Migranti, l’avvocato della Corte Ue promuove i centri in Albania ma a una condizione: “Garantire i diritti”

Una promozione con riserva quella arrivata oggi dalla Corte di giustizia dell'Unione europea sull'accordo Italia-Albania, che ha portato alla costruzione degli ormai noti centri di Shenjing e Gjader. Secondo l'avvocato del tribunale dell'Ue Nicholas Emiliou il protocollo è compatibile con le norme europee sui rimpatri ma a una, fondamentale, condizione: "che i diritti dei migranti siano pienamente tutelati".
Il caso dei due migranti espulsi e trasferiti in Albania
La conclusione arriva al termine della causa intentata da due migranti che erano stati espulsi dall'Italia e poi trasferiti in Albania, dove avevano fatto domanda di protezione internazionale. Nei loro confronti erano stati emessi due decreti di trattenimento, che la Corte d'Appello di Roma ha respinto. I giudici hanno ritenuto che la normativa nazionale fosse in contrasto con il diritto Ue.
Successivamente le autorità nazionali hanno deciso di fare ricorso alla Corte di Cassazione, che a sua volta ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia Ue. Il pronunciamento dei giudici europei non è ancora arrivato ma il parere dell'avvocato generale può essere letto come un'anticipazione della futura sentenza.
Il parere dell'avvocato della Corte Ue sui centri in Albania
Secondo Emiliou in linea di principio la Corte dovrebbe considerare il protocollo Italia-Albania e la normativa italiana sui rimpatri compatibili con il diritto dell'Unione Europea, a condizione che i diritti individuali e le garanzie riconosciuti ai migranti dal sistema europeo comune di asilo siano pienamente tutelati. I centri dunque, che al momento ospitano appena 80 persone (contro le 36mila all'anno promesse da Meloni qualche anno fa), non sarebbero in contrasto con le norme comunitarie.
Come ribadito in altri occasioni, il diritto europeo non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di trattenimento per i rimpatri in Paesi terzi al di fuori del suo territorio. I cosiddetti return hubs però, sono sottoposti a una serie di limiti stringenti. Lo Stato infatti, è obbligato a rispettare tutte le garanzie previste dall'Ue per i migranti, incluso il diritto all'assistenza legale, all'assistenza linguistica ed ai contatti con i familiari e le autorità competenti. In particolare, i minori e le altre persone vulnerabili devono godere di tutta la gamma di tutele previste dal sistema di asilo, incluso l'accesso all'assistenza medica e all'istruzione.
L'avvocato generale chiarisce inoltre che "la norma che consente ai richiedenti protezione internazionale di restare in uno Stato membro finché le loro domande sono pendenti non conferisce loro il diritto di essere riportati nel territorio dello stesso Stato", ma resta l'obbligo per i Paesi di garantire un accesso effettivo alla giustizia e un rapido riesame giurisdizionale, al fine di evitare trattenimenti illegittimi.
Meloni dà la colpa ai giudici: "Persi due anni per letture giudiziarie forzate"
Per Meloni il parere del legale "conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all'Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all'immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete", ha scritto sui social.
Va precisato però, che quello dell'avvocato generale del'Ue è un parere non vincolante. Ovvero una valutazione che fornisce una possibile soluzione giuridica ma che non pregiudica l'esito del procedimento. Spetterà ai giudici pronunciarsi definitivamente sulla questione.