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Grazia a Nicole Minetti

Dubbi sulla grazia a Nicole Minetti, Mattarella chiede spiegazioni a Nordio sul minore “abbandonato”

La grazia a Nicole Minetti – ex consigliera regionale della Lombardia condannata per i casi Ruby e Rimborsopoli – era arrivata perché la 41enne deve occuparsi di un minorenne. Ma sembra che qualcosa non torni, nella storia del bambino. Il Quirinale ha chiesto chiarimenti al ministero della Giustizia, che ha aperto un’istruttoria. Il ministro Nordio: “Abbiamo seguito procedura, approfondiremo”. Minetti: “Notizie false e diffamatorie”.
A cura di Luca Pons
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Il 10 aprile è emerso che l'ex consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti aveva ricevuto la grazia da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La decisione del Quirinale, come hanno fatto sapere i legali di Minetti, è arrivata perché la donna – condannata a 3 anni e 11 mesi di carcere, per favoreggiamento della prostituzione nel caso Ruby e per peculato nel caso Rimborsopoli – doveva occuparsi della tutela della salute di un minore.

Oggi però sono emersi dei dubbi sulla situazione di questo minorenne. E il Quirinale ha chiesto chiarimenti urgenti al ministero della Giustizia, che ha aperto un'istruttoria interna. Verrà acquisita "ogni informazione ed elemento utile a consentire l'opportuna valutazione", ha fatto sapere il ministero, dicendo che nessuno degli "elementi negativi" sollevati dalla stampa fa parte degli atti. Minetti ha parlato di notizie "false e diffamatorie".

Il caso del bambino "abbandonato" che ha ancora i genitori

Il bambino in questione, 8 anni, ha una madre biologica che si trova in Uruguay, stando a quanto ha riportato oggi il Fatto quotidiano, e anche un padre vivente. La donna sarebbe scomparsa, ma ci sarebbe comunque il fatto che il minorenne non era "abbandonato alla nascita", come invece riporterebbe l'istanza con cui i legali di Minetti avevano chiesto la grazia.

Poco dopo la nascita, il piccolo sarebbe stato affidato all'istituto INAU (più o meno l'equivalente dei servizi sociali uruguaiani) perché il padre si trovava in carcere e la madre era in condizioni di estrema povertà. Il tribunale che aveva deciso l'affidamento avrebbe comunque stabilito che, nel tempo, si sarebbe dovuto tentare un ricongiungimento.

Minetti e il compagno, Giuseppe Cipriani, dopo essersi trasferiti in Uruguay avrebbero iniziato a collaborare con l'INAU. E avrebbero di fatto preso in affido (in modo informale, però) il bambino. La 41enne e Cipriani avrebbero fatto causa ai genitori biologici per sottrarre loro la responsabilità genitoriale, raggiungendo l'obiettivo a febbraio del 2023.

Nel 2024 la coppia Minetti-Cipriano sarebbe tornata in Italia con il piccolo. Nel frattempo, da febbraio di quest'anno, risulta che la madre biologica del bambino sia scomparsa. L'avvocata che seguiva la donna è morta, in un incendio della propria abitazione per il quale non si escludono cause dolose.

L'operazione negli Stati Uniti è la presenza "necessaria" della madre

Sempre dall'istanza presentata dai legali di Minetti risulta anche che quest'ultima, insieme a Cipriani, nel 2021 avrebbe portato il bambino negli Stati Uniti, a Boston, per un'operazione chirurgica di cui aveva bisogno. Non è chiaro come sia potuto avvenire, dato che i due non avevano alcuna potestà genitoriale sul piccolo, quindi non avrebbero potuto accompagnarlo all'estero.

L'operazione avrebbe avuto a luogo a ottobre di quell'anno, e sarebbe avvenuta negli Stati Uniti perché il San Raffaele di Milano e l'Ospedale di Padova avevano dato un parere contrario. Questo è ciò che hanno scritto i legali di Minetti nell'istanza al Quirinale. Tuttavia, non ci sarebbe traccia di questi pareri contrari.

La situazione di salute del bambino è ciò che ha poi portato alla grazia del Quirinale. Gli avvocati hanno affermato che c'erano rischi di complicazioni e di recidiva. La squadra medica che ha seguito il piccolo avrebbe quindi dichiarato che è "necessaria" la presenza "costante della madre". Il Quirinale, però, non avrebbe ulteriormente verificato questi documenti.

Minetti diffida i giornalisti: "Basta notizie false e diffamatorie"

La replica di Nicole Minetti è arrivata tramite una nota nota diffusa dai suoi legali. Le notizie, hanno affermato gli avvocati, sono "prive di fondamento e gravemente lesive" della "reputazione personale e familiare" di Minetti.

Perciò, la 41enne ha dato mandato per diffidare i giornalisti e il Fatto, intimandoli a smettere di pubblicare "ulteriori notizie false, diffamatorie e lesive". In più, ci saranno "le opportune azioni legali nei confronti dei giornalisti e della testata giornalistica coinvolta, nelle sedi competenti". I legali dicono di confidare "nell'intervento delle competenti autorità affinché venga fatta piena luce sulla vicenda e vengano adottati i provvedimenti necessari a tutela dei dati sensibili e dei propri familiari".

Il Quirinale chiede chiarimenti a Nordio, il ministero apre un'istruttoria

I dubbi che sono emersi, evidentemente, hanno convinto anche Mattarella che è necessario fare alcuni approfondimenti. Infatti, l'ufficio stampa del Quirinale ha fatto sapere che la presidenza della Repubblica ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio. In sintesi, è una richiesta di chiarimenti.

"In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal presidente della Repubblica, su proposta favorevole del ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa". Questo ha scritto il presidente Mattarella a Nordio. Insomma, con "urgenza" il ministro deve "riscontrare la fondatezza" della richiesta di grazia.

Il ministero della Giustizia ha fatto sapere che "nessuno degli elementi negativi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura". Ovvero, non risulta. Ma questo non significa che si tratti di una smentita. Nel corso dell'iter c'è stata prima "l’istruttoria di rito" della procura di Milano, che ha dato "parere favorevole"; poi il fascicolo è passato al ministero e da lì al Quirinale. Il ministero, comunque, ha confermato che c'è la "necessità di acquisire ogni informazione ed elemento utile a consentire l’opportuna valutazione circa le notizie comparse su organi di stampa".

Il ministero ha aperto un'istruttoria interna, che potrebbe dare un primo esito già nel giro delle prossime 24 ore. Il sostituto procuratore della Corte d'Appello di Milano, Gaetano Brusa, ha dichiarato che la procura ha "acquisito i dati e svolto gli accertamenti che richiedeva il ministero", e "il quadro era completo e non emergevano dati anomali".

Il Quirinale ha precisato anche che il presidente Mattarella "non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall'autorità giudiziaria e dal ministro della Giustizia". Se c'era qualcosa da controllare, quindi, toccava al ministero farlo, prima di far finire la richiesta sulla scrivania del presidente.

Pd: "Meloni faccia dimettere Nordio". Il ministro: "Si rileggano i codici"

"Cosa sta aspettando Giorgia Meloni a far fare un passo indietro al ministro Carlo Nordio?", ha dichiarato Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd. "Non c'è più tempo da perdere: la sua permanenza al ministero della Giustizia si sta rivelando estremamente dannosa e il dicastero appare privo di guida e controllo", ha aggiunto. "Quanto sta emergendo è di una gravità inaudita. Già il fatto che ne stiamo discutendo è estremamente grave: Meloni non può far finta di nulla. Le responsabilità politiche sono chiare e non si tratta di una questione tecnica, ma di una questione istituzionale e politica di primissimo piano".

A questa richiesta ha risposto direttamente il ministro Nordio. In una nota, il ministro ha invitato Serracchiani a "rileggere, visto che è laureata in giurisprudenza, l'art 681 del Codice di procedura penale, sui provvedimenti relativi alla grazia". L'articolo in questione afferma che la richiesta di grazia deve passare dal "procuratore generale, il quale, acquisite le opportune informazioni, la trasmette al ministro con le proprie osservazioni". Come a sottolineare che la responsabilità di trovare eventuali falle nella richiesta di grazia sarebbe stata della Procura, e non del ministero.

Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde, ha attaccato a sua volta: "Annuncio la presentazione di un’interrogazione parlamentare al ministro Nordio", per "sapere quali verifiche siano state effettuate e se vi siano state omissioni o informazioni non corrette nella domanda di grazia. La grazia è un atto delicatissimo che non può poggiare su zone d’ombra. Il Paese ha diritto alla verità".

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