Minetti e Cipriani chiedono 5 mln al Fatto, la super testimone nega tutto: “Non ho visto giro di prostitute”

Graciela Mabel De Los Santos Torres, la super testimone sentita dal Fatto Quotidiano per il caso della grazia concessa a Nicole Minetti, ha depositato dichiarazione giurata da un notaio lo scorso 29 maggio, in cui mette totalmente in discussione la versione dei presunti festini nella tenuta a Punta del Este di Giuseppe Cipriani: "In relazione alla signora Nicole Minetti, si lascia espressa constatazione che, durante tutto il periodo in cui ho lavorato nella ‘Chacra Gin Tonic', non ho mai assistito né mi consta in alcun modo con certezza che la signora Minetti fosse coinvolta in una presunta operazione finalizzata a cercare, reclutare, assumere o in qualsiasi modo indurre o invitare prostitute in alcun luogo".
Dunque la massaggiatrice ed ex dipendente della tenuta "Gin Tonic" ritratta tutto, sconfessa quanto fino ad ora uscito in diverse testate, smentendo le ricostruzioni fatte nel colloquio con il Fatto Quotidiano, a partire dalle quali è stato richiesto un supplemento di istruttoria dal Quirinale per la concessione della grazia all'ex igienista dentale di Silvio Berlusconi ed ex consigliera regionale lombarda.
A riportare online il documento dell'atto e il suo contenuto è il giornale ‘Il Domani', insieme a ‘la Repubblica'. Torres avrebbe anche precisato: "Ritengo che alcune mie dichiarazioni siano state estrapolate dal contesto", sottolineando da parte sua "un'esposizione pubblica non desiderata".
"Da quando hanno adottato suo figlio – ha inoltre detto Torres in riferimento a Minetti – la sua attenzione è stata principalmente rivolta alla cura e all'educazione del bambino" e con il signor Giuseppe Cipriani "si è trattato di una situazione di molestia lavorativa, conflitto risolto mediante accordo transattivo tra le parti".
La coppia Minetti-Cipriani aveva già esplicitato l'intenzione di fare causa al giornale di Marco Travaglio. È fissato per il 26 giugno il primo incontro di mediazione legale nell'ambito della causa intentata davanti al Tribunale di Roma dai loro legali nei confronti della Società Editoriale Il Fatto, del direttore Travaglio e di oltre una decina di giornalisti, per una serie di articoli pubblicati sul quotidiano e online tra l'11 aprile e il 12 maggio 2026.
Si tratta di una richiesta di 5 milioni di euro come risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali) "per lesione dei diritti alla reputazione, onore, immagine, identità personale, riservatezza e dei diritti della personalità di Giuseppe Cipriani, Nicole Minetti" e del loro figlio minore conseguenti alla "violenta campagna stampa diffamatoria" che sarebbe stata attuata dopo la concessione della grazia all'ex consigliera regionale lombarda. Nel frattempo, gli avvocati della società di Giuseppe Cipriani hanno depositato alla Corte distrettuale di New York una denuncia chiedendo un risarcimento per 250 milioni di dollari contro la Società Editoriale Il Fatto e la Rai.
La richiesta è stata presentata alla Corte Distrettuale di New York. "Sebbene le notizie false fossero presentate come riferite a Giuseppe Cipriani – si legge nel documento anticipato dal Corriere.it e letto dall'AGI – i convenuti sapevano che la campagna avrebbe necessariamente e prevedibilmente provocato un grave e immediato danno commerciale a Cipriani Usa e all'intera attività Cipriani, anche quella con sede a New York".
Il Fatto pubblica le chat con la super testimone
Il Fatto Quotidiano ha pubblicato le comunicazioni avute con Graciela De Los Santos Torres. Nei messaggi pubblicati oggi, De Los Santos descrive il ranch come "la casa di Playboy", parlando di "feste, ragazze, molte cose… droghe". Racconta inoltre di modelle brasiliane e "prostitute Vip". Al centro delle accuse c'era anche Minetti. In una telefonata del 22 aprile, la donna dice: "Nicole sa tutto". Secondo il suo racconto, nella struttura si sarebbero svolte "feste sessuali".
La donna denunciava poi presunte molestie da parte di Cipriani: "Giuseppe non conosce il ‘no'". Nei giorni precedenti alla pubblicazione dell'intervista, De Los Santos aveva autorizzato l'uso del proprio nome: "Sì", si legge in un messaggio del 9 maggio. La retromarcia arriva solo nella notte tra il 10 e l'11 maggio, dopo aver ricevuto la bozza definitiva dell'articolo. "Non voglio che l'articolo venga pubblicato in questo modo", scrive, contestando alcune parti relative all'immigrazione e al passaporto. Poco dopo ritira il consenso alla pubblicazione. Dopo l'uscita dell'intervista, la donna sembra impaurita: "Sta per esplodere tutto e io rimarrò bloccata qui… La mia vita è finita". Dal 13 maggio, riferisce il quotidiano, la donna avrebbe interrotto ogni contatto.