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Ben Gvir non è una mela marcia ma il prodotto di un Paese fascista

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Il mondo sembra che abbia scoperto che Itamar Ben Gvir, il ministro israeliano, sia un estremista.

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Incredibile che oggi tutti i commenti si stiano concentrando solo sul ministro per la sicurezza nazionale israeliana dopo il video dove umilia gli attivisti della flotilla, ma è altrettanto incredibile che gli stessi video fatti con i prigionieri politici palestinesi costretti in ginocchio, testa a terra e con le fascette ai polsi mentre gli ricordava che sarebbero tutti finiti con un cappio al collo, non abbiamo ottenuto nemmeno un commento.
La retorica della mela marcia in un cesto sano è la strategia per salvare moralmente Netanyahu e Israele, esattamente come durante l'operazione militare nella Striscia di Gaza quando l'unico responsabile sembrava fosse Netanyahu, nonostante non avesse una vera opposizione che chiedesse di fermare il genocidio.

La "mela marcia": la militanza nel Kach e le minacce a Rabin

Ben Gvir ha fatto approvare la legge sull'impiccagione dei palestinesi condannati per terrorismo, in passato ha provocato più volte i palestinesi di Gerusalemme con le passeggiate sulla Spianata delle moschee o che ha armato tutti i coloni della Cisgiordania con pistole e fucili automatici.
A 18 anni è stato un militante del movimento nazionalista e razzista Kach, solo 28 giorni prima dell'uccisione del premier socialista israeliano Rabin in un video si mostrava orgogliosamente con lo stemma della macchina di Rabin in mano e diceva: "Come siamo arrivati a questo, possiamo arrivare a Rabin!".
28 giorni dopo un altro estremista del movimento Kach lo ha ucciso.

Il meccanismo del capro espiatorio nel dibattito italiano

Ben Gvir, quindi, è un criminale e adesso anche la Corte penale internazionale sembrerebbe stia per spiccare un mandato di cattura nei suoi confronti, ma il gioco che si sta facendo in Italia e in Europa è un gioco pericoloso: usarlo come capro espiatorio.
Lo sta facendo Tajani, lo ha provato a dire Crosetto dicendo che noi non rapiamo nessuno in mare. Su questo avremmo qualcosa da ridire visto che paghiamo i criminali libici per farlo al posto nostro.
L'accusa nei confronti di Ben Gvir lo trasforma in una mela marcia di un governo che invece sembra innocente ma che si è macchiato del crimine peggiore: un genocidio. Come se Netanyahu non fossero d'accordo, come se il resto della politica israeliana fosse sinceramente democratica.

La gestione dell'operazione e il mito della democrazia israeliana

Ben Gvir è solo una sfumatura politica diversa ma fa parte dello stesso governo, sostiene Netanyahu e lo tiene in vita politicamente. Netanyahu da una sala militare ha gestito tutta l'operazione di rapimento degli attivisti della Flotilla in acque internazionali.
Le sfumature si acuiscono in una campagna elettorale che porterà al voto ad ottobre ma il gioco all'israeliano buono e l'israeliano cattivo può funzionare solo con chi è in mala fede o solo con chi prova, ad ogni costo, a pensare ancora che Israele possa essere davvero una democrazia.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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