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Stupro, l’eurodeputata Incir: “Solo sì significa sì, ma in alcuni Stati una TV vale più del corpo di una donna”

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione con cui chiede che in tutta l’Ue vengano abbandonate le definizioni di stupro basate sul dissenso per passare a una comune fondata sul consenso. La relatrice del testo, l’eurodeputata svedese di S&D, Evin Incir, ha spiegato a Fanpage.it che l’Europa ci era già vicina nel 2024, ma poi l’opposizione di Francia, Germania e Ungheria ha fatto naufragare la proposta. Questa volta, sostiene Incir, le cose potrebbero andare diversamente.
Intervista a Evin Incir
eurodeputata svedese di S&D
A cura di Gabriele Nunziati
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Solo sì significa sì. È questo il principio alla base della risoluzione in materia di violenza sessuale che il Parlamento europeo ha approvato lo scorso 28 aprile. Il testo chiede alla Commissione di presentare una proposta legislativa che introduca una definizione comune di stupro a livello europeo “basata sul requisito del consenso libero, informato e revocabile”. “Abbiamo ancora molti Paesi nell'Unione europea che hanno legislazioni vecchie basate sul principio che lo stupro si verifica solo se puoi dimostrare di aver detto no, di aver respinto, di aver lottato. Molte persone non osano reagire, perché se reagisci, potresti non solo essere violentata, potresti essere uccisa”, ha dichiarato a Fanpage.it la relatrice del testo, l’europarlamentare svedese di S&D, Evin Incir. Nonostante il Parlamento abbia approvato la risoluzione con una larga maggioranza, la votazione ha visto la netta opposizione dei gruppi politici di estrema destra. Se guardiamo ai partiti italiani, il voto contrario è arrivato dagli eurodeputati di Fratelli d’Italia e da Roberto Vannacci, mentre la Lega si è astenuta. Forza Italia (fatta eccezione per Massimiliano Salini) ha invece votato a favore insieme ai partiti di sinistra.

A fine aprile, il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione su una definizione comune di stupro basata sul principio "solo sì significa sì". Ritiene che sia una grande conquista per il Parlamento?

È sicuramente una grande conquista per il Parlamento europeo. Anche se si tratta di una risoluzione che usiamo per fare pressione sulla Commissione, è un segnale importante che è stato inviato dal Parlamento. Già nel 2024, nel mandato precedente, avevo iniziato a lavorare insieme ad altri colleghi e volevamo che una legislazione europea sullo stupro basata sul consenso venisse inclusa nella prima direttiva UE sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica. Tuttavia, all'epoca, ci sono stati principalmente tre Paesi, anche se ce ne sono stati anche altri, che si sono opposti: Francia, Germania e Ungheria. Per me era un'alleanza empia, perché in Francia c'era il presidente Macron. In Germania c'era il ministro della Giustizia Marco Buschmann, anch'egli liberale come Macron. E poi c'era Viktor Orbán in Ungheria, che è una persona illiberale. Insieme hanno formato una minoranza di blocco nel Consiglio e hanno impedito l’introduzione di una legislazione europea basata sul consenso già allora.

Qual è più nello specifico il contenuto risoluzione?

È una legislazione piuttosto completa che chiarisce che solo sì deve significare sì nelle relazioni sessuali, e questo si estende sia al mondo offline che online. Il nucleo della legislazione si basa sul fatto che l'assenza di un no non è automaticamente un sì, ma l'assenza di un sì è, ovviamente, sempre da considerarsi un no. Quindi, per esempio, se vuoi avere un'interazione fisica con una persona, non devi dare per scontato che il silenzio significhi automaticamente un sì. Abbiamo ancora molti Paesi nell'Unione europea che hanno legislazioni vecchie basate sul principio che lo stupro si verifica solo se puoi dimostrare di aver detto no, di aver respinto, di aver lottato e così via. Molte persone non osano reagire, perché se reagisci, potresti non solo essere violentata, potresti essere uccisa. Quindi questa consapevolezza che lo stupro non si manifesta solo attraverso lividi o sanguinamenti è un passo importante.

Quanto è diffusa questo tipo di violenza in Europa e quante donne hanno subito violenza sessuale nella loro vita?

Una donna su tre nella nostra Unione è vittima di qualche forma di violenza, e questo include anche la violenza sessuale, e solo lo 0,5 per cento degli stupri nell'Ue porta a condanne. Lo 0,5 per cento. Equivale all'impunità. E se una persona è conscia di ciò, non ci penserà due volte a commettere il crimine.

Ci sono contesti in cui la violenza sessuale è più comune? Per esempio, è più comune in certe classi sociali o in un Paese più che in un altro? Oppure è qualcosa di trasversale?

È un problema che può davvero essere presente ovunque. Non si manifesta in certe classi, o in persone con un certo retaggio. Non lo si vede solo in una parte della società. Ciò che è più evidente è che il posto più pericoloso per una donna è a casa. C'è questa percezione che sia per le strade e nelle piazze. Ma no, non è così, il posto più pericoloso per le donne è a casa. E in alcuni Stati membri, purtroppo, specialmente dove legislatori con una mentalità antiquata sono ancora al potere, c'è la percezione che, per esempio, lo stupro non possa avvenire all'interno del matrimonio, ma può avvenire e non è una questione familiare.

Come funzionerebbe nella pratica l’atto del consenso con questa legislazione?

Quasi la metà degli Stati membri nell'Unione europea ha questo tipo di legislazione basata sul consenso, e non è mai stato un problema. Ci sono alcune persone che si chiedono, e capisco che se lo chiedano, se hanno bisogno di un consenso scritto, o quanto esplicito deve essere. La mia risposta è sempre molto semplice: se non sai se la persona di fronte a te vuole davvero avere un rapporto fisico, allora non dovresti avere interazioni fisiche con quella persona. In quasi tutti i casi ne hai coscienza. La persona è consapevole? Se la persona è molto ubriaca e non riesce nemmeno a esprimersi, non sa cosa sta facendo, dovresti capire che forse questo non è il momento giusto per avere un rapporto. Se la persona è silenziosa, è inerte, non significa sì. Potrebbe essere che la persona abbia paura di te. Si è sempre in grado di capire se le circostanze influenzano la capacità di scelta della persona o no. Quindi direi che, nella maggior parte dei casi, o quasi tutti i casi, lo sai se c’è il consenso, e se non lo sai, allora dovresti fare qualche passo indietro.

Nella risoluzione invitate gli Stati membri a garantire ai sopravvissuti pieno accesso a servizi medici e a far sì che i professionisti che potrebbero entrare in contatto con vittime di stupro ricevano corsi obbligatori e regolari. Nell’esperienza che ha acquisito in materia, sono questi elementi che mancano negli Stati membri?

Penso che dobbiamo iniziare dai più giovani, perché la violenza degli uomini contro le donne inizia sempre con i ragazzi. Quindi dobbiamo assicurarci di promuovere una cultura basata sul consenso all'interno della società fin da una giovane età. Dobbiamo poi assicurarci anche che anche coloro che lavorano nel sistema giudiziario interiorizzino la cultura del consenso, che domande su quanto era corta la gonna, o "hai davvero, davvero, davvero, detto no?", quel tipo di situazioni non siano la prassi, ma che le domande vengano anche rivolte ai perpetratori: "Come ti sei assicurato che la persona abbia detto sì?". Perché quelle domande che vediamo oggi, per esempio, nei tribunali, stanno quasi raggiungendo il punto di colpevolizzare la vittima, dove la donna viene interrogata se ha davvero chiaramente detto no in un modo che l'altra persona potesse capire. Se dici no o se non dici nulla, allora l'altra persona ha la responsabilità di assicurarsi che tu abbia davvero, davvero, davvero, detto sì. Facciamo un esempio: se qualcuno entra nel tuo appartamento, senza il tuo consenso, ruba la tua TV, la domanda non sarà se hai davvero detto "no, non prendere la mia TV", o se hai detto "sì, per favore prendi la mia TV". La domanda che sorgerebbe è se quella persona ha ottenuto il permesso di prendere la TV. Ma qui la domanda è sempre rivolta alla donna, "hai davvero detto no?" o "hai mostrato che non volevi?", invece che al perpetratore: "Ti sei assicurato di aver davvero ottenuto il sì?". Quindi nell'Europa di oggi, in alcuni Stati membri, una TV vale più del corpo di una donna.

Pensa quindi che negli Stati membri manchino corsi di formazione che possano costruire questa consapevolezza nei professionisti e adeguati servizi medici per le vittime?

Sì, sono assenti nella maggior parte degli Stati membri, anche in quegli Stati membri, direi, che hanno legislazioni sullo stupro basate sul consenso.

Questo testo è stato approvato da un'ampia maggioranza del Parlamento Europeo, ma ci sono stati comunque 160 eurodeputati che hanno votato contro. Perché pensa sia così difficile concordare su cosa costituisca uno stupro e sul modo migliore per proteggere le vittime? Pensa che ci siano ragioni legittime per cui la politica possa essere divisa su una questione come questa?

Sfortunatamente, se guardiamo a com'è la situazione e chi sono quelli che hanno votano contro, sono stati quasi esclusivamente – anche se non solo – eurodeputati dell'estrema destra. Durante il dibattito hanno affermato che questo tipo di violenza efferata viene solo da persone, uomini, che hanno lo stesso colore mio o lo stesso retaggio, quindi persone con un passato migratorio. Affermano che i rapporti sessuali nei matrimoni sono una questione privata, una questione familiare. Nessuno di quegli argomenti che portano avanti è in realtà vero perché i perpetratori non hanno un certo colore o un certo retaggio o non appartengono a una certa classe. Vengono da tutti gli ambiti della società. Inoltre, se ti rifiuti di capire che la violenza può verificarsi, sotto diverse forme, anche in una relazione, allora stai chiudendo gli occhi sulle vite che quelle donne che sono vittime stanno effettivamente vivendo, e stai prendendo le parti del perpetratore. Quindi per me, quando guardo gli argomenti che hanno contro queste normative, non vedo alcuna verità o validità nel contenuto. Penso sia molto una questione politica. Usano anche un altro argomento: "non tutti gli uomini sono stupratori". Nessuno sta dicendo che tutti gli uomini sono stupratori, ma se guardiamo le cifre, non tutti gli uomini sono stupratori, ma quelli che lo commettono sono quasi sempre uomini. E anche su questo chiudono gli occhi. Non si tratta di incolpare gli uomini. Si tratta di sottolineare che la maggioranza, quasi tutti, sono uomini che lo commettono. E se non vogliamo vedere la situazione com'è, allora non possiamo nemmeno garantire che la legislazione sia sufficientemente appropriata per affrontare la realtà, e non solo la legislazione, ma ovviamente anche gli altri interventi sociali non saranno appropriati.

Voglio riportarle una dichiarazione di Elena Donazzan, eurodeputata di Fratelli d’Italia (Ecr), con cui ha difeso la definizione di stupro basata sul dissenso invece che sul consenso: "Di fronte al dissenso della donna, sarà più difficile la difesa in giudizio del presunto violentatore, perché sarà un atto chiaro e più facilmente dimostrabile”. Credo che la domanda che emerge da questa dichiarazione sia la seguente: è possibile dimostrare la mancanza di consenso quando non è evidente fisicamente?

Quello che non capiscono è che il tribunale deve prendere in considerazione, ovviamente, prospettive e circostanze diverse. Se hai lividi, quelle sono le prove più evidenti. Ma la dimensione che vogliamo aggiungere è anche che non sono solo i lividi fisici che dovrebbero essere presi in considerazione. Ci sono altre circostanze e altre prospettive che dovrebbero essere considerate. Quindi ad essere onesta, non comprendo il loro punto di vista. Non capisco davvero i loro argomenti. L'estrema destra sostiene che con questa legge persone innocenti saranno messe in prigione sulla base di accuse, ma non è così. Non prevede che, a seguito di un'accusa da parte di qualcuno, tu abbia la responsabilità di dimostrare che sei innocente. Rimane la presunzione di innocenza, non c’è nessun cambiamento su questo. Rimane anche l'onere della prova.

Potrebbe essere più specifica su questo punto? Dagli studi che ha fatto, ritiene che sia effettivamente possibile dimostrare quando c’è stata una violenza se la risposta è di natura psicologica e non fisica?

Se è possibile provare che hai ottenuto un sì per prendere la TV, allora dovresti essere in grado di provare anche il resto. Questo non è l'unico caso in cui deve esserci un consenso per compiere una certa azione. E quando guardi a quei Paesi che hanno implementato tale legislazione, questa non è, per quanto ne so, la discussione più grande. Il tribunale deve comunque prendere in considerazione più di quello che una persona dice. Ci sono altri tipi di prove, come prove circostanziali che potrebbero essere importanti nel decidere e prendere la decisione finale per la sentenza. Non è una situazione della mia parola contro la tua parola. Si tratta di prove e le prove circostanziali dovrebbero rappresentare una dimensione importante, una dimensione aggiuntiva rispetto ad altri tipi di prove fisiche.

Infine, pensa che la Commissione darà seguito alla vostra risoluzione presentando una proposta legislativa e che il Consiglio l’approverà?

Sono fiduciosa, posso dirlo, perché c'è volontà specialmente tra coloro che lavorano su questi temi. Allo stesso tempo, c'è stata anche una evoluzione negli Stati membri nell'ultimo anno a causa di incidenti orribili e credo che la Commissione ne sia consapevole e ne stia tenendo conto. Infine, c'è poi un terzo aspetto, ovvero che in questo momento in Parlamento e in Consiglio si sta discutendo e trattando un altro disegno di legge che riguarda gli abusi sessuali sui minori ed è di natura penale. A tal proposito, da quanto ho sentito, anche la proposta del Consiglio, così come quella del Parlamento, include una normativa sullo stupro basata sul consenso. In questo caso, però, la legislazione riguarda coloro che sono minorenni ma hanno comunque raggiunto l’età del consenso sessuale. Questi elementi potrebbero effettivamente essere indicazioni del fatto che la situazione stia procedendo nella giusta direzione.

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