Flotilla, Orfini (Pd): “Da Israele atto criminale, Meloni complice di chi rapisce gli italiani”

L'abbordaggio delle autorità israeliane nei confronti di decine di imbarcazioni della Global Sumud Flotilla è "un atto di pirateria, un'operazione criminale", dice a Fanpage.it il deputato Pd Matteo Orfini. "Non si tratta di un arresto, ma del rapimento di cittadini europei", tra cui 24 attivisti italiani secondo quanto appreso in queste ore. Di fronte a quanto accaduto, le opposizioni hanno chiesto un'informativa urgente a Meloni e ai ministri Tajani e Crosetto affinché riferiscano in Aula. Ma il dem non si aspetta "più nulla da un governo che ha scelto di essere silente e quindi complice di un governo criminale".
Era già successo a ottobre ma stavolta l’abbordaggio di circa 50 navi della Flotilla è avvenuto nelle acque tra la Sicilia e la Grecia a circa 960 chilometri da Gaza. Siamo di fronte all'ennesima violazione del diritto internazionale?
Sì, è un'operazione di pirateria. A centinaia di miglia da Gaza, in acque internazionali, all'altezza sostanzialmente della Grecia. Stiamo parlando di una di un'operazione assolutamente illegale. Non si tratta di un arresto, ma del rapimento di cittadini europei compiuto da Israele. È un atto criminale che ahimè non stupisce, ma che è anche un evidente rottura del rapporto con l'Europa. Non capisco cos'altro debba fare Israele perché si prenda atto nel nostro governo e in Europa che abbiamo di fronte un paese governato da un criminale che sistematicamente viola ogni regola e agisce fuori da ogni modalità accettabile.
Per il momento Meloni non ha commentato l’assalto. Si aspetta una condanna?
Io ormai non mi aspetto più assolutamente nulla da un governo che ha scelto di essere silente e quindi complice del governo israeliano. Un governo serio che ha cuore l'interesse nazionale e europeo e il diritto internazionale agirebbe con tutti gli strumenti diplomatici possibili per fermare Israele. per isolare il governo Netanyahu e per garantire in queste ore la sicurezza dei cittadini italiani che sono stati rapinati da Israele.
In questo senso lo stop al rinnovo automatico del memorandum Italia Israele è stato letto da alcuni come una presa di distanza di Meloni dal governo Netanyahu. Condivide questa lettura?
Mi sembra poco e tardivo. Per carità è stato sicuramente un atto condivisibile ma arriva dopo anni di nulla.
Il Movimento 5 Stelle in queste ore sta chiedendo di sanzionare Israele. Lei è d'accordo?
Sì, lo chiediamo da mesi tutti quanti. Da mesi chiediamo il riconoscimento dello Stato di Palestina, le sanzioni per Israele e di agire con tutti gli strumenti diplomatici per isolare Israele.
Cambiamo un attimo argomento. Una settimana fa l'avvocato generale della Corte di giustizia Ue ha dichiarato che l'accordo con l'Albania è compatibile con le norme Ue a condizione che le garanzie dei migranti vengano rispettate. Per Meloni è la conferma che, nonostante i pronunciamenti dei giudici, i centri in Albania possono funzionare. È così?
Credo sia la quindicesima volta che Meloni sostiene che l'Europa le dà ragione sui i centri in Albania. In realtà, ovviamente, non è così. Intanto è il parere dell'avvocatura e non è la sentenza della Corte, che suggerirei di attendere. Nel parere viene detto che la compatibilità dei centri col diritto europeo dipende dal fatto che in quei centri siano pienamente esigibili i diritti dei migranti, Esattamente come dovrebbero essere esigibili se fossero in Italia, che però è proprio ciò che è oggetto della discussione dei ricorsi. Chi fatto i ricorsi sostiene che quei diritti in Albania non sono garantiti.
Le vostre delegazioni in diverse occasioni hanno condotto delle ispezioni in Albania. Che cos'è emerso?
Al di là della buona volontà dell'ente gestore e delle forze dell'ordine, garantire i diritti dei migranti reclusi in Albania è sostanzialmente impossibile. Si pensi banalmente al diritto alla difesa. I migranti hanno un'enorme difficoltà ad accedere a un'assistenza legale, indispensabile per i ricorsi e per l'espletamento di tutte le pratiche. Possono scegliersi un avvocato a caso su un elenco, sentendolo solo in videoconferenza quando è possibile. È chiaro che avere un avvocato in queste condizioni non è semplice, esattamente come avere contatti con i familiari. Ma non è solo questo. È un meccanismo che non sta in piedi né sulla garanzia dei diritti, né sui costi, tantomeno sui numeri complessivi delle persone ospitate lì. È evidentemente un fallimento.
La maggioranza conta sul fatto che una volta che il nuovo Patto migrazione e asilo sarà entrato in vigore a giugno legittimerà definitivamente l'intesa con Tirana.
Sono abbastanza confusi perché quello che prevedono i nuovi patti è molto differente da quello che prevede il protocollo Italia-Albania. Anche qualora entrasse in vigore il nuovo meccanismo che prevede i return hubs, i centri fatti in Paesi terzi, sarebbe tutto molto diverso da quello che sta nel protocollo Italia-Albania. Quello che prevedono le nuove norme è sostanzialmente la cessione della gestione dei migranti a un altro Paese. Il protocollo Italia-Albania si basa sul principio che quei centri sono di fatto territorio italiano in Albania, proprio perché un'ipotesi come quella prevista dai nuovi accordi europei Edi Rama non l'ha mai voluta nemmeno prendere in considerazione. Se loro volessero trasformare quei centri in quello che sarà previsto dai nuovi accordi europei, dovrebbero ricominciare daccapo, rifare un nuovo protocollo con l'Albania, riportarlo nel Parlamento italiano, poi in quello albanese e rifare le verifiche di costituzionalità in Albania. Tantissimi passaggi proprio perché così com'è non può essere usato per quelle finalità.
Da quando sono stati aperti i centri hanno ospitato poco più di 500 persone. Meloni ne prometteva 36mila l’anno.
Sono passati stati più di cinquecento giorni dall'annuncio di Meloni. Stando ai suoi numeri in Albania avremmo dovuto recludere circa 50mila persone nei mesi che sono trascorsi dall'inaugurazione (avvenuta peraltro in ritardo rispetto ai tempi di marcia previsti). In realtà sono state 536. I costi sono enormi perché le cifre dichiarati dal governo sono 130 milioni di euro all'anno ma sono molti di più. Si pensi a quanto costa ogni singolo trasporto che non sta in quei numeri. Prendiamo pure per buoni i numeri sottostimati del governo: 130 milioni di euro. Praticamente ognuno di quei 530 migranti è costato circa 300mila euro di risorse pubbliche. Segnalo anche che noi stiamo parlando di un solo centro sempre, quello di Gjader, ma ce n'è un altro, al porto di Shengjin, completamente abbandonato e inutilizzato. Meloni dà la colpa del tempo "perso" ai magistrati "cattivi" ma non è così. Tutti questi rischi, anzi queste certezze per chiunque conosce il diritto europeo ed italiano, le avevamo tutte spiegate nel corso della discussione parlamentare di ratifica del protocollo. Avevamo allertato il governo che invece ha scelto di andare dritto, assumendosi una responsabilità politica molto grave e producendo un discreto danno ai diritti dei migranti e alle casse dello Stato.