"Salvini ha detto tutto e il contrario di tutto. Ricordo che dalla primavera scorsa è stato uno dei leader dei negazionisti in Italia.  Ora mi auguro che abbia voglia finalmente di anteporre la salute e la protezione della vita davanti al business". Intervistato da Fanpage.it, Francesco Boccia, deputato e membro della segreteria Pd, torna sulle polemiche interne alla maggioranza che sostiene il governo Draghi all'indomani del nuovo decreto anti-Covid. Nell'intervista, Boccia parla anche di piano vaccinale,  del rapporto Stato-Regioni e del futuro dell'alleanza tra Pd e M5S. E lancia una proposta destinata a far discutere: pubblicizzare la parte di debito privato che le famiglie e le imprese hanno accumulato durante il periodo del Covid.

Aperturisti vs Chiusuristi

Dopo che il governo Draghi ha prolungato la stretta per contrastare l'avanzata del Coronavirus, tra i partiti della maggioranza è riesploso lo scontro. Matteo Salvini, infatti, chiedeva un meccanismo di riaperture automatiche nelle aree con minor incidenza di contagio, da far entrare in vigore dopo Pasqua. Una linea che non è passata, con il governo che si è limitato all'impegno per monitorare l'andamento dell'epidemia e del piano vaccinale nelle prossime settimane, in vista di possibili eventuali allentamenti delle misure. Francesco Boccia – che quando era ministro del governo Conte bis era considerato uno dei fautori della linea del rigore – avverte il leader della Lega: "I numeri dei contagi e dei morti dovrebbero imporre a tutti i leader politici un timeout dalla propaganda. Mi auguro che Salvini lo capisca".

Cancellare i debiti

Prosegue Boccia: "Noi dobbiamo continuare sulla strada che abbiamo tracciato, vita e salute vengono prima di qualsiasi forma di business, perché il business poi arriva, ma quando abbiamo messo in sicurezza tutti gli italiani". Per venire incontro alle necessità di famiglie e imprese, piegate da mesi di stop alle attività economiche, l'esponente dem mette sul piatto una misura di forte impatto:  la possibilità che lo Stato si faccia carico dei prestiti erogati con garanzia statale nel corso della pandemia a famiglie e imprese, entrate in crisi a causa del Covid, cancellando di fatto questi debiti. Una proposta di questo tipo, spiega Boccia, era stata elaborata dal Pd già durante la segreteria di Zingaretti e viene ora rilanciata. Un'operazione che certo sarebbe molto onerosa per le casse pubbliche e infatti l'ex ministro chiede che la questione venga trattata a livello europeo: "Sono sicuro che Paolo Gentiloni e i nostri a Bruxelles potranno combattere questa grande battaglia progressista".

Il piano vaccinale

Altro tema al centro delle polemiche è la campagna vaccinale. Diverse regioni, infatti, sono ancora in ritardo nella copertura di anziani e persone fragili, mentre i vaccini sonogià stati somministrati ad alcune categorie professionali, dagli insegnanti agli avvocati. Una scelta che alcuni governatori hanno imputato all'impostazione sbagliata del piano vaccinale elaborato all'epoca del governo giallorosso. Boccia però respinge le accuse: " Il piano vaccinale ha sempre avuto come priorità, l’età e le fragilità. Questo meccanismo è stato approvato dal parlamento e le regioni lo hanno attuato, alcune  in modo esemplare, come il Lazio". Secondo l'ex ministro, le regioni che hanno privilegiato invece altri criteri lo hanno fatto con una decisione autonoma. "Mi pare che oggi, anche per l’indignazione popolare tutte le regioni siano tornare all’età – conclude Boccia -, ma voglio dirlo a chi pensa di far polemiche, quel meccanismo c’è sempre stato fin dal primo giorno".

Lo scontro con le regioni

D'altronde, i litigi tra governo e regioni sono stati una costante dall'inizio dell'emergenza Covid. Nei suoi mesi al dicastero degli Affari Regionali, Boccia si è trovato spesso a confrontarsi con i governatori. Parlando a Fanpage.it, l'ex ministro rivendica il metodo adottato dal governo Conte: "Io penso che il meccanismo con linee guida molto chiare date dal ministero della Salute sulla base di valutazioni scientifiche e attuazione rigorosa e controllata delle regioni, è il meccanismo che funziona di più". Perché allora tutti questi scontri tra Stato centrale ed enti locali? "Le tensioni ci sono soprattutto quando c'è da definire o una restrizione o una ripartenza, perché inevitabilmente le aspettative dei territori mordono le caviglie degli amministratori locali", risponde Boccia.

La soluzione, spiega il deputato dem, è la condivisione delle responsabilità da parte dello Stato centrale. "Quando invece dal centro si dice: così è se vi pare ora fatelo, senza condividere un percorso, le frizioni sono inevitabili", dice Boccia. E prosegue: "Quando ci sono state tensioni nell'anno passato, è stato sempre sulla condivisione di un metodo. Non sempre è stato facile, perché alcuni problemi come la mancanza di mascherine o di ventilatori erano oggettivi. Ma abbiamo sempre risolto con la leale collaborazione".

Il caso Lombardia

Per questo motivo, l'ex ministro – che tra l'altro ora nella segreteria del Pd ha la delega alle Autonomie territoriali e agli enti locali – mette in guardia contro possibili campagne di delegittimazione delle regioni. "In questo anno ho visto fare agli amministratori pubblici locali servizio civile vero – dice Boccia -, quindi evitiamo di tornare a un derby al ribasso tra Stato perfetto e regioni imperfette o viceversa. È una tendenza che vedo riemergere in questi giorni e va interrotta subito perché Stato, regioni ed enti locali sono articolazioni diverse di un corpo unico".

In questo senso, Boccia rivendica anche il mancato commissariamento della Regione Lombardia, come pure era stato chiesto anche da una parte del Pd lombardo. "Quando sei in guerra, non prendi alcuni dei tuoi e li fai fuori", dice il deputato dem che però evidenzia come la pandemia abbia "messo a nudo le gravi debolezze" della sanità lombarda. Secondo Boccia, "bisogna prendere atto che la prevenzione territoriale pubblica lì è stata smontata e bisognerà rimontarla, sconfessando la politica sanitaria degli ultimi decenti"

Conte e l'alleanza tra Pd e M5S

Ultime battute, sulla situazione politica. Secondo alcuni commentatori il passaggio di mano a capo del Partito Democratico tra Zingaretti ed Enrico Letta è servito anche a correggere una linea del partito eccessivamente subalterna alla leadership dell'ex premier Conte nei mesi del governo giallorosso. Boccia respinge questa ricostruzione: "Questa cosa piaceva molto dirla a chi parlava di Mes e di tante alte cose e oggi è scomparso (Renzi e Italia Viva ndr)". Ribatte il deputato Pd: "Non c'è mai stata nessuna subalternità, ma la costruzione di un campo nuovo che ha consentito all'Italia di gestire la pandemia e tornare a essere centrale in Europa, il Pd è stato protagonista di questa partita. Prosegue Boccia: "Di fronte a tutto questo, non si può non ritenere questo campo quello dove si costruisce un progetto politico per il futuro".

Nelle ore in cui Conte si appresta a prendere la guida del Movimento 5 Stelle, Boccia delinea i contorni della futura alleanza che dovrà essere messa in campo già dalle prossime comunali: "Centrosinistra unito, con le forze sociali e i movimenti civici alternativi alle destre nazionaliste e sovraniste". Una coalizione di cui il Movimento 5 Stelle, secondo l'ex ministro, dovrà essere parte integrante, "perché abbiamo la stessa visione di società". Conclude Boccia: "Giuseppe Conte è parte integrante del progetto politico che abbiamo di fronte, sono sicuro che insieme costruiremo un campo che sarà il futuro del nostro Paese e lo renderà protagonista in Europa".