spagna, definita testualmente "terribile".
Secondo Trump, il comportamento dei partner europei all'interno dell'Alleanza Atlantica sarebbe inaccettabile: "È la Nato. Non è nemmeno una questione di quanto siano cattivi. Sarebbe un conto se avessero detto le cose con garbo", ha spiegato il Presidente, lamentando una mancanza di coordinazione nelle crisi mediorientali.
Dall’Italia arriva la replica del ministro della Difesa Guido Crosetto: "Non ne capirei le ragioni. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili ad una missione per proteggere la navigazione, cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani". Crosetto ha inoltre sottolineato il livello di impegno italiano nei principali teatri internazionali, ricordando il contributo a sostegno dell’Ucraina.
Nonostante questo botta e risposta ai vertici, la realtà sul campo racconta di un’integrazione militare profonda, con oltre 13 mila soldati statunitensi che operano in basi il cui segreto è ormai svanito sotto l'occhio dei satelliti, rendendo anacronistiche le vecchie norme del 1941 che un tempo ne blindavano la riservatezza.
Questa imponente presenza militare – come ricorda PeaceLink – si articola in una rete geografica che attraversa l'intera Italia, partendo dal Nord con la base aerea di Aviano. Situata in Friuli-Venezia Giulia, questa installazione è uno dei perni della forza aerea americana in Europa e ospita il 31st Fighter Wing, i cui jet F-16 sono pronti a intervenire in scenari che spaziano dall'Europa al Medio Oriente. Poco distante, il Veneto si conferma cuore pulsante per l'esercito grazie a Vicenza, dove la Caserma Ederle e la moderna Base Del Din ospitano la 173rd Airborne Brigade. Questa unità d'élite rappresenta la punta di diamante del pronto intervento statunitense, capace di un dispiegamento rapido in qualsiasi teatro operativo. In Lombardia sorge la base di Ghedi, in provincia di Brescia, deputata – come quella di Aviano – ad ospitare le bombe atomiche che gli USA hanno collocato in Italia.
Spostandosi verso il centro Italia, la Toscana assume un ruolo logistico insostituibile. Il complesso di Camp Darby, situato tra Pisa e Livorno, funge da immenso magazzino e centro di distribuzione per il materiale bellico e le munizioni. È da qui che partono i rifornimenti essenziali per le operazioni in Nord Africa e in tutto il bacino del Mediterraneo, garantendo la sostenibilità logistica a lungo termine delle forze americane. Questa funzione di supporto è fondamentale per mantenere l'operatività di una macchina bellica così complessa e vasta.

Il Sud Italia e le isole rappresentano infine il terminale strategico per il controllo dei mari. Napoli è il centro nevralgico della Sesta Flotta e ospita importanti comandi navali e logistici a Gricignano d'Aversa e Lago Patria, dove la presenza NATO coordina missioni multinazionali di alto livello. Più a nord, la base di Gaeta funge da porto per la nave ammiraglia USS Mount Whitney, mentre la Sicilia si conferma la vera porta del Mediterraneo. Con la base aerea di Sigonella e il supporto logistico navale di Augusta, gli Stati Uniti mantengono un controllo capillare sulle rotte marittime e sulle dinamiche nordafricane.