Ora Nicole Minetti vuole chiedere i danni al Fatto, la replica: “Nostra fonte non sentita da procura”

Sembra avviarsi alla conclusione la complessa vicenda mediatica e giudiziaria che ha interessato Nicole Minetti negli ultimi mesi. La Procura Generale di Milano ha trasmesso al ministero della Giustizia la relazione finale sulle verifiche relative alla grazia concessa all'ex consigliera regionale della Lombardia, stabilendo la piena regolarità del provvedimento e l'infondatezza delle ricostruzioni giornalistiche che ne avevano messo in dubbio la legittimità. Il documento, ora al vaglio del Quirinale, spiana la strada all'udienza del 12 giugno davanti al Tribunale di Sorveglianza, che dovrebbe sancire la definitiva cancellazione della pena.
L'origine del provvedimento di clemenza
Per comprendere l'evoluzione dei fatti è necessario ricordare che l'ex consigliera lombarda era stata condannata in via definitiva a tre anni e undici mesi di reclusione per i reati di peculato e favoreggiamento della prostituzione nell'ambito del processo "Ruby bis". In attesa dell'udienza per l'affidamento in prova ai servizi sociali, la difesa della donna aveva presentato una domanda di grazia, motivata principalmente da ragioni umanitarie legate alla salute del figlio minore, adottato in Uruguay insieme al compagno, l'imprenditore Giuseppe Cipriani. I legali avevano evidenziato la necessità per la madre di accompagnare il bambino negli Stati Uniti per delicate cure specialistiche presso il Boston Children's Hospital, un espatrio incompatibile con le restrizioni dei servizi sociali italiani. Dopo i pareri favorevoli della Procura e del ministero, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva firmato il decreto di clemenza lo scorso febbraio.
I dubbi dei media e l'intervento del Quirinale
Il quadro è mutato ad aprile, quando un'inchiesta de Il Fatto Quotidiano ha sollevato forti perplessità sulle motivazioni della grazia. Il giornale ha infatti ipotizzato presunte irregolarità nell'iter adottivo uruguaiano, citando una forte conflittualità con la famiglia biologica e accostando la vicenda alla morte della tutrice legale del minore, deceduta in un incendio domestico. La testata ha messo poi in discussione l'effettivo percorso clinico del bambino in Italia e ha riportato le dichiarazioni di una massaggiatrice che descriveva feste a base di alcol e droga nella tenuta uruguaiana della coppia, contestando anche la ricostruzione sul reale cambiamento dello stile di vita dell'ex consigliera. Di fronte a queste notizie, il Presidente Mattarella ha chiesto al ministero della Giustizia di avviare un supplemento di indagine per verificare la fondatezza delle tesi giornalistiche.
Le risultanze delle verifiche giudiziarie
L'istruttoria avviata per fare luce sui dubbi sollevati dalla stampa si è conclusa con il deposito della relazione finale a via Arenula. Il documento, firmato dalla procuratrice generale di Milano e dal sostituto, giunge a conclusioni opposte rispetto a quelle dell'inchiesta giornalistica. Nel testo viene infatti riportato che il procedimento di adozione si è svolto regolarmente ed è stato validato in Italia dal Tribunale per i Minorenni di Venezia. Anche i sospetti sul decesso della tutrice legale vengono ridimensionati nella relazione: la professionista si era espressa favorevolmente all'adozione e le autorità uruguaiane hanno catalogato il caso come un tragico incidente domestico provocato dall'esplosione di una stufa. Sul fronte sanitario, la Procura conferma la gravità della patologia del minore e la necessità delle terapie a Boston; il fatto che i principali ospedali pubblici di Milano e Padova non avessero cartelle cliniche a nome del bambino viene ricondotto alle spiegazioni dei legali e dello stesso Cipriani in un'intervista al Corriere della Sera, secondo cui la coppia si era rivolta privatamente a professionisti di fiducia all'interno di quelle strutture. Infine, in base a quanto si legge nella relazione, i controlli affidati ai Carabinieri e i report internazionali dell'Interpol non hanno evidenziato alcuna pendenza giudiziaria a carico della coppia in Uruguay o in Spagna, portando i magistrati a ritenere prive di riscontro le testimonianze sui presunti festini.
Il dibattito istituzionale e la controffensiva legale
Le conclusioni dei magistrati milanesi sono state commentate dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che al Tg1 ha definito le indiscrezioni dei media come "notizie del tutto prive di fondamento", esprimendo "rammarico" per gli attacchi indiretti rivolti al Quirinale. Di contro, il direttore del Fatto Quotidiano, Peter Gomez, ha difeso il lavoro della testata contestando la scelta della Procura di non effettuare una rogatoria internazionale per ascoltare la loro fonte principale, cioè la massaggiatrice della tenuta uruguaiana. "Prendiamo atto che le notizie che abbiamo raccontato non vengono considerate vere senza sentire la fonte da cui provengono. Curioso", ha affermato Gomez, aggiungendo poi un affondo sul metodo investigativo: "Non avevo mai visto un'indagine che si fa per stabilire se una persona ha detto ad un giornale o in tv delle cose vere e poi non viene interrogata". A questo rilievo ha risposto la stessa Procura Generale, specificando che i trattati di cooperazione tra Italia e Uruguay non consentono l'uso della rogatoria al di fuori di un formale procedimento penale con soggetti indagati.
Nel frattempo, la reazione legale di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani è già stata avviata. I difensori della coppia hanno annunciato infatti la richiesta di risarcimento danni per oltre cinquanta articoli pubblicati online e sulla carta stampata da Il Fatto Quotidiano, includendo nell'azione legale anche i servizi giornalistici trasmessi dai programmi televisivi È sempre Cartabianca su Rete 4 e Report su Rai 3. La quantificazione del danno, spiegano i legali, "sarà strettamente correlata al grave pregiudizio recato alla serenità e alla privacy del figlio minore".