Caso Minetti, arrivano i primi esiti dell’Interpol, la Procura: “Per ora il parere sulla grazia non cambia”

Non cambia il parere della Procura generale di Milano sulla grazia concessa dal presidente Mattarella a Nicole Minetti, almeno per ora. Dalle prime risposte arrivate dall'Interpol in questi giorni non sembrano emergere gravi anomalie sui presupposti – ovvero i gravi problemi di salute del figlio adottato – che hanno motivato l'atto di clemenza. Il responso però non è ancora definitivo.
Dai primi esiti degli accertamenti in corso, anche in Uruguay e in Spagna, dell'istruttoria supplementare non sono arrivati, al momento elementi significativi per ribaltare il quadro con un parere negativo. Le verifiche, però, stanno proseguendo e i magistrati milanesi attendono ancora degli approfondimenti per i prossimi giorni.
Se dovessero rilevarsi irregolarità i magistrati potrebbero cambiare il loro parere. Gli accertamenti dell'Interpol, in particolare in Uruguay, si concentrano sulla regolarità della procedura di adozione del bambino, malato e curato a Boston, negli Stati Uniti. Altro punto da accertare è l'effettiva volontà di riscatto sociale dell'ex consigliera lombarda, condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel caso Ruby bis e peculato nell'inchiesta Rimborsopoli.
Se fosse emerso subito un dato che poteva portare a un ribaltamento del parere, la procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto pg Gaetano Brusa, lo avrebbero immediatamente trasmesso al ministero della Giustizia, responsabile del provvedimento di grazia. Allo stato attuale, questo non è avvenuto, ma viene ribadito che gli accertamenti continuano.
Nei giorni scorsi una prima informativa dell'Interpol aveva stabilito che non vi fossero precedenti penali, né denunce, né indagini in corso per favoreggiamento della prostituzione in Uruguay e in Spagna su Nicole Minetti e il suo compagno, Giuseppe Cipriani. Ad ogni modo, bisognerà attendere che la Pg abbia un quadro completo per conoscere l'esito definitivo. Solo a quel punto potremo capire se ci sarà una conferma o una modifica del parere, che andrà comunque rinviato al ministero della Giustizia e infine al Quirinale.
Intanto i media uruguaiani continuano ad occuparsi del caso. Secondo la testimonianza di un ex compagno di María de los Ángeles González Colinet (la madre biologica del bambino che oggi risulta scomparsa), la donna si sarebbe prese cura del figlio durante i suoi primi mesi di vita. Successivamente avrebbe tentato di vederlo quando era nel centro Inau ma le sarebbe stato impedito. La versione dell'uomo dunque differisce da quanto affermato dal giudice, secondo il quale il bambino, nato in un contesto di grave vulnerabilità, era stato abbandonando alla nascita.
Il testimone ha dichiarato che González Colinet "andò a trovare la bambina, ma la cacciavano via", riferendosi a coloro che lavoravano presso l'ente di adozioni dove si trovava il piccolo. "L'ho portata lì, e un paio di volte le hanno permesso di vederlo. Poi hanno iniziato a non farla più entrare", ha aggiunto. Ha anche affermato che "a causa della tossicodipendenza di González Colinet", l'Inau chiese la rimozione della custodia. "L'ho persino portata al Tribunale di Pace e se n'è andata piangendo perché il giudice non glielo ha restituito", ha aggiunto. Secondo i registri dell'ospedale Pereira Rossell, dove il bambino è nato – scrivono i media locali – la madre è stata con il neonato per i primi otto giorni fino all'intervento dell'inaugurazione.