Grazia a Minetti, le ombre sull’adozione del bambino: spunta una coppia uruguaiana

Sul caso della grazia a Nicole Minetti, scoppiato a seguito dell'inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano, gli accertamenti della Procura generale di Milano, avviati anche all'estero, si stanno concentrando in queste ore sulla regolarità della sentenza di adozione in Uruguay del bambino, minore che soffre di una patologia che necessiterebbe di cure costanti, che sarebbe alla base della concessione della clemenza concessa dal Quirinale per "motivi umanitari". Al centro delle indagini anche la vicenda scomparsa della madre biologica del bambino, di cui si sono perse le tracce a febbraio.
Ieri alcuni media uruguaiano avevano scritto che l'adozione sarebbe "altamente irregolare", riferendo anche di una cattiva gestione in passato dell'Istituto che sovrintende alle pratiche. E sempre nella giornata ieri i legali di Minetti avevano spiegato un altro punto oscuro, ovvero perché, contrariamente a quanto affermato dall'ex igienista dentale di Berlusconi, il bambino adottato non compare nei database del San Raffaele e dell'ospedale di Padova: Minetti e il compagno Cipriani si sarebbero rivolti privatamente ai medici senza passare per canali ufficiali.
La sentenza di adozione del bambino del tribunale dell'Uruguay: "Non era abbandonato"
Oggi il Fatto Quotidiano pubblica la sentenza del 15 febbraio 2023 emessa dal tribunale di Maldonado sul bimbo adottato da Nicole Minetti. Il documento dimostrerebbe che il minore non "era stato abbandonato dalla nascita", come sostenuto da Minetti e come era stato riportato nell'istanza di grazia, ma aveva due genitori biologici, a cui è stata tolta la patria potestà dopo una causa civile durata tre anni, iniziata da Cipriani e Minetti al fine di ottenere l'adozione piena del minore, nato nel 2017.
Nell'articolo di Mackinson si spiega che il documento ripercorre le tappe della storia. Il piccolo, affetto da una grave patologia congenita, non era stato abbandonato alla nascita per strada, ma era stato affidato all'Istituto nazionale per bambini e adolescenti in Uruguay, perché aveva una madre indigente e un padre in carcere.
Nel frattempo Minetti e Cipriani iniziano a frequentare l'Inau da volontari, e nel 2020 riescono a ottenere il trasferimento del minore nella loro tenuta a La Barra, dove, scrive il Fatto, si tenevano anche feste con minorenni. Quindi nel documento si dà conto anche del viaggio a Boston, dove il bambino sarebbe stato sottoposto a un intervento chirurgico nel 2021.
Con la sentenza la giudice sostanzialmente decreta la separazione del minore della famiglia d'origine, toglie la patria potestà ai due genitori biologici e concede l'adozione piena a Cipriani e Minetti. Secondo il Fatto a far vincere la causa ha contribuito anche la grande disponibilità economica dei due milionari, a fronte dell'indigenza della famiglia d'origine, difesa da un'avvocata, Mercedes Nieto, trovata poi carbonizzata nel 2024 in circostanze mosteriose
Giustizia uruguaiana indaga sugli spostamenti della coppia Minetti-Cipriani
La giustizia uruguaiana starebbe indagando sulla regolarità degli spostamenti della coppia Minetti-Cipriani. Secondo quanto pubblica ‘Cadena del mar', la Procura avrebbe richiesto un esame approfondito dei registri di entrata e uscita del nucleo familiare dal paese, concentrando l'esame sui controlli di transito internazionale, e su altri punti e mezzi di controllo delle frontiere. Allo stesso modo, fonti di polizia hanno fornito indizi preliminari che potrebbero indicare possibili incongruenze nei meccanismi di registrazione e identificazione dei passeggeri accompagnatori, il che permette di avviare un'indagine per determinare l'eventuale esistenza di irregolarità amministrative o procedurali.
Spunta una seconda coppia uruguaiana che avrebbe potuto adottare il minore
Oggi si aggiungono nuovi tasselli a una vicenda ancora tutta da chiarire. Secondo la tv uruguaiana Telenoche, il minore avrebbe vissuto per due anni, seppur a tempo parziale, con un'altra coppia di Maldonado che puntava alla sua adozione, poi negata dall'Inau (Istituto Nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza). La tv ha raccolto la testimonianza della coppia che smentirebbe dunque la tesi che il bambino non avesse alcuna famiglia disponibile ad adottarlo, a eccezione della ex consigliera regionale lombarda, che poi appunto lo ha adottatp.
Questa seconda coppia afferma di aver avuto contatti con il bambino e di aver avviato la procedura di preadozione prima che l'Inau prendesse la sua decisione. "Ho iniziato a presentarmi all'Inau e ho cominciato ad avere contatti con il bambino. Ho iniziato a informarmi sulla possibilità di adozione, mi hanno detto di sì e abbiamo iniziato a sbrigare le pratiche", ha detto la donna. Anche l'uomo ha dichiarato di aver presentato la documentazione e di aver partecipato alle valutazioni.
"Ci hanno chiesto un certificato di buona condotta e siamo andati da diversi psicologi. Ci hanno detto che eravamo idonei all'adozione", ha raccontato. Riguardo al tempo trascorso insieme, ha affermato che il bambino "passava la maggior parte della giornata" con loro e che hanno condiviso anche festività come il 24 dicembre. Ha anche riferito che, dopo alcune indagini, gli hanno detto che alla fine il bambino era stato affidato a un'altra famiglia. "Mi dissero che la questione di quel bambino era già stata risolta, che era stato dato in adozione a una famiglia straniera. Io andai per quel bambino, non per un altro".