Mattarella conferma la grazia a Minetti, ma Travaglio non ci sta e annuncia nuove prove e querele

La delicata vicenda legata alla grazia concessa a Nicole Minetti registra l'atto finale da parte del Quirinale, ma si trasforma simultaneamente in una durissima battaglia legale e mediatica. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ufficialmente chiuso la questione istituzionale comunicando tramite una nota che non vi sarà alcuna rivalutazione del decreto di clemenza firmato lo scorso febbraio. La decisione del Capo dello Stato giunge all'indomani della relazione trasmessa dalla Procura generale di Milano, che ha smentito le presunte irregolarità sollevate dalle inchieste giornalistiche, ribadendo la solidità dei presupposti umanitari alla base del provvedimento: il radicale mutamento di vita dell'ex consigliera lombarda e la stringente necessità di assistere negli Stati Uniti il figlio minore adottato, affetto da gravi patologie sanitarie.
Travaglio non ci sta e attacca la Procura
La netta bocciatura delle tesi giornalistiche da parte della magistratura milanese ha scatenato l'immediata e durissima reazione del direttore del Fatto Quotidiano. Ospite a Otto e mezzo su La7 e attraverso il suo editoriale, Marco Travaglio ha risposto: "La Procura generale può anche raccontare che gli asini volano, ma l'unica cosa che non può fare è accusare il Fatto di falso", ha affondato il giornalista, minacciando una querela per diffamazione contro i magistrati se non arriveranno scuse formali. Secondo Travaglio, l'indagine soffre di un vizio di fondo: i pm hanno bollato come false le inchieste del giornale senza mai convocare né ascoltare i testimoni chiave intervistati dai cronisti, a partire dall'ex massaggiatrice della tenuta uruguaiana, Graciela De Los Santos Torres. Il direttore del Fatto ha poi rivendicato il valore del lavoro svolto, ricordando che è merito del suo giornale se l'opinione pubblica ha scoperto il provvedimento di clemenza, "visto che il Quirinale aveva nascosto la notizia". Travaglio ha ribadito che i due presupposti alla base della grazia, il ravvedimento di Minetti e l'esclusività dell'ospedale americano per curare il figlio, semplicemente non esistono, e che i cronisti in loco continueranno a dimostrarlo con nuove rivelazioni dall'Uruguay.
Travaglio ha poi contestato la scelta di affidare il supplemento di indagine allo stesso magistrato che aveva già espresso parere favorevole la prima volta: "Abbiamo appena votato per separare le carriere, non potevano almeno affidarlo a un altro?". Infine, un affondo ironico e diretto è stato riservato al Capo dello Stato: "Secondo me Mattarella è un amante del pericolo. Nonostante la sua fama di prudenza è uno spericolato, un amante del brivido", ha concluso il direttore del Fatto, evidenziando la complessità di una vicenda definita particolarmente controversa e sulla quale, secondo quanto annunciato, la testata continuerà a pubblicare i nuovi elementi in arrivo dall'America Latina.
La maxi-richiesta danni e la tutela del minore
Sul fronte opposto, la difesa di Nicole Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani è pronta a capitalizzare le risultanze della Procura generale per dare il via a una controffensiva risarcitoria senza precedenti in sede civile. I legali della coppia hanno infatti annunciato l'intenzione di chiedere un risarcimento monstre da 250 milioni di euro, indirizzato non solo al Fatto Quotidiano per gli oltre cinquanta articoli dedicati al caso, ma anche alle trasmissioni televisive Report ed È sempre Cartabianca. Come spiegato dall'avvocato Emanuele Fisicaro, la cifra astronomica non sarebbe casuale ma risponderebbe "a parametri mutuati dai sistemi giuridici commerciali d'oltreoceano", dove per quantificare il danno d'immagine e patrimoniale si valutano i fatturati delle società coinvolte, i mercati di riferimento e "il concreto impatto negativo che la diffusione di notizie giudicate infondate può esercitare sulle attività imprenditoriali del gruppo Cipriani".
Oltre alla via del risarcimento economico, il pool difensivo starebbe poi valutando anche pesanti azioni in sede penale a causa della presunta violazione delle norme a tutela dell'infanzia. Al centro delle contestazioni c'è infatti la diffusione di dettagli sensibili riguardanti l'iter adottivo del bambino e lo stato di salute dello stesso, una condotta che secondo i legali violerebbe apertamente la Carta di Treviso. Il primo passo formale si consumerà entro la fine del mese con il tentativo obbligatorio di mediazione civile; un passaggio che, in assenza di un improbabile accordo tra le parti, aprirà ufficialmente le porte delle aule di tribunale per una delle dispute legali più accese degli ultimi anni.