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Festini, Uruguay e una testimone che ritratta: il caso della grazia a Minetti

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Nella storia della grazia a Nicole Minetti ci sono stati fin da subito tanti elementi decisamente particolari: la richiesta di chiarimenti da parte del Quirinale dopo un’inchiesta giornalistica – firmata dal Fatto Quotidiano – che metteva in dubbio i presupposti su cui fosse stata concessa la clemenza giudiziaria, le storie di presunti festini con escort in un ranch in Uruguay, i testimoni che cambiano versione. A un certo punto era emerso anche il nome di Jeffrey Epstein, visto che il compagno dell’ex consigliera regionale in Lombardia, Giuseppe Cipriani, conosceva il faccendiere statunitense morto in carcere con le accuse di traffico sessuale e il suo nome era stato trovato negli Epstein files. Insomma, una storia piena zeppa di incognite ed elementi che per forza di cose ha attirato su di sé molta attenzione.

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La storia della grazia a Nicole Minetti

Già il nome di Nicole Minetti, da solo, aveva catalizzato gli occhi dei media. Si tratta pur sempre della donna finita a processo per il caso di Ruby Rubacuori, colei che all’epoca dei fatti si era presentata in Procura a Milano, a prendere la ragazza di 17 anni che Silvio Berlusconi sosteneva fosse la nipote del presidente egiziano Mubarak. Per questa vicenda e per il processo Rimborsopoli, cioè quello sull’uso improprio di fondi pubblici in Regione Lombardia, Minetti aveva accumulato una condanna di 3 anni e 11 mesi, che le era stata però condonata a fine aprile.

A quel punto il Fatto Quotidiano aveva pubblicato una serie di inchieste giornalistiche che mettevano in discussione gli elementi su cui si era basata la procura per chiedere al Quirinale la grazia. Di fatto i motivi principali per cui fossero tutti d’accordo di azzerare la pena erano due. Da un lato si sottolineava come Minetti avesse a tutti gli effetti cambiato vita e fosse ora molto distante da quel mondo dei festini ed escort delle cosiddette “cene eleganti” di Arcore (il bunga bunga, per capirci); dall’altro c’era di mezzo un minore che Minetti e Cipriani avevano adottato in Uruguay e che necessitava di cure mediche e dell’attenzione e della cura costante dei genitori.

Le inchieste giornalistiche

Per le inchieste del Fatto, nessuna di queste affermazioni era completamente vera. Per quanto riguarda il bambino, si diceva che non fosse stato abbandonato, che ci fossero i genitori biologici, ma che Minetti e il compagno avessero fatto loro causa per far decadere la potestà genitoriale e assicurarsi così l’adozione. E invece, sullo stile di vita, era emersa una testimonianza di una donna che lavorava come massaggiatrice nel ranch di Cipriani in Uruguay, che parlava di festini con escort, che sarebbero state reclutate proprio da Minetti.

Il Quirinale a quel punto aveva chiesto chiarimenti, ma negli ultimi giorni ha confermato la grazia. In un comunicato ufficiale ha fatto sapere che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “ha preso atto con rispetto delle conclusioni della procura generale di Milano” a cui aveva chiesto delle verifiche, “in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato”. Insomma, dopo le inchieste giornalistiche sono stati predisposti degli accertamenti che hanno coinvolto persino l’Interpol, ma questi sono giunti alla conclusione che quanto riportato dai giornali non corrispondesse al vero.

La testimone cambia versione

Uno degli elementi su cui probabilmente si è basata l’autorità giudiziaria nel confermare il suo parere sulla grazia è il fatto che, notizia di queste ore, una testimone chiave ha cambiato versione. Si tratta di Gabriela Mabel De Los Santo, massaggiatrice uruguaiana che aveva lavorato nel ranch in passato e aveva raccontato dei festini nel ranch, suggerendo anche che Minetti fosse colei che si occupava di reclutare le varie escort. Ora però, davanti a un notaio e con dichiarazione giurata, ha detto di non aver mai saputo nulla di ciò che avveniva nella tenuta. Non solo: in via ufficiale ha anche detto di non aver autorizzato la pubblicazione del suo nome in alcune interviste e ha sostenuto che le sue parole siano in qualche modo state distorte.

La sua testimonianza è stata quindi trasmessa anche ai magistrati milanesi, che nel frattempo avevano già inoltrato al Quirinale il loro parere: cioè che fosse tutto in regola, che le ricostruzioni giornalistiche non corrispondessero al vero e che quindi il parere positivo sulla richiesta di grazia non cambiasse. La nuova versione della testimone quindi di fatto ha rafforzato la tesi della procura. E la questione giudiziaria si chiude così. Se ne apre però un’altra: il gruppo Cipriani, di proprietà del compagno di Minetti, ha chiesto un maxi risarcimento da 250 milioni di dollari al Fatto Quotidiano (ma anche alla trasmissione Report) per le inchieste giornalistiche pubblicate che sarebbero lesive della reputazione del gruppo.

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