La morte di Imane Fadil, la modella 34enne diventata testimone chiave del processo Ruby sulle cene ad Arcore, morta il primo marzo in ospedale dopo un mese di agonia, resta un mistero. La donna sarebbe stata visitata da oltre 20 specialisti durante il mese di ricovero all’Humanitas di Milano, l’obiettivo era capire quale fosse l’origine di quell’aplasia midollare che poi l’ha uccisa. Quel che è certo è che tracce significative di radioattività sono risultate presenti nel corpo della paziente in quantità tali da accreditare l’ipotesi iniziale che la 34enne sia morta per un avvelenamento dovuto proprio agli isotopi dei metalli pesanti. Come riporta Il Corriere della Sera, oltre alle analisi del sangue, sono state svolte anche quelle delle urine nelle quali sono stati rilevati elementi sospetti sui quali indaga la procura. Secondo le dichiarazione di un investigatore sono presenti nel corpo della giovane donna “livelli di radioattività pari a quelli di chi ha lavorato per 30 anni in una fonderia”. Se la presenza di radioattività sarà confermata dalle ulteriori analisi, bisognerà scoprire come, dove e quando Fadil è stata esposta alle radiazioni. Prima di morire, l’ex modella aveva confidato al fratello e al suo avvocato di essere stata avvelenata.

Direttore sanitario dell'Humanitas sentito in procura

I pm milanesi che indagano per omicidio stanno ascoltando in Procura il direttore sanitario dell’Humanitas Michele Lagioia. L'audizione si è tenuta nell'ufficio del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano che coordina le indagini. Va detto che l’uomo è solo uno dei vari testimoni ascoltati in questi giorni dai magistrati titolari del fascicolo per far luce sulla morte di una delle accusatrici di Silvio Berlusconi nell'inchiesta sul ‘Bunga bunga’.

Nessuno può vedere il corpo di Imane Fadil

La Stampa scrive che “secondo alcuni esperti dell’Humanitas la giovane potrebbe avere ingerito del cobalto ionizzato due-tre settimane prima del ricovero, avvenuto lo scorso 29 gennaio. La sostanza potrebbe essere svanita nel tempo, tanto da risultare presente in quantità minima nel sangue (0,70 contro i 40 che attestano la tossicità). Ma al momento è soltanto un’ipotesi”. La salma di Fadil resta ferma all’obitorio di Milano in attesa dell’autopsia, che dovrebbe avvenire mercoledì o giovedì. Nessuno può vedere il suo corpo, nemmeno i suoi famigliari, come riportato sul fascicolo. Un divieto forse imposto per evitare eventuali rischi.

Cadmio e antimonio nel sangue

Dagli esami del sangue di Imane Fadil sono stati rinvenuti valori anomali di cadmio e antimonio. Lo ha riferito il procuratore di Milano Francesco Greco che indaga sul decesso avvenuto l'1 marzo. Inoltre "vorrei smentire la chiacchiera che è uscita sui giornali che dice che i valori dei metalli trovati siano piuttosto bassi", ha aggiunto. Greco ha quindi precisato che "l'antimonio nel sangue della ragazza, già lavato da diverse trasfusioni, ha dato il risultato di 3 e invece il range della tollerabilità è fino allo 0,2 e 0,22. Anche il cadmio urinario è stato rilevato al livello di 7, mentre la normalità è fino allo 0,3".

Accertata massiccia presenza di metalli pesanti

 Il procuratore di Milano ha reso noto che le prime analisi condotte sul corpo di Imane Fadil hanno accertato la presenza massiccia di cinque metalli pesanti (cadmio, antimonio, cromo, molibdeno) in percentuali anche di 100 volte superiori rispetto a livelli standard. "I valori nel sangue sono meno significativi, perché il sangue è stato lavato due o tre volte perché ha fatto tantissime trasfusioni, mentre le urine sono più attendibili", ha spiegato il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio.

Non si è esclude morte per malattia rara

Secondo il procuratore di Milano, "c'è l'opzione sull'ipotesi di un avvelenamento ma non si esclude che Imane Fadil sia morta per una malattia rara. La priorità della Procura è accertare le cause della morte. I medici dell'Humanitas hanno cercato di seguire tutte le ipotesi possibili in base alla scienza medica e ad una ad una le hanno scartate trovandosi davanti a una situazione complessa che non sono riusciti a comprendere".

Autopsia, presenti anche vigili del fuoco per il rischio di radiazioni

All'autopsia sul corpo di Fadil saranno in campo anche i vigili del fuoco "perché hanno un addestramento specifico e strumentazione adeguata per il rischio di radiazioni". Lo ha spiegato il procuratore capo di Milano Francesco Greco precisando che "si procederà prima con l'estrazione di alcuni campioni per le prime analisi", ovvero i carotaggi degli organi (fegato e reni), e poi "con la normale autopsia".